Come eravamo – Epifania

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Scritto di Lucia Amicarelli  [1] dal libro “Tradizioni popolari di Agnone” curato da Domenico Meo [2]

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Chiude il ciclo festivo iniziatosi col Natale, l’Epifania[3], Pasquetta, la festa dei bambini. La Befana, personificazione della festa, é rappresentata come una vecchia piccola, curva, rugosa, proveniente dai lontani paesi d’Oriente, recante sulle spalle bisacce piene di doni per i bambini buoni, di cenere e carbone per i cattivi. Non so se la leggenda della Befana sia sempre stata narrata in questo modo; certo è che né ad Agnone, né in altre località vicine v’è, attualmente, nessuna traccia della versione che di essa dà il Pansa, che cioè «la Befana tramuta in carbone il premio ai bambini, quando esso non é meritato»[4].

La Befana, si dice ai piccoli; piano piano, quando tutti dormono, scende dal tetto giù per il fumaiolo con le sue bisacce e riempie la calza che trova sospesa ad un chiodo, sotto la cappa del camino. Guai, però, se qualche bimbo, per sentirla arrivare e per vederla, veglia nel suo lettino. La Befana, che sa tutto, passa sul tetto senza scendere in casa, ed il piccolo curioso non riceve doni. Perciò la sera del cinque gennaio i ragazzi, dopo aver sospesa al camino la calza che scelgono molto lunga, perché sia più capace, in gran fretta vanno a letto, anche se l’eccitazio-ne che ad essi procura il pensiero di ciò che troveranno l’indomani, stenta a farli addormentare. L’uso dei doni ai piccoli, in occasione della Befana, non può però considerar­si molto antico ad Agnone[5]. Ancora una trentina d’anni fa, so­lo in pochissime famiglie, vigeva la consuetudine che poi, un po’ per volta è divenuta generale. All’inizio però l’uso, comune a tutti, consisteva nel porre nella calza solo noccioline, noci, mandorle, arance, cioccolato.

calze della befana

I contadini anche adesso si serbano fedeli a questa consuetudine, ed è raro il caso che tra questa roba pongano un fischietto o una trombetta, delizia dei piccini, che per tutta la giornata assorderanno di fischi e squilli i familiari.

Più fortunati sono i bambini di famiglie borghesi, specie se benestanti, che ricevono giocattoli più o meno costosi ed originali, da quando si è venuta facendo strada la convinzione che non bisogna privare i piccoli di una gioia che essi pregustano con tanta intensità. Naturalmente per tali doni la calza, che diventa quasi un simbolo, non è più sufficiente, ed il dono vien posto ai piedi del lettino. La mattina del sei, di buon’ora i bambini sono svegli, e con quanta eccitazione, con che febbrile ansietà negli occhietti vispi aprono scatole, sciolgono involti, e poi via, di corsa, in casa dei piccoli amici e far ammirare il dono ricevuto. A sera, finalmente, la stanchezza li vince ed il giocattolo nuovo viene abbandonato in un angolo per essere ripreso l’indomani.

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[1] Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa Di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[3] [N.d.C.] Cfr. D. Meo, Le feste . . ., cit., p. 15; taluni paesi del basso Molise conservano l’usanza di interpretare il canto rituale della Pasquetta, v. A. Vincelli, Tradizioni . . ., cit., pp. 29-31.
[4] G. Pansa, op. cit., vol. I, p. 290.
[5] [N.d.C.] S. Galasso, op. cit., pp. 55-56.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

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