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Coi binari fra le nuvole – San Pietro Avellana

Ad Alessandro, Cecilia e Federico

Cronache dalla Transiberiana d’Italia, Tratte da libro COI  BINARI  FRA  LE  NUVOLE[1]  di Riccardo Finelli, edito dalla Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ). (Le foto sono state selezionate e aggiunte da Enzo C. Delli Quadri)

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Stazione di San Pietro Avellana-Capracotta

Dovrei prendere qualche appunto, forse, ma non ho la forza. Anzi, mi sdraio completamente, cullato dal cinguettare impressionante che abbiamo attorno da quando è rispuntato il sole. I rumori di cui cerco ancora qualche traccia nel vento sono però ben altri e vengono da molto lontano. Sono i rumori di una stazione ancora viva, di cui mi aveva parlato Giuseppe Di Tommaso, trasferito proprio a San Pietro Avellana dopo la chiusura di Sant’Ilario Sangro, quando fu assunto a tutti gli effetti come ferroviere. Una stazione in cui ogni mattina si trovavano i pendolari che attraversavano la grande montagna e andavano a lavorare a Castel di Sangro, o che scendevano verso Isernia e Napoli. Oppure i rumori del traffico merci, che anche da queste parti, nell’angolo più remoto del Molise, aveva una componente faunistica di assoluto rilievo: selvaggina e animali vivi destinati alle fattorie della zona e ogni tanto addirittura qualche cane da tartufo, vista la zona. Ma il rumore delle bestie per eccellenza era, quello della transumanza delle mucche. Una migrazione fino agli anni Sessanta compiuta ancora sulle tracce dei Sanniti, lungo il Tratturo Celano-Foggia che attraversa longitudinalmente il territorio del comune. Poi, con la riapertura della ferrovia, i bovini si accomodarono (si fa per dire) in carrozza. A maggio scendevano sul pianale di carico della Piccola (lo chiamano così qua il magazzino merci) con gesti lenti, sollecitati di tanto in tanto dalle pacche distratte dei mandriani. E lentamente prendevano la strada del Monte Capraro, dove passavano l’estate. Molto più concitato, invece, il carico sul treno di novembre, con urla e spinte frenetiche per mettere il più presto possibile sul treno le bestie già intirizzite dal freddo. Un altro rumore era quello del carbone. Assordante quando veniva scaricato nel piazzale della stazione dai carbonai di Montedimezzo, oggi straordinaria riserva naturale Unesco a due passi dalla ferrovia. E poi il rumore dei bambini che in stazione c’andavano a giocare. Perché quello era l’unico luogo di aggregazione di tutta la frazione sorta attorno allo scalo ferroviario.

Anche Francesco Lombardi, oggi sindaco di San Pietro, è stato uno di quei bambini. Lo avevo incontrato parecchio tempo prima in Municipio per farmi raccontare il piano di guerra della sua amministrazione, dove sindaco e vice sindaco, in due, non arrivano a sessant’anni, per ridare un futuro alla ferrovia. Un piano fatto con fantasia e volontà, assieme ad altri comuni e associazioni molisane, che vorrebbe portare alla creazione di un Sistema Turistico Locale, cioè uno strumento in grado di attrarre finanziamenti comunitari e sviluppare attività turistiche legate anche alla ferrovia.

«In stazione, con i ferrovieri, ci passavamo dei pomeriggi assieme a tanti altri bambini. Io e mio fratello soprattutto c’eravamo sempre, perché abitavamo proprio accanto» mi aveva raccontato. «Era un luogo di giochi straordinario. Si stava in biglietteria, nel giardinetto, che allora era curato come fosse quello di casa. E i ferrovieri, quando potevano, ci facevano giocare. Se non c’erano treni in arrivo, ad esempio, potevamo abbassare il passaggio a livello con una manovella che si girava da dentro alla stazione. Ma il vero avvenimento era l’arrivo del “macchinario”, l’enorme macchina che posava le traverse. Era qualcosa di colossale. A noi bambini era concesso di salire e suonare il clacson».

Una specie di paese dei balocchi insomma quella stazione, dove tutto riusciva a meravigliare occhi che si stavano affacciando al mondo. E così la ferrovia che è rimasta nella testa e nella pancia di Francesco dopo venticinque anni, è una sospensione chimica di dettagli minutissimi, capaci però di scatenare, come una bomba, la reazione dei ricordi ogni volta che si prova a mescolare.
«Cose stupide se vuoi» aveva detto. «Eppure a loro modo grandiose. Ad esempio, il pulsante del telefono giallo dall’ufficio movimento con cui si chiamava Castel di Sangro. Oppure l’odore della colla che facevano a mano i capostazione, triturando sassolini misti ad acqua, dentro a una lattina di birra usata. Un odore che non mi è più capitato di sentire in tutta la vita. Oppure, ancora, le mille lucine del quadro con gli scambi e la saracinesca del mobile in legno della biglietteria, che svelava mille piccole nicchie piene di biglietti prestampati con le diverse fasce chilometriche».

«Senti, ma non è che arriviamo col buio come ieri, vero?» Starei ancora un bel po’ a farmi cullare da questo vento umido inseguendo ricordi non miei. Ma Stefano mi riporta alla realtà. C’è da arrivare a Cerreto, la stazione di Vastogirardi, che non è esattamente dietro l’angolo.

Ripartiamo.

 


[1] 320.000. Tante sono state le traversine che abbiamo calpestato durante il tragitto (per un totale di 120 km percorsi con 10 ore di camminata al giorno). Le ho contate con una buona approssimazione. Traversine di legno o, peggio, di cemento. Spesso, spessissimo, annegate in mezzo a sassi spigolosi da massicciata, distribuiti irregolarmente. Un massacro per i piedi, che si è aggiunto alla fatica muscolare e zuccherina della marcia………..
… … … leggendo le pagine che seguono mi sono reso conto che questo libro di fatica è pesantemente intriso. È stata la fatica da trekker della rotaia a cubare pensieri, tagliare parole e incastrare frasi a colpi di martello e flessibile. Una compagna di viaggio dunque che, sempre paradossalmente, si è rivelata musa per narrare di altre fatiche ben più pesanti delle nostre. Quelle degli uomini e delle donne che la Sulmona-Carpinone l’hanno costruita e fatta vivere con il proprio lavoro. (
Stefano Cipriani)

[2] I edizione: luglio 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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