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Celebrando Samhain: tra maschere e tradizioni

Tutto quello che Rita Cerimele [1] racconta in questo suo scritto è stato più volte raccontato, da nonni e nonne, a noi ragazzi, rendendoci, all’epoca, ansiosi e impauriti.


Se vuoi ascoltare la musica di fondo, clicca sulla foto che segue


C’era una volta, e oggi ancora c’è, un castello tenebroso posizionato sulla cima di un’alta montagna. Per arrivarci bisogna superare moltissimi ostacoli. Né principi azzurri, né draghi, né tanto meno principesse saranno i protagonisti della favola bella e se ci sarà un vissero tutti felici e contenti dipenderà solo da noi.

Da secoli e secoli le tradizioni popolari e fantastiche sono state tramandate oralmente per mantenerne vivo il ricordo nelle celebrazioni. Miti e leggende hanno fatto sognare e impaurire i nostri avi e noi, quando ci trovavamo a lottare con le paure notturne degli svariati mostri: fantasmi, streghe, vampiri, minotauri o la terrificante Medusa con i serpenti al posto dei capelli. Controllare all’interno dell’armadio o sotto al letto diventava il rituale abitudinario da eseguire per dormire sonni tranquilli.

Tutto quello che non si conosce spaventa.

Durante la notte di passaggio le tenebre prendono vita popolando l’immaginario comune di storie d’orrore, spaventapasseri, gatti neri, boschi desolati, alberi spogli, diavoli. Tutto fa parte di uno scenario che si ripete in particolar modo quando la luce calda dell’Estate fa posto al buio del gelido Inverno.

Bisogna vestirsi delle proprie paure per esorcizzarle.

Credere agli spiriti, durante la fase di assottigliamento del Velo di Maya, al ritorno degli “arminuti” per i quali si lasciano tavole imbandite e lumini fuori dalla finestra per indicar loro la strada di casa, fa parte delle antiche tradizioni.

Alcuni di noi avranno senz’altro sentito raccontare dai propri nonni o parenti, delle usanze popolari legate alla vigilia di Ognissanti, come le “mascherate notturne” di bambini vestiti di stracci che giravano di casa in casa chiedendo qualcosa da mangiare o la “processione dei morti” dove gli spiriti usciti dal cimitero si strofinavano i mignoli per illuminare il sentiero occupando solo il centro della strada in silenzio.

Quasi dappertutto la notte della commemorazione dei defunti ci si concentra sugli stessi usi. Si osserva la fiamma all’interno del camino per capire cosa accadrà il nuovo anno, gettare il sale sul fuoco per ascoltare lo scoppiettìo cui trarre buoni auspici o cattivi presagi.

Ricorrendo alle mele della fortuna si può sapere cosa accadrà se immerse in acqua o quando vengono sbucciate: colui che riesce a ripescare una mela dal catino con la bocca senza aiutarsi con le mani troverà presto moglie o marito oppure si stabilisce la durata della vita in base alla lunghezza della buccia tagliata in modo continuativo senza romperla.

Riti e leggende hanno accompagnato da sempre la nostra crescita personale e culturale. Quello che oggi chiamiamo Halloween era Samhain presso i celti irlandesi ovvero la fine dell’Estate, il loro capodanno.

La Chiesa, durante l’evangelizzazione delle isole britanniche, sostituì la celebrazione del capodanno celtico con la festività di Ognissanti e successivamente, non essendo riuscita a sradicare completamente i culti pagani, aggiunse la commemorazione dei defunti.

In seguito a una terribile carestia molti irlandesi emigrarono negli Stati Uniti d’America formando una propria comunità mantenendo le tradizioni della patria che ben presto si diffusero. Nel nuovo continente le rape, divenute irreperibili furono sostituite con le zucche dove porre il carbone ardente del fuoco sacro.

I celti erano pastori l’allevamento del bestiame prevedeva tempi diversi dalle coltivazioni. Le greggi alla fine del periodo estivo venivano riportate a valle per prepararsi all’arrivo della stagione invernale e al nuovo anno che iniziava con il freddo e l’oscurità. Si celebrava per tre giorni e il tema principale era la morte perché in natura la vita si rinnova sotto terra dove riposano i defunti.

I raduni avvenivano nei boschi sulle colline si accendeva il fuoco sacro con indosso le pelli degli animali sacrificati per spaventare gli spiriti avversi. Quando si rientrava nelle proprie case ogni persona portava con sé un pezzo di carbone del fuoco riposto in una lanterna improvvisata realizzata con quanto si aveva a disposizione in quel momento, una rapa, una cipolla…

Il periodo di Samhain si trova fuori dalla dimensione temporale, non appartiene all’anno che termina né a quello che inizia: in questo momento la terra dei vivi al di qua dal velo separatore dell’Oltretomba, si assottiglia al punto da permettere la comunicazione tra i due regni.

