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Coi binari fra le nuvole ….. la valanga sotto il Porrara.

Cronache dalla Transiberiana d’Italia, Tratte dal libro COI  BINARI  FRA  LE  NUVOLE[1]  di Riccardo Finelli, edito dalla Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ). 

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Stiamo per congedarci da quel palcoscenico pirandelliano, quando qualcuno dei presenti tira fuori la storia del treno travolto dalla valanga sotto il Porrara. E capiamo che c’è un altra parte di storia legata a quell’episodio. In diversi fra i presenti, quell’avventura l’hanno vissuta in prima persona. Non dalla galleria artificiale, ma dal dietro le quinte di quella quasi-sciagura.

Ce la racconta Enrico tutta d’un fiato quella mattina di gennaio di nove anni prima, diventata ben presto sera, notte e alba senza che nessuno se ne accorgesse.

«Appena si seppe che il treno si era schiantato contro quel muro di neve, partì da Sulmona un carro soccorso, che però non ce la fece a salire» ricorda. «Allora venimmo coinvolti noi, qua a Castel di Sangro. Immediatamente facemmo arrivare un altro carro soccorso da Benevento per salire a Campo di Giove. Partimmo da qua verso le cinque del pomeriggio, ma con tutta quella neve si procedeva a passo d’uomo. Quando scollinammo a Roccaraso era già notte fonda. La tormenta cominciò a farsi talmente violenta che da quel punto in avanti nessuno parlò più. Eravamo letteralmente ammutoliti. Io non avevo mai visto una bufera di quelle proporzioni. Prima della stazione di Palena trovammo un muro di neve enorme, un muro che non riuscirono a sfondare neppure i rostri del locomotore. E dire che erano rostri grandi. L’unica cosa da fare era provare a raggiungere la stazione di Palena a piedi. Ma si camminava con la neve al petto. Nel buio più totale, avanzavamo di pochi centimetri per ogni passo, così impiegammo un paio d’ore per fare le poche centinaia di metri che ci separavano dalla stazione. Quando finalmente arrivammo nel locale della stazione, provammo a telefonare per chiedere aiuto, ma i telefoni cellulari non avevano una sola tacca. Ci ritrovammo nel cuore della notte nell’unico locale agibile della stazione, lo spogliatoio, fradici, senza un cambio, senza luce elettrica e senza riscaldamento. Fuori faceva meno venti. Per non rischiare l’assideramento, spaccammo sedie e scope e le buttammo in una stufa che fortunatamente trovammo funzionante. Visto che non c’erano neppure dei letti, passammo la notte così, seduti in cerchio per terra attorno alla stufa. Il mattino dopo, appena ci fu un po’ di luce, provammo a raggiungere il ristorante di Antonio e Mariano, proprio di fianco alla stazione. Fra la nostra porta e quella del ristorante ci saranno stati trenta metri, non di più. Ma la neve era talmente alta che non ci fu verso di arrivare. Mariano cercava di venire verso di noi, facendo una trincea nella neve con la pala e noi lo stesso, verso il ristorante, ma dovemmo rientrare. Solo nel pomeriggio, finalmente, i due percorsi si toccarono e riuscimmo a raggiungere il ristorante».
«E il treno a Campo di Giove intanto?» chiede Stefano.
«Arrivarono i primi soccorsi con le motoslitte, poi il giorno dopo riuscirono a salire da Sulmona con il primo carro soccorso. Noi comunque, dopo un piatto di tagliatelle e una grappa venimmo riportati a Roccaraso».

Salutiamo i giapponesi con un abbraccio e la solenne promessa: la prossima volta, di avvertire nel caso si decida di fare quattro passi sulla ferrovia. In ogni caso né oggi né domani hanno in previsione uscite con la buffa macchinetta gialla parcheggiata sotto la tettoia dell’ex magazzino merci. Una scatola di latta con le ruote di ferro, da cui potrebbe spuntare Mickey Mouse da un momento all’altro.

 

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[1] 320.000. Tante sono state le traversine che abbiamo calpestato durante il tragitto (per un totale di 120 km percorsi con 10 ore di camminata al giorno). Le ho contate con una buona approssimazione. Traversine di legno o, peggio, di cemento. Spesso, spessissimo, annegate in mezzo a sassi spigolosi da massicciata, distribuiti irregolarmente. Un massacro per i piedi, che si è aggiunto alla fatica muscolare e zuccherina della marcia………..… … … leggendo le pagine che seguono mi sono reso conto che questo libro di fatica è pesantemente intriso. È stata la fatica da trekker della rotaia a cubare pensieri, tagliare parole e incastrare frasi a colpi di martello e flessibile. Una compagna di viaggio dunque che, sempre paradossalmente, si è rivelata musa per narrare di altre fatiche ben più pesanti delle nostre. Quelle degli uomini e delle donne che la Sulmona-Carpinone l’hanno costruita e fatta vivere con il proprio lavoro. (Stefano Cipriani)

[2] I edizione: luglio 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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