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Com’eravamo di Lucia Amicarelli – La vita domestica

Questo articolo è tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli[1] e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato  dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo[2], il quale, nell’ introduzione, ha voluto accennare alla storia dell’antropologia culturale e fare il punto sui contributi folklorici e di lingua dialettale riguardanti Agnone dalla fine dell’Ottocento ad oggi.

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Se son pochi gli svaghi riserbati alle nubili, a cui tuttavia si accorda qualche concessione, perché debbono trovar marito (qualche ballo nelle festività di Natale, Carnevale, Pasqua, e in occasione di fidanzamenti e matrimoni), quasi nessun di­vertimento è concesso alla donna sposata. Anche in caso di festa in famiglia, essa siede con le altre donne della sua stessa condizione, senza prendere parte alla baldoria dei giovani; solo eccezionalmente fa un giro di danza col marito. Le faccende domestiche, le cure per il marito e per i figli, l’assistenza ai suoceri, i lavori in campagna, occupano interamente la sua giornata.

Del resto anche gli uomini, dopo il matrimonio, menano vita molto casalinga, e non si concedono altro diversivo che qual­che allegra bicchierata in cantina. Di frequente il marito, a poca distanza dal matrimonio, emigra in cerca di fortuna, e lascia la giovane sposa talvolta per pochi anni, tal’altro per lunghissimo periodo. Il fenomeno dell’emigra-zione, cessato quasi del tutto per un certo tempo, ha preso nuovo impulso dopo l’ultima guerra, in tutti i paesi d’Abruzzo e del Molise. Il desiderio di emigrare, specie nei contadini non è dettato né dall’avidità di accumulare ingenti ricchezze, né dall’aspirazione a procacciarsi i mezzi per un tenore di vita più elevato; le virtù innate di sobrietà e di probità del popolo molisano, fanno si che questa umile gente non si lasci abbagliare dal miraggio di iperboliche ricchezze e non si lasci attrarre dalla lusinga di una vita più varia e movimentata di quel­la che si mena nei loro campi.

Ciò che li spinge ad abbandonare la propria casa e a varca­re l’Ocea-no, è la necessità o il desiderio di un piccolo gruzzolo che permetta loro di acquistar terra. «Poca o nessuna parte dei risparmi messi insieme, dice Petrone, è destinata al consumo ed all’affinamento delle condizioni di vita. Il più è destinato alla costruzione delle casette di abitazione ed all’acquisto delle terre dal galantuomo e dal signore»[3]. Infatti, presso la nostra gente, profondissimo è l’attaccamento alla terra, che i contadini coltivano con tenacia ed amore, anche dove la natura montagnosa del luogo rende più faticoso e difficile il lavoro. Questo sentimento, così intimamente radicato, che fa si che il contadino molisano si senta quasi tut­t’uno con la terra ove dimora e che coltiva, trova una inter­pretazione adeguata nelle parole dello stesso Petrone: «Anima territoriale, agricola, montanara, essa (la popolazione molisana) è profonda ed opaca come la terra, e ne partecipa, ad un tempo, la schietta e solenne drittura ed una tal quale immobilità ed acquiescenza spirituale»[4].

Intanto la moglie, in attesa che il consorte ritorni, per non intaccare il piccolo capitale che a mano a mano si vien formando con le rimesse dell’emigrato, si dedica al lavoro dei campi, raddoppiando la sua attività, per sopperire alle necessità, del resto limitate al minimo, della casa, e si sottopone a duri sacrifici, senza perdere la sua costante serenità.


[1] Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa Di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[3] I. Petrone, op. cit., p. 42.
[4] Ivi, pp. 48-49.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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