Come eravamo – Capodanno

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Scritto di Lucia Amicarelli [1],
tratto dal libro “Tradizioni popolari di Agnone” curato da Domenico Meo [2]

Tombola
Tombola

 Nell’intervallo tra il Natale ed il Capodanno continuano le riunioni pomeridiane e serali. Per tutto il periodo si gioca a tombola ed a carte, mentre i più giovani si riuniscono per qualche ballo familiare a cui partecipano solo gli intimi. Nella notte di San Silvestro, invece, i giovani del ceto borghese organizzano un veglione, generalmente nelle sale del locale circolo di conversazione, a cui intervengono tutte le migliori famiglie del paese.

Allo scoccare della mezzanotte, si stappano le bottiglie di spumante, per brindare al nuovo anno; mentre da tutte le strade le campane suonano a festa, nelle vie echeggiano gli spari dei mortaretti e da finestre e balconi vengono gettati nella via, tra i fuochi di bengala, stoviglie ed altra roba vecchia di cui si crede opportuno disfarsi.

capodanno
capodanno

Anche i contadini si riuniscono presso famiglie amiche, ed attendono la mezzanotte, tra divertimenti di vario genere. Taluni, in allegre comitive, scendono per le strade con l’organetto e la chitarra, e vagano tutta la notte, incuranti del freddo, suonando e cantando. Spesso l’alba, li trova ancora svegli, pronti a recarsi in casa degli amici, ad augurare il buon principio d’anno. La festa, dopo la messa solenne del mezzogiorno, a cui la gioventù femminile partecipa tutta agghindata, si protrae per tutto il pomeriggio, buona parte del quale trascorre in copiosi pranzi e in abbondanti libagioni. La grande quantità del vino bevuto mette tutti in alle­gria e gli schiamazzi continuano fino a notte alta.

La festa del primo dell’anno[3], sebbene animatissima, non presenta tuttavia nessuna nota caratteristica locale; neanche l’uso della strenna può considerarsi proprio agnonese, anzi l’usanza, ancora largamente conosciuta in vari posti, era diffusissima in tempi antichi. Tuttavia v’è da osservare che la strenna[4], essendo sorta come rito di propiziazione[5] consisteva in uno scambio di doni di vario genere, tra persone di ogni età, oggi, ad Agnone, si è ridotta ad un modesto dono in danaro per i bambini. Negli anni scorsi essi, il mattino di capo d’anno, si recavano nelle case dei parenti e degli amici ad augurare il buon anno e ricevevano la strenna[6]. Attualmente la consuetudine di recarsi in casa altrui è scomparsa e la strenna è data ai piccoli dalle sole persone di famiglia e da qualche intimo.

Altra credenza diffusa tra il popolo é che si trascorrerà l’intero anno nelle condizioni in cui si trascorre il primo giorno. Perciò, specie le donne, curano che in casa non vi siano lavori non completati e si affrettano a terminare la sera del trentuno dicembre quelli già iniziati. Per la stessa ragione, nel giorno di capodanno, si evita tutto ciò che può procurare molestia e si cerca invece di trascorrere la giornata nella più completa allegria, si dimenticano dolori, offese, ingiustizie patite, si ha cura di rinsaldare le amicizie e di dirimere le cause di litigio e di inimicizia, e, infine, si tiene a consumare un pranzo eccezionalmente abbondante e ricercato (a Vasto si dice che bisogna mangiare 33 cose diverse), nella speranza che in avvenire la vita trascorra nella prosperità e nella serenità.

Ma anche la festa di capə d’annə finisce, ed hanno termine spensieratezza ed allegria[7].

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[1] Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa Di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[3] [N.d.C.] Cfr. D. Meo, Le feste . . ., cit., p. 13; in alcuni paesi molisani la notte di san Silvestro fanno il giro itinerante del paese e accompagnati dal bufù cantano le maitunate; v. A. Vincelli, Tradizioni e Rituali a Casacalenda, Campobasso, Tip. L’economica, 2005; pp. 23-28.
[4] [N.d.C.] Cfr. S. Galasso, op. cit., p. 55.
[5] P. Toschi, Il folklore, cit., p. 67.
[6] [N.d.C.] Cfr. C. Carlomagno, Agnone . . ., cit., p. 12.
[7] O. Conti, op. cit., pp. 160-161.

 

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

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