Gli antichi Romani credevano all’esistenza del Mundus, un luogo situato al centro di Roma che sigillava attraverso una pietra il “Lapis Manalis” il regno dell’Oltretomba. Festeggiavano l’apertura tra inferi e viventi il 24 Agosto, il 5 Ottobre e l’8 Novembre, quando “il Mundus è aperto è come se una porta si aprisse per i dolenti Dèi degli Inferi”. In realtà era una festa di purificazione atta a mondare i vivi della presenza degli inferi, essendo il Mundus un luogo reale sigillato per il resto dell’anno.

Cosa succedeva e cosa succede nel periodo di passaggio e cos’ha a ché vedere il regno dei morti con l’agricoltura? Il sottosuolo non è il regno dove i morti venivano sepolti è anche il ventre fecondo della terra pronto al risveglio di una nuova Primavera.

Risalendo alle origini del Mundus lo stesso Plutarco ci narra che durante la fondazione di Roma Romolo seguendo un rituale etrusco, avesse scavato una fossa circolare all’interno del Comizio riempita di ogni genere di doni e una manciata di terra natia. Un luogo dove conservare le derrate alimentari per la sopravvivenza dell’antica comunità romana. Ovidio riferisce che il luogo del Mundus fosse colllocato sul Palatino e non al centro della città e venisse riempito di frutti, messi correrandolo così al culto della Dea Cecere. Indipendentemente dal luogo il Mundus si collega al culto della Dea delle messi e alla conservazione dei raccolti. La stessa parola Samhain che si legge “souin” vicina al verbo “to sow” significa seminare e rimanda quindi all’agricoltura.

Siamo così arrivati al castello tenebroso posizionato sulla cima di un’alta montagna per scoprire che la festa di Halloween o di Ognissanti, è una festa dove il brutto e l’orrido trovano spazio. Smettendo di temere i mostri e smettendo di temere la Morte travestendosi da mostri o da morti si riderà della paura esorcizzandola.

Castaneda nei suoi libri sottolinea come la morte sia il più grande alleato dell’uomo di sapere. Essa sta al suo fianco, gli ricorda come prendere le cose da una prospettiva più ampia e dare valore alla sua vita.

Samhain è una celebrazione della Vita, del suo ciclo. Ci ricorda che siamo connessi a un Universo vitale e auto-rigenerantesi. È un’occasione per trasformare noi stessi e il nostro modo di percepire l’esistenza.

 


Fonti: alcune informazioni sono state tratte da: “Le vere origini di Halloween” Anguana Edizioni.
[1] Rita Cerimele è nativa di Agnone (IS). Scrive libri di favole e poesie. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: “Lascia che il Tempo Corra” Ed. Mondi Velati; “La Bambina con la Valigia Rossa”, “Abbiamo Tanto da Dire” e “Haiku” tutto di Etica Edizioni. È coautrice, per Fefè Editore, nell’Antologia narrativa “Streghe d’Italia reali o presunte” IV volume; e per la collana poetica “Ispirazioni” ed. Pagine.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

 

About Rita Cerimele

Rita Cerimele è nativa di Agnone (IS). Scrive libri di favole e poesie. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: “Lascia che il Tempo Corra” Ed. Mondi Velati; “La Bambina con la Valigia Rossa”, “Abbiamo Tanto da Dire” e “Haiku” tutto di Etica Edizioni.

2 commenti

  1. CHE BEL RACCONTO, ATTENTO E COMPLETO! ricco di rimandi antichi e non, colti o appresi dalla tradizione del paese.. sempre e comunque tesi a farci capire quanto sia importante il collegamento del mondo terreno con il mondo che ci attende…SAMHAIN… HALLOVEEN! festa pagana e cristiana, vera, che con gesti reali vorrebbe esorcizzare la morte! E CHE DIRE DELLE FOTO!? PIENAMENTE FANTASTICHE

  2. Splendido racconto, molto esaustivo. Da sempre tutti noi, chi un po’ di più chi un po’ di meno, siamo “attratti dalla festa di Halloween (Samhain)… Con gentilezza Rita ci accompagna alla scoperta di questa tradizione, fornendoci una spiegazione “storica , senza demonizzare un culto antico…Molto belle le fotografie che accompagnano il testo

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