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Colonne del Tempio Minore

di Filomena Orlando[1] suo il testo e sue le foto

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Colonne del Tempio Minore 

S’innalzano
le colonne del
Tempio Minore
in anime belle
che chiedono
perdono ed asilo
dopo essersi purificate
nel cielo di Dio.
Ricordatele
per quel che furono
date sguardo
al posto del loro sacrificio
che nulla sia vano
per loro ….per noi…
S’innalzano
le colonne
del Tempio Minore
in anime belle
che chiedono
perdono ed asilo
dopo essersi purificate
nel cielo di Dio.

Tempio Italico di Schiavi d'Abruzzo 1
Tempio Italico di Schiavi d’Abruzzo con Filomena Orlando
Tempio Italico di Schiavi d'Abruzzo 2
Tempio Italico di Schiavi d’Abruzzo …

 


[1] Filomena Orlando, infermiera, per scelta di vita, di un piccolo grande paese altomolisano, di suono di campane tuonante, sognatrice di versi in una realtà che purtroppo poco spazio lascia alla sensibilità dell’essere, alla curiosa ricerca di tutto ciò che renda vero e non perso il tempo.

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Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Filomena Orlando

Filomena Orlando, infermiera, per scelta di vita, di un piccolo grande paese altomolisano, di suono di campane tuonante, sognatrice di versi in una realtà che purtroppo poco spazio lascia alla sensibilità dell'essere, alla curiosa ricerca di tutto ciò che renda vero e non perso il tempo.

3 commenti

  1. La lettura di questa poesia e il suo confronto con quella qui pubblicata il 26 marzo 2016, insieme ad altri fattori che qui non è il caso di riferire, mi hanno messo di fronte ad un grave errore da me commesso nel commentare (il 16 giugno 2016) la “lauda” dedicata dalla nostra autrice a Chi ha incarnato il dolore innocente degli uomini di ogni tempo.
    L’errore è derivato dalla mancata considerazione che, per quanti hanno nella loro arte poetica una autentica ragione di vita, è esigenza vitale (per l’appunto) esprimersi in poesia senza le falsità alle quali si fà così spesso ricorso nei rapporti interpersonali; per questa mia mancanza, ora, provo profonda ed indelebile vergogna.
    Ed ecco, allora, il giusto commento a quella “lauda”, affidato ad uno dei brevi pensieri offerti da don Divo Barsotti nel suo diario mistico pubblicato da Rusconi editore con il titolo “In Cristo”:
    La Croce, la morte volontaria di un Dio che ci ama e che assume l’orrore
    del male sopra di sé, è l’unica cosa che trascende il male e lo vince e può
    dare un senso alla creazione.
    Concludo associandomi ora (meglio tardi che mai) all’auspicio a suo tempo espresso da quell’altra anima profondamente poetica che risponde al nome di Marisa Gallo.

  2. Forse era già chiaro così, ma …. melius abundare quam deficere …., e quindi:
    ciò di cui provo profonda ed indelebile vergogna è la mancanza DI RIGUARDO per la nostra autrice di cui sono stato capace.

  3. Mi sono accorto che il mio commento delle 14:19 (ora solare) manca di un particolare importante; pertanto, invece di correggerlo, mi è sembrato meglio riscriverlo daccapo e integralmente qui di seguito, includendovi anche la precisazione formulata alle 14.41 (solari). Eccolo:

    La lettura di questa poesia e il suo confronto con quella qui pubblicata il 26 marzo 2016, insieme ad altri fattori che qui non è il caso di riferire, mi hanno messo di fronte ad un grave errore da me commesso nel commentare (il 16 giugno 2016) la “lauda” dedicata dalla nostra autrice a Chi ha incarnato il dolore innocente degli uomini di ogni tempo.
    L’errore è derivato dalla mancata considerazione che, per quanti hanno nella loro arte poetica una autentica ragione di vita, è esigenza vitale (per l’appunto) esprimersi in poesia senza le falsità alle quali si fà così spesso ricorso nei rapporti interpersonali, come ammette francamente (ad es. in “Volto” e “Vita e morte …”) la stessa nostra autrice; per questa mancanza di riguardo, di cui sono stato capace nei suoi confronti, ora provo profonda ed indelebile vergogna.
    Ed ecco, allora, il giusto commento a quella “lauda”, affidato ad uno dei brevi pensieri offerti da don Divo Barsotti nel suo diario mistico pubblicato da Rusconi editore con il titolo “In Cristo”:
    La Croce, la morte volontaria di un Dio che ci ama e che assume l’orrore
    del male sopra di sé, è l’unica cosa che trascende il male e lo vince e può
    dare un senso alla creazione.
    Concludo associandomi ora (meglio tardi che mai) all’auspicio a suo tempo espresso da quell’altra anima profondamente poetica che risponde al nome di Marisa Gallo.

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