Come eravamo: Ricevuta della dote e dei doni

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a cura di Enzo C. Delli Quadri

Nel suo bellissimo articolo intitolato “La Dodda” (La dote http://www.altosannio.it/la-dodda-dote-di-maria-delli-quadri/), Maria Delli Quadri[1] ci racconta come veniva a formarsi la dote della sposa, a cominciare dalla sua prima comunione e fino ai giorni precedenti al matrimonio, quando il corredo veniva esposto in una stanza o in più stanze della casa della sposa.

Dice Maria: All’approssimarsi delle nozze il corredo veniva tirato fuori dai bauli, rinfrescato, stirato da donne esperte, poi esposto nella casa della sposa, perché tutti gli invitati potessero vederlo, apprezzarlo e valutarlo. Quando parlo di apprezzamenti voglio proprio dire ciò che la parola indica: i parenti dello sposo andavano a casa della sposa e davano a tutto il ben di Dio un valore in quantità, qualità, finezza. E sì che le camere utilizzate erano anche tre: nella prima erano esposte lenzuola (le ricamate in prima linea), servizi da tavola da sei e da dodici, con pizzi e ricami, asciugamani pregiati con cifre intrecciate, con scritte come “Lei e Lui“, di lino o di fiandra, federe con angeli e saluti, come “Buon giorno” o “Buon riposo”.

Era, questa stanza, un po’ la vetrina del corredo. Il resto veniva dopo: lenzuola, strofinacci, federe, servizi da tavola giornalieri, coperte (quella di primo letto era di seta, di broccato o fatta a mano con lunghe strisce ricamate o all’uncinetto), imbottite, termocoperte (non quelle elettriche), plaids, copriletti di piquet  e poi tutto ciò che può servire in una casa; quindi, alzando gli occhi, si vedevano, appesi tutt’intorno, abiti, cappotti, giacche, vestaglie estive e invernali, camicie da notte, liseuses; in un angolo c’erano scarpe nuove, pantofole, babbucce dai colori tenui con i pompon, calze velate o di lana, mutande (anch’esse cucite a mano), sottovesti e tutto ciò che la vanità femminile esigeva unito alla praticità. A casa della madre della sposa rimanevano panni, pannucci, fasce, camicilole (cacciamanielli) che poi sarebbero state utilizzate al momento della nascita del nipotino.

Più in là, nel sua racconto, Maria ci informa che: Dopo l’esposizione, il corredo, non senza emozioni e qualche lacrima della mamma, veniva portato nella nuova casa e qui rimesso nei bauli dove sarebbe rimasto per il resto della vita e dove la sposa, poi moglie e madre, avrebbe prelevato ciò che di volta in volta fosse servito per la casa. Quasi a suggello del patto matrimoniale veniva stilata, alla presenza di testimoni dell’una e dell’altra parte, una nota  che elencava i singoli capi portati in dote. La carta veniva sistemata, come ricevuta, in fondo al baule.

Nel sito www.faldus.it curato splendidamente dai nostri conterranei Benedetto di Sciullo[2] e Giovanni Mariano[3] abbiamo potuto riscontrare, attraverso un documento eccezionale, il tipo di ricevuta adottata nei primi anni 50 del secolo scorso e che, nella fattispecie, riporta non solo il corredo ma l’elenco completo dei beni portati in dote dagli sposi, compresi eventuali doni ricevuti dai parenti. Colui, che stilava la lista dei regali, eseguiva anche la stima del valore d’ognuno di essi. Nel documento qui riportato la sposa riceve in dote ben 985.400 lire.

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[1] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.
[2] Benedetto Di SciulloAbruzzese di Fallo (CH), libero professionista. Dedica tanto tempo alla cultura locale per mantenere concretamente vivi i palpiti di un mondo antico che accomuna tanti di noi e che, dal passato, ancora ci accarezza e ci emoziona superando oceani e continenti
[3] Giovanni MarianoAbruzzese di Fallo (CH), informatico. Cura con Benedetto Di Sciullo il sito dedicato a Fallo sapendo di fare piacere ai conterranei che apprezzano le abitudini, l’aria, i profumi dell’Alto Vastese.

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

 

 

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