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Coi binari fra le nuvole … Alfedena-Scontrone

Cronache dalla Transiberiana d’Italia, Tratte da libro COI  BINARI  FRA  LE  NUVOLE[1]  di Riccardo Finelli, edito dalla Neo Edizioni[2] di Castel di Sangro (AQ).
Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

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Coi binari fra le nuvole … Alfedena-Scontrone

Stazione di Alfedena-Scontrone

Alla stazione di Alfedena-Scontrone arriviamo col buio. La luce gialla dei lampioni del primo (e unico) binario fotografa una scena da trompe l’œil francese. Una donna minuta, sola col suo ombrello, passeggia sulla pensilina, proprio come in attesa di un treno. Incredibilmente è lì ad aspettare noi.

«Vi sto seguendo su Facebook, siete grandissimi! Sto aspettando dalle sei di oggi pomeriggio!» ci accoglie entusiasta.

Scopriamo che la nostra fan non è una qualunque. È Ileana Schipani, niente popodimeno che il sindaco di Scontrone, comune di seicento abitanti, che condivide la stazione ferroviaria con la più nota Alfedena. Baci, abbracci, foto di rito. Ma siamo troppo stanchi per metterci a fare conversazione. I chilometri di oggi, alla fine, sono stati trentotto.

«Avete bisogno di qualcosa? Avete già dove dormire?»

«Abbiamo prenotato una camera due ore fa»  rispondo, «siamo all’Albergo Leon d’Oro di Alfedena».

«Da Guido, allora! È un amico, vi tratterà bene. Però domani prima della partenza, voglio venire a salutarvi: è bello quello che state facendo, per la nostra ferrovia».

Una ferrovia, a dire la verità, che dopo il secondo giorno di fatica cominciamo a sentire anche un po’ nostra.

A cena strisciamo giù dalla camera in ciabatte e a passo di bradipo, per le vesciche oscene e le urla strazianti dei quadricipiti, con la verosimile certezza di non incontrare altri ospiti nella sala. E invece il dopocena prende subito la piega della rimpatriata con la famiglia di Guido. Perché ad Alfedena, il paese in cui la metà delle staccionate del paese è fatta con le vecchie traversine di legno delle rotaie, la ferrovia riesce ancora a scaldare gli animi. Anche se da qualche mese a questa parte, con l’apertura della nuova superstrada, a Isernia ci si arriva in venti minuti d’auto e hai voglia a parlare di treni.

Ma dal marciapiede della stazione del suo paese, Guido, a quindici anni, è partito per andare in vacanza da solo a Palinuro. Una di quelle esperienze che la ferrovia, quella ferrovia, te la scolpiscono dentro per sempre. E allora giù a ricordare i personaggi mitici che hanno solcato le piccole carrozze, negli anni in cui lui su quella ferrovia era di casa. Come un professore di filosofia di Sulmona, che tutti i giorni andava al liceo di Castel di Sangro. Mai un sorriso, mai una confidenza, sempre in giacca e cravatta, temutissimo, severissimo nelle interrogazioni e con una mania: essere sempre l’ultimo a salire sul treno.

«Arrivava puntuale in stazione» ricorda Guido, «ma rimaneva sul binario ad aspettare finché il capotreno non avesse fischiato. Non gli abbiamo mai chiesto di questa mania, perché nessuno osava rivolgergli la parola. Ma a parte questo caso particolare, il treno avvicinava molto professori e studenti, perché si viaggiava assieme. Erano tanti i prof. pendolari, come noi studenti. Viaggiare assieme, condividere uno spazio ristretto al di fuori della scuola, anche se poi non ti abbandonavi in chissà quali confidenze, serviva comunque a creare una conoscenza diversa. Dopo avere viaggiato in treno assieme per un intero anno scolastico, era più facile per loro mettersi nei nostri panni. E anche per noi nei loro».

Stazione di Palena

Dopo avere finito in cucina, viene a sedersi con noi anche Pina, la zia di Guido, insegnante in pensione. Ci racconta dei suoi viaggi in giro per il mondo: Terra Santa, Cina, Australia, Sudamerica. Ma nulla le è rimasto nel cuore come gli otto chilometri di rotaia fra l’uscita della galleria Maiella e la stazione di Pescocostanzo e Rivisondoli. Uno scenario struggente di spazi vasti, che il senso di libertà te lo iniettano nelle vene. Dove in inverno, con due metri di neve, ci si può immaginare di essere ovunque: dalla Siberia alle Montagne Rocciose.

Pina è una grande viaggiatrice della Sulmona-Carpinone dagli anni Sessanta. Da quando cioè frequentava il liceo a Pescara e il venerdì rientrava ad Alfedena con le compagne.

«Stavamo in collegio, eravamo vestite da educande» sorride Pina. «Quando il treno si fermava a Chieti, salivano frotte di militari campani che rientravano a casa in licenza. Potete immaginarvi quanto ci prendessero di mira per tutto il viaggio, con canzoni e battute tutt’altro che caste. Però era bello quel tragitto. Ed era bella la comunità che si creava sulle littorine».

Da allora Pina non ha mai smesso di usare il treno. Anche quando, anni dopo, si trasferì a Busto Arsizio. «Rientravo sempre ad Alfedena con il treno e aspettavo per tutto il tempo il passaggio di Palena. Quello che mi fa male, oggi che il treno non c’è più, è pensare invece quanto fosse affollato fino a non molto tempo fa. Ricordo che d’estate, quando a Pescara salivo sul treno alla mattina presto, dopo una notte di viaggio da Busto Arsizio, le carrozze del Pescara-Napoli venivano prese d’assalto dai passeggeri quando ancora erano in deposito, perché poi sul binario si riempiva completamente in un minuto. Non era un’altra epoca, parlo di quindici anni fa…»

A non capire è in buona compagnia, Pina. Ma ormai la stanchezza confonde i pensieri e fa biascicare le parole. Chiediamo scusa, infiliamo le ciabatte e, quasi a carponi, guadagniamo la camera.

 

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[1] 320.000. Tante sono state le traversine che abbiamo calpestato durante il tragitto (per un totale di 120 km percorsi con 10 ore di camminata al giorno). Le ho contate con una buona approssimazione. Traversine di legno o, peggio, di cemento. Spesso, spessissimo, annegate in mezzo a sassi spigolosi da massicciata, distribuiti irregolarmente. Un massacro per i piedi, che si è aggiunto alla fatica muscolare e zuccherina della marcia………..
… … … leggendo le pagine che seguono mi sono reso conto che questo libro di fatica è pesantemente intriso. È stata la fatica da trekker della rotaia a cubare pensieri, tagliare parole e incastrare frasi a colpi di martello e flessibile. Una compagna di viaggio dunque che, sempre paradossalmente, si è rivelata musa per narrare di altre fatiche ben più pesanti delle nostre. Quelle degli uomini e delle donne che la Sulmona-Carpinone l’hanno costruita e fatta vivere con il proprio lavoro. (
Stefano Cipriani)
[2] I edizione: luglio 2012 – Neo Edizioni Via Volturno, 2 – 67031 – Castel di Sangro (AQ) – info@neoedizioni.it – ww.neoedizioni.it 

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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