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E chiù nən niescənə – Non ne nascono più

di Gustavo Tempesta Petresine[1] 

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E chiù nən niescənə

Cicchə, Cecàtə e Spata mozza
c’jénə arrémasctə ‘mmiézzə a ‘ssə mundagnə;
‘n’zə sèndə ‘na criatura chiù ca chiègnə
‘n’gə sctà chiù ‘na faccélla ca z’accùzza.

E più non nascono

Cecco, cecato e spada vecchia
sono rimasti fra queste montagne.
Non c’è più un neonato che piange.
Non c’è più una faccetta che si accuccia.


Questa poesia è tratta dal libro di Gustavo, NE CANDE edito da Edizioni SIMPLE  (si trova su internet)

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[1] Gustavo Tempesta Petresine, Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente.  Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande,”

Copyright Altosannio Magazine
Editing
: Enzo C. Delli Quadri

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

3 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Gustavo è un garnde poeta.

  2. caro poeta GUSTAVO TEMPESTA, DIMME NU POCHE : addò le si cumprate ssa penne fatate che da sole scrive le puesie ? le vulesse tante sapé!
    GRAZIE!

  3. Leonardo Tilli

    La bella e profonda poesia di Gustavo Tempesta Petresine esprime una grande verità …Purtroppo i tempi cambiano, lo spopolamento dei paesi è più grave di quello che sembrava all’inizio.
    La difficoltà degli spostamenti, delle strade disagevoli per andare al lavoro, la necessità di far studiare i figli, la necessità di un lavoro soddisfacente, hanno contribuito a questo spopolamento, all’abbandono dei campi e dei paesi …
    La foto della robusta e nuova culla vuota, che invano aspetta sorrisi di bimbi, potrebbe essere commentata, in “linguaggio” di Fraine, in questi termini: ” ‘NNÀ SCIUNNe, CH’ASPETTe … ‘NNA CRIATURe, … SEMPRe CHIAGNe! ” = Una culla che aspetta un neonato, sempre piange!
    A Fraine, le culle di legno, rispetto a quuella della foto, erano più basse, erano di legno più sottile, in modo da risultare più leggere e manegevoli. Questo perchè le mamme, con i figli molto piccoli, le potessero facilmente portare in testa, come un canestro, la culla con dentro il figlioletto in fasce, fasciato come si usava in quei tempi, da risultare “immobile” … che non poteva muoversi, con le gambe e la braccia fasciate.
    Si diceva che in questo modo i bambini, ed in particolare le bimbe, da grandi, avrebbero avuto le gambe dritte!

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