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Come eravamo – Il lutto

di Lucia Amicarelli [1]

lutto

Il periodo del lutto varia a seconda del grado di parentela: tre anni di lutto stretto e uno di mezzo lutto per i genito­ri, due di lutto stretto e uno di mezzo lutto per fratelli e sorelle, uno di lutto stretto e sei mesi di mezzo lutto per i nonni, zii e cugini. Le vedove non tolgono mai il lutto; lo spezzano solo con un gioiello o con qualche pizzo bianco in occasione di qualche matrimonio, perché sarebbe ritenuto di cattivo augurio per gli sposi intervenire alla festa nuziale in lutto stretto.

A Celenza sul Trigno è consuetudine abolire per le nozze dei figli ogni segno di lutto, che verrà però rigorosamente ripreso il giorno successivo. Tuttavia di recente si è verificata la tendenza ad una meno rigida osservanza della tradizione anche in questo campo, e si è venuto abbreviando il periodo di durata del lutto. Finché si è in lutto stretto, non si frequentano pubblici locali, ci si tiene lontani da ogni manifestazione, uscendo si evitano le vie più frequentate, non si accettano inviti a pranzi o a feste nemmeno intime, e, almeno per il primo anno, nelle ricorrenze più solenni (Nata­le, Pasqua) in casa non si accende il fuoco e non si cucina. Il colore del lutto, per grandi e piccini, è il nero, e si ha cura di scegliere per tutti i capi di vestiario un nero particolarmente opaco. In passato, anzi, gli abiti erano confezio­nati esclusivamente con stoffe di lana, anche per l’estate. Le donne, più degli uomini, sono particolarmente attente a rispettare le tradizioni relative al lutto e, almeno per il primo anno, hanno sempre, quando escono, il capo coperto dalla sciarpa o dallo scialle nero; ora, alcune sostituiscono, d’estate, a tali indumenti di lana, un fazzoletto di seta o di­ cotone.

Trascorso il periodo del lutto, la vita riprende il suo ritmo normale. Tuttavia l’estinto non viene dimenticato, e non si tralascia di fare spesso elemosine in suffragio della sua anima, e di far celebrare, spessissimo, messe; in ogni anniversario della morte è di rito il funerale.

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Questo articolo è tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli[1] e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato  dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo[2].

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[1] Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa Di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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