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Coi binari fra le nuvole ….. Montedimezzo – Vastogirardi

Cronache dalla Transiberiana d’Italia, Tratte da libro COI  BINARI  FRA  LE  NUVOLE[1]  di Riccardo Finelli, edito dalla Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ). 

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Poco dopo la stazione entriamo nell’area della riserva Unesco di Montedimezzo. Anche qui colori irreali e madidi esaltano una natura prorompente e padrona, più che mai Madre. Inanelliamo pinete e praterie solcate da corsi d’acqua festanti che sgorgano dal nulla e schiumano perdendosi in un labirinto pantanoso.

Montedimezzo

Poi una foresta inghiotte i binari e scompariamo in una dimensione onirica, risucchiati da un aroma terroso e muschiato, seguendo a testa in su, come ebeti, l’ondeggiare delle cime degli alberi, mentre disegnano con le foglie una ferrovia parallela.

Entriamo in un mondo odoroso che sgocciola, scorre, pigola e cinguetta, senza nessuna traccia di rumore umano. Neanche una motosega in lontananza. Neppure sulla provinciale, che corre parallela a qualche decina di metri da noi, passa lo straccio di un motore a scoppio. Da qualche parte oltre quella strada, stando a quanto mi aveva riferito Francesco, si trova uno dei simboli più cruenti dello spezzatino che l’esercito del Reich fece di questa ferrovia. È un moncone di binario contorto, atterrato a più di cinquanta metri dalla linea, quando questa venne fatta saltare in aria. Da quell’ottobre 1943 nessuno ha più voluto rimuoverlo e oggi è diventato un monumento alla pace, lungo il percorso attrezzato per disabili all’interno della riserva di Montedimezzo.

Dopo due ore abbondanti di cammino, la tregua concessa dalla pioggia sembra tenere. Solo che dai campi tutti onde e balze che salgono dal torrente Vandra, inizia a salire una nebbia piatta e uniforme come olio.

Ha tutta l’intenzione di venirci a prendere, ma per fortuna ci addentriamo in una serie di gallerie e così riusciamo a rimandare l’appuntamento con questo brandello d’autunno.

La facciamo franca fino al chilometro novantuno, quando, all’uscita dall’ennesima galleria artificiale, ci troviamo a camminare su un filo sottilissimo sospeso nel vuoto, con le rotaie inghiottite da un nulla pneumatico da Bassa Padana. La luce, già al crepuscolo, scende velocemente, mentre nelle narici s’infila un effluvio d’umidità e sotto i nostri (dolentissimi) piedi scorrono impetuosi corsi d’acqua che ormai possiamo solo intuire.

Stazione ferroviaria di Vastogirardi

Una stazione che sbuca dal niente, smarginata dalla nebbia e dalla pallidissima luce di un lampione, ci dà per un attimo l’illusione del traguardo. Ma è solo Villa San Michele, frazioncina di Vastogirardi. Per la “central station”, che si trova pure lei in una frazione del capoluogo, Cerreto, c’è da stringere i denti ancora un po’. Una mezz’oretta, non di più, sufficiente però a fare scendere un buio pressoché totale. Così le ultime centinaia di metri le facciamo letteralmente a tentoni, inseguendo le luci gialle come una barchetta con il faro che deve condurla in porto.

Ad aspettarci in stazione, bardato con giacca di pelle e cuffia di lana fino alle sopracciglia, c’è Andrea Apollonio, un ragazzo di Cerreto che, fra mille lavori, ha avuto anche il tempo di aprire un bed and breakfast nella frazione. Quando ci vede apparire nel buio, accenna un mezzo sorriso.

«Ma allora era vero… mica scherzavate…»
«Che cosa, era vero?» fa Stefano.
«Che sareste arrivati in stazione… a piedi. Al telefono mi avevate detto così, ma a me sembrava strano…»
«Tutto vero! Anzi, scusa se ti abbiamo fatto un po’ aspettare,  ma sai, abbiamo dovuto aspettare una coincidenza…»

Mentre con la macchina ci porta al Rifugio dei Briganti, il suo bed and breakfast, gli diamo un po’ di notizie sulla nostra spedizione. Poi ceniamo assieme a base di caciocavallo stagionato e salame. L’orario e la stanchezza ubriacante non ci consentono ulteriori slanci di socialità. Domani forse andrà meglio.

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[1] 320.000. Tante sono state le traversine che abbiamo calpestato durante il tragitto (per un totale di 120 km percorsi con 10 ore di camminata al giorno). Le ho contate con una buona approssimazione. Traversine di legno o, peggio, di cemento. Spesso, spessissimo, annegate in mezzo a sassi spigolosi da massicciata, distribuiti irregolarmente. Un massacro per i piedi, che si è aggiunto alla fatica muscolare e zuccherina della marcia………..
… … … leggendo le pagine che seguono mi sono reso conto che questo libro di fatica è pesantemente intriso. È stata la fatica da trekker della rotaia a cubare pensieri, tagliare parole e incastrare frasi a colpi di martello e flessibile. Una compagna di viaggio dunque che, sempre paradossalmente, si è rivelata musa per narrare di altre fatiche ben più pesanti delle nostre. Quelle degli uomini e delle donne che la Sulmona-Carpinone l’hanno costruita e fatta vivere con il proprio lavoro. (
Stefano Cipriani)

[2] I edizione: luglio 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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