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Coi binari fra le nuvole …. Ileana

Cronache dalla Transiberiana d’Italia, Tratte da libro COI  BINARI  FRA  LE  NUVOLE[1]
di Riccardo Finelli, edito dalla Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ). 

Ileana Schipani
Ileana Schipani

La giornata prende una piega nautica già all’alba, quando, tirando su la serranda della camera, scopriamo che ha piovuto tutta la notte e l’Alto Sangro sta ancora giocando a nascondino con nuvoloni per nulla benevoli. Per di più aprendo la finestra del terrazzino scopro di essermi dimenticato le scarpe all’aperto, ormai completamente inzuppate. Volo giù da Guido per farmi prestare un asciugacapelli e ritornando in camera constato che lo stato di piedi, caviglie e quadricipiti non ha fatto apprezzabili passi avanti rispetto a ieri sera. Butta veramente male.

Per fortuna che Ileana è di parola. Alle sette e mezza, proprio mentre ci stiamo sedendo a tavola, arriva a fare colazione in albergo. Divide con noi caffè e brioche e ci racconta della strada che da Rho, dove è nata, l’ha portata a fare il sindaco di un comune di neppure settecento abitanti alle porte del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Figlia di scontronesi emigrati al nord, laureata in scienze Naturali a Milano, ha passato qualche anno a studiare fiumi e sorgenti in giro per l’Europa, come ricercatrice universitaria. Poi, nel 2002, un concorso vinto all’Università dell’Aquila e la decisione di trasferire armi e bagagli nel paese dei genitori, che rimangono invece al nord. Un’immigrazione di ritorno fatta per avvicinarsi al suo compagno, di Avezzano, ma anche per sperimentare una vita con tempi e modi diversi rispetto all’ombelico del Nord-Ovest. Nel 2006 la decisione di occuparsi direttamente del paese dei suoi padri, con la candidatura a sindaco, dove però viene battuta. Nel 2011 invece Ileana ce la fa e inizia la sua terza vita, quella con la fascia tricolore al petto.

Ci parla della sua preoccupazione per il taglio subìto dai servizi sociali del comune. Poche decine di migliaia di euro, che in un bilancio di seicentomila però, si sentono eccome. Sulla pelle dei tanti, troppi, indigenti che anche un paesetto di qualche centinaio di anime ha.

Così si ritrova a essere una specie di prete laico, a cui tutti si rivolgono sperando di avere almeno conforto: per un problema economico, per avere la neve spalata o fare una confidenza.

«Credo sia inevitabile, in un paese così piccolo, diventare un punto di riferimento” ci dice. «Non sempre si riesce a fare qualcosa di concreto. Ma alle persone spesso è sufficiente sapere che c’è qualcuno che conosce i loro problemi. Può bastare anche questo per sentirsi meglio».

Uno scorcio del fiume Sangro nella sua parte torrentizia
Uno scorcio del fiume Sangro nella sua parte torrentizia

«E con il lavoro all’Aquila come fai?» chiede Stefano.

«Fino adesso ho preso aspettativa: c’erano tante cose da mettere in pista e soprattutto avevo bisogno di prendere le misure con questo nuovo impegno. Ma non credo durerà a lungo. Anche con il raddoppio dell’indennità, a cui ho diritto con l’aspettativa, non arrivo a novecento euro al mese, chiaramente per dodici mensilità: starci dentro è dura».

«Farai il sindaco a metà servizio allora?»

«Mi sa di sì. L’unica cosa, non mi si venga a dire che nei piccoli comuni costiamo molto allo Stato. Lo sai quanto è la spesa per noi amministratori in un anno? Probabilmente meno di diecimila euro!»

Ha un altro cruccio Ileana, oltre ai servizi sociali: è il Sangro. Del resto come potrebbe essere diversamente per una che ha dedicato una bella fetta della sua carriera allo studio delle acque di terra. Ci spiega di come negli anni Ottanta il fiume, alle porte di Castel di Sangro sia stato imbrigliato e tombato dalla stessa furia palazzinara che, in anni più recenti, avrebbe voluto tirare su, alle porte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Sangroland, un parco divertimenti che avrebbe dovuto scimmiottare Gardaland e di cui, al momento almeno, non si è fatto per fortuna nulla. Acqua, è il caso di dirlo, passata.

Le sfide di oggi sono altre. Ad esempio cercare di attirare in paese famiglie giovani disposte a piantarci radici. «Perché altrimenti come fai» si chiede, «a difendere i servizi, ferrovia compresa, se hai un terzo degli abitanti di cinquant’anni fa?»

Già, la ferrovia. Anche da queste parti, così come ovunque in Abruzzo, nessuno ha versato veramente lacrime il giorno della sospensione delle corse. Né cittadini, né amministratori. Al massimo si è visto un dolorismo di maniera, durato qualche settimana. Poi morta lì.

«Nessuno, Ileana! Nessuno ha difeso davvero la ferrovia. Ma perché?» le chiedo.

Fissa il cucchiaino del caffè e se lo rigira fra pollice e indice.

«Il problema è che la chiusura era annunciatissima: la gente aveva avuto tutto il tempo per abituarsi all’idea. E poi, diciamoci la verità, quando tagliano soldi per cose ben più importanti, come i servizi sociali, ad esempio, ti sembra normale la chiusura di una ferrovia che nessuno usa più. Del resto aveva orari impossibili negli ultimi anni e non arrivava più nei centri più frequentati, come Isernia o Napoli. Che valenza potevano mai avere quelle due coppie di treni Sulmona-Castel di Sangro?»

Triste ma non fa una piega.

La mezz’ora con Ileana passa in fretta. Sono già le otto ed è proprio ora di rimetterci in marcia, anche se tutto là fuori rema contro.

La sindachessa venuta dal nord ci saluta con un abbraccio. Poi con premura da sorella maggiore ci allunga una busta con fette di pane insipido e salsiccia secca.

«È tipica delle nostre parti. Senz’altro vi verrà fame per il pranzo».

È il suo contributo alla nostra piccola spedizione.

Donna grande e semplice. Se il mondo si dovesse dividere fra chi ci mette la faccia e chi no, Ileana starebbe coi primi.

 

Foto-di-Lorenzo-Fosco-dalla-Transiberiana..
Foto-di-Lorenzo-Fosco-dalla-Transiberiana..

(Le foto sono state selezionate e aggiunte da Enzo C. Delli Quadri)


[1] 320.000. Tante sono state le traversine che abbiamo calpestato durante il tragitto (per un totale di 120 km percorsi con 10 ore di camminata al giorno). Le ho contate con una buona approssimazione. Traversine di legno o, peggio, di cemento. Spesso, spessissimo, annegate in mezzo a sassi spigolosi da massicciata, distribuiti irregolarmente. Un massacro per i piedi, che si è aggiunto alla fatica muscolare e zuccherina della marcia………..
… … … leggendo le pagine che seguono mi sono reso conto che questo libro di fatica è pesantemente intriso. È stata la fatica da trekker della rotaia a cubare pensieri, tagliare parole e incastrare frasi a colpi di martello e flessibile. Una compagna di viaggio dunque che, sempre paradossalmente, si è rivelata musa per narrare di altre fatiche ben più pesanti delle nostre. Quelle degli uomini e delle donne che la Sulmona-Carpinone l’hanno costruita e fatta vivere con il proprio lavoro. (
Stefano Cipriani)
[2] I edizione: luglio 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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