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Come si bella

Poesia di Bruno Marinelli [1]

donna con la conca
donna con la conca

Come si bella

Come si bella quande, la matina,
mane a re fianche, viè’ dalla funtana
ddo si arregnuta l’acqua che la tina
che puorte ‘ncape come ‘na regina.
‘Ncoppe alle corde dentre a ru ciardine,
quande re panne mitte a’ppresuttà,
pe’ fa chiù prieste ru viente s’arruventa
cuscì arretuorne e te po accarezzà.
Se la demeneca tu te vieste a festa
simbre ru sole quande fa ‘ntuntì.
Re beccamuorte te muschèane ‘ntuorne
e re diè spache pe’ me fa ‘mpazzì.
E quande passe sotte a ‘sta fenestra,
te gire e ride pe’ me salutà,
le saje che a me ru sciate me s’arresta
ma t’addevierte a famme spannecà.

Come sei bella

Come sei bella, quando la mattina,
con le mani sui fianchi, vieni dalla fontana
dove, d’acqua, hai riempito la conca
che porti sulla testa come una regina.
Quando metti ad asciugare i panni
sulle corde, dentro il giardino,
il vento, per fare più presto, si infuoca
così ritorni e può accarezzarti.
Se la Domenica ti vesti a festa
sembri il sole quando fa intontire.
Gli spasimanti ti girano intorno come mosche
e li assecondi per farmi impazzire.
E quando passi sotto questa finestra,
ti giri e ridi per salutarmi,
lo sai che mi si ferma il respiro
ma ti diverti a farmi spasimare.
_______________________
[1] Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Bruno Marinelli

Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale.

2 commenti

  1. LA FRESCHEZZA DI QUESTA POESIA E IL SUO VEDO-NON VEDO-SONO STATI PROPRI ANCHE DEl TEMPO MIO GIOVANILE…
    E la fontana luogo di convegno, forse più chiacchierina del “muretto” di qualche generazione successiva, ma meno rumorosa della discoteca dei giorni d’oggi.
    L’ho letta e riletta volentieri —e gustata!.

  2. Una poesia d’amore, di innamoramento…
    La poesia di Bruno Marinelli, è molto bella. È in dialetto, seguita da traduzione.
    Penso che sia di natura autobiografica del poeta nel periodo, nella fase dei primi
    tempi dell’innamoramento …
    Erano i tempi in cui sembra si parlasse con gli occhi, con gli sguardi ardenti che dovevano comunicare amore …
    Il poeta scrive palpitante questa poesia e ci mostra, nel contenuto, la poesia sublime di un innamoramento in cui si mettevano le basi per un innamoramento per la vita intera…
    Lo sperare di vedere la fanciulla amata, nei vari momenti in cui usciva di casa per le varie faccende domestiche, era un impegno quotidiano per il giovane innamorato.
    Tre sono i momenti ricorrenti per vedere la fanciulla amata:
    al mattino, di ritorno dalla fonte,
    quando ella stende i panni lavati in giardino … ,
    quando, il dì di festa, con i vestiti belli …. usciva di casa …
    La fanciulla, per intuito femminile,
    vuole misurare l’affetto incipiente del suo innamorato,
    ella vuole vedere se questo amore è tenace,
    vuole accertarsi che questo amore non vacilli,
    vuole accertarsi e vedere se questo amore è forte e de è robusto nei sentimenti.
    Per questi motivi vuole fare ingelosire il suo innamorato …
    Ma ella non vuole perderlo e passa sotto la finestra dell’amato ed usa una risata come strumento di seduzione, per salutarlo ed il poeta sente il cuore che gli balza in petto…
    Gli ultimi versi della poesia, nel dialetto del poeta, ci mostrano la poesia della vita “in cui regna amore”. Il poeta scrive:
    > “E quande passe sotte a ‘sta fenestra,
    te gire e ride pe’ me salutà,
    le saje che a me ru sciate me s’arresta
    ma t’addevierte a famme spannecà.” <
    Lettermente:
    E quando passi sotto questa finestra,
    Ti giri e ridi per salutarmi,
    lo sai che a me il fiato mi si arresta, ma ti diverti a farmi "spannicà"."spasimare".

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