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Com’eravamo… … Il Battesimo

di Lucia Amicarelli [1]

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Il Battesimo

Dopo un periodo che varia dagli otto ai quindici giorni, tranne quando intervengono circostanze di carattere familiare, il bambino viene battezzato da un uomo se è maschio, da una donna se è femmina. I compari sono scelti prima della nascita del piccolo, ed è la futura mamma che si reca personalmente a far l’invito ai padrini. Nel ceto contadino è comune l’u­sanza di scegliere i padrini in una classe sociale più eleva­ta, e i padrini del primogenito continueranno, in seguito, a portare al fonte battesimale tutti i piccini che verranno in famiglia, poiché si ritiene affronto gravissimo cambiare i compari di San Giovanni a cui ci si considera legati da parentela spirituale. A loro volta, coloro che sono invitati a battezzare, un bambino, per nessun motivo debbono declinare l’invito, prima perché un rifiuto suonerebbe offesa, poi perché si dice che, chi non ha contribuito a purgare dal peccato originale un innocente, non troverà grazia presso Dio nel giorno della morte.

Il rito del battesimo non presenta usanze particolarmente interessanti. In gruppo disordinato si recano in chiesa i familiari coi padrini, accompagnati dalla levatrice che reca il bambino vestito di bianco, qualunque ne sia il sesso. Si aggiunge solo, come segno distintivo, un nastro celeste per i maschi, rosa per le femmine.

In chiesa la levatrice consegna il bambino al padrino o alla madrina, che regge con l’altra mano il cero. Se durante la cerimonia, quando il sacerdote versa l’acqua in testa e pone il sale in bocca, il bambino piange, tutti sorridono di compiacenza, poiché si ritiene che sarà fortunato. Durante la cerimonia del battesimo, i padrini pongono la massima attenzione a recitare correttamente il Credo, altrimenti il bambino sarà balbuziente. La scelta del nome avviene con molta semplicità. Il primo maschio e la prima femmina prenderanno il nome dei nonni paterni, i secondi quelli dei nonni materni, gli altri il nome dei familiari estinti o ancora in vita.

A cerimonia ultimata, la levatrice riprende il neonato e i padrini, prima di lasciare la chiesa, fanno un’offerta al sacerdote e al sagre­stano; poi subito si va a casa, dove già incominciano a riunirsi gli invitati, ciascuno con un regalo per il piccolo. A casa, i padrini fanno un regalo in denaro alla levatrice e il dono a ru cumbariéll« o alla cummarèlla. Alle bambine si regalano oggetti d’oro: catenine, anelli, orecchini; ai maschietti è piú frequente l’uso di regalar danaro. Le offerte dei padrini al sacerdote, al sagrestano, alla levatrice, devono essere fatte in maniera ben visibile, perché per il successivo Natale i genitori del piccino devono mandare ai compari un grosso canestro con uova, polli, liquori, zucchero, il cui valore si approssimi il più possibile a quanto essi hanno speso per il regalo al bambino e per le suaccennate offerte. I padrini possono esimersi dal fare il dono al bambino e per conseguenza dispensare i genitori dall’inviare il tradizionale canestro natalizio, se, allorché accettano di battezzare il neonato, pronunziano la frase sénza nd«rèss«[2] (senza interesse).

La festa in casa é diversa, secondo il grado sociale. Artigiani e professionisti offrono gran profusione di dolci fatti in casa e di liquori, e talvolta consentono che la festa termini col ballo. I contadini, invece, solo raramente, per adeguarsi ad usanze più signorili, offrono qualche dolce. Di solito si riuniscono intorno alla tavola, su cui troneggiano grossi boccali di vino, e consumano un lauto pranzo. Con la cerimonia del battesimo il bambino, prima detto pagano diviene cristiano, e da allora, quando lo si vede sorridere nel sonno, si dice che gioca e ride con gli angeli.

Dopo il battesimo, senza che si proceda a nessuna cerimonia purificatrice per la donna, nella casa la vita riprende il ritmo consueto e la mamma ritorna ai suoi lavori domestici. Nella larga cucina un po’ oscura,  in un angolo appartato, il bambino dorme nella rustica culla di legna dai piedi ricurvi, la sciònna, che la mamma di tanto in tanto fa dondolare col piede, mentre canta la ninna nanna. Spesso durante il periodo estivo, la mamma va anch’essa a lavorare nei campi ed allora porta con sé, sulla testa, in una culla più piccola, il bambino.

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Questo articolo è tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato  dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo[2]


[1]Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa Di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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