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Come eravamo – Comunione e Cresima

Tratto da “Tradizioni popolari di Agnone – Ciclo della vita”di Lucia Amicarelli  [1].

Dato il carattere rude del popolo e la poca tenerezza che in genere si mostra ai piccoli, non fa meraviglia che non vi siano vere e proprie feste per i bambini. Onomastici e compleanni passano del tutto inosservati e molto spesso i bambini arrivano ai sei anni ignorando la loro data di nascita e, se sono chiamati con un nomignolo, anche il nome di battesimo. Anche la Prima Comunione e la Cresima sono considerate più feste di famiglia che dei piccoli.

La festa della Prima Comunione, che si celebra tra l’ottavo e l’undi-cesimo anno dl età, ha maggiore solennità, anche perché è preceduta da preparativi di carattere spirituale che creano intorno al comunicando un’atmosfera particolare. I bambini vengono mandati per un mesetto in chiesa, per imparare il catechismo e per una adeguata preparazione intima. Intanto in casa si provvede ad allestire l’abito e, se la cosa è di poco interesse per i maschietti, per cui occorre un comune vestito con una fascia bianca al braccio, preoccupa invece vivamente le bambine che, grandicelle, hanno già sveglio l’istinto della vanità e vogliono ad ogni costo far bella figura ed emulare le compagne. Infatti, raramente, i bambini fanno isolatamente la Prima Comunione e tale caso si verifica solo sporadicamente, da una diecina d’anni, tra il ceto professionista: artigiani e contadini preferiscono la Comunione collettiva e come data scelgono una solennità religiosa, il 13 mag­gio, festa del santo Patrono, il giorno dell’Ascensione, quello del Corpus Domini, l’8 settembre, perché artigiani e contadini non amano per nessun motivo sacrificare una giornata di lavoro. Inoltre, poiché tutte le feste, si esauriscono in un pranzo abbondante e succulento, si fa cadere la scelta su tali festività, quando anche il più povero si concede il lusso di un desinare più ricco del consueto. Non è da escludere, tuttavia, che contribuisca alla scelta, almeno in parte, anche l’amore per tutto ciò che é particolarmente solenne. Infatti le comunioni singole si svolgono in una clima più intimo ed offrono una nota di raccoglimento più commovente, ma non presentano tutto quell’apparato di festa che piace tanto al popolo.

Per la festa della Prima Comunione i genitori e i parenti del comunicando, durante la celebrazione della Messa, al sagrestano che porge la pace da baciare, fanno un dono in danaro, come compenso della premura prestata nell’addobbare la chiesa con tappeti e piante; il dono sarà lauto nelle comunioni singole, molto modesto in quelle collettive. Alla comunione collettiva, nelle solennità indicate, segue una lunga processione, accompagnata da spari di mortaretti. Le bambine in fila, col cero in mano, già dimentiche del profondo significato della cerimonia cui sono state partecipi si pavoneggiano nel lungo abito bianco e si compiacciono del candido velo, trattenuto dalla corona di fiori d’arancio o di finte roselline, che il vento di tanto in tanto gonfia e solleva.

Nelle ore pomeridiane, dopo l’abbondante pranzo, i bambini ancora con l’abito della cerimonia vanno nelle case dei parenti e degli amici. A tutti baciano la mano e chiedono perdono delle piccole colpe precedenti: da tutti, prima di andar via, ricevono un dono, quasi sempre in danaro, che varia a secondo del grado di parentela e di amicizia, ma che è, per lo più, molto modesto. Tra i figli di professionisti, la visita pomeridiana ai parenti non si verifica più da qualche anno. Sono questi invece, che la sera partecipano ad un ricevimento dato dai genitori del ragazzo e la festa ha assunto un carattere troppo profano, perché tra una portata e l’altra di dolci e di liquori, si balla animatamente, mentre i bambini si appartano per giocare.

La Cresima, come festa, è ancor meno solenne della Comunione. Di caratteristico v’è solo l’uso dei padrini, dopo la cerimonia, di portare in casa propria i figliocci a cui offrono un regalo ed un pranzo. Qualche volta partecipano al pranzo anche i genitori del ragazzo. Nessuna traccia di analoga consuetudine nei paesi vicini, anzi l’usanza si limita solo ad Agnone centro; nelle contrade sono i genitori del cresimato che invitano i padrini.

Dopo tali feste che, sebbene modeste, segnano una interruzione nel grigiore dell’infanzia, non ve ne sono altre, ed i bambini trascorrono il tempo alternando ai consueti giuochi lo studio e il lavoro.

 

 


[1] Lucia Amicarelli nacque ad Agnone l’11 marzo 1915. Quartogenita dell’ingegnere Giuseppe Maria e  Maria Lucente di Castelguidone, trascorse i primi anni dell’infanzia nella casa paterna sita nei pressi della chiesa di san Pietro. Conseguì il diploma magistrale e, tra il 1945 e il 1953, insegnò nelle scuole elementari di Bucchianico, Torrebruna e Celenza sul Trigno. Raggiunta la maturità classica si iscrisse alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma. Si laureò il 18 marzo 1953 discutendo la tesi Tradizioni popolari di Agnone al cospetto di Paolo Toschi, uno dei maggiori antropologi italiani e professore di Storia delle tradizioni popolari dal 1933 al 1968. Negli anni successivi fu professoressa della scuola Media di Agnone e nel 1966 si trasferì a Genova dove abitavano le sorelle Ulrica e Vittoria. Qui insegnò nelle scuole medie sino al 1972, quando ottenne la cattedra nel liceo scientifico “Martin Luther King” e vi rimase fino al 1975 anno in cui andò in pensione. Morì a Genova il 15 giugno 2001.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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