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Catàll, catallìtt e catalléun: le previsioni del tempo di San Cataldo

di Flora Delli Quadri [1]

san-cataldo

II 10 maggio si festeggia San Cataldo. Vissuto nel VII secolo, fu vescovo di Taranto, città di cui è patrono e dove si trova la sua tomba. Non si tratta di un Santo locale, ma un Santo irlandese, Vescovo di Rachau, approdato, di ritorno da un viaggio in Terrasanta, in una località presso Lecce,  che da allora si chiama, appunto, San Cataldo.
La sua santità è legata a numerosi miracoli, che diffusero il suo nome dapprima in Puglia, poi in tutta Italia, da nord a sud. Non si contano i paesi che coltivano il suo culto: a suo nome s’intitolarono cappelle e chiese, località e paesi, dalla costa del mare al crinale dei monti.
Anche in Altosannio si registra la devozione a questo santo: ad esempio, a Giuliano Teatino (CH) lo hanno eletto protettore (insieme a sant’Antonio di Padova) della frazione che porta il suo nome. A Poggio Sannita (IS) esiste una località caratterizzata da maestose querce, dette le “querce di San Cataldo”, dove pare che il santo nelle sue peregrinazioni abbia trovato riposo e refrigerio.
Anche se viene invocato contro le guerre, le epidemie e la morte improvvisa, il suo nome è legato ai molti proverbi sul tempo.
Il più comune è “Quando è il giorno di San Cataldo, passa il freddo e viene il caldo”.
In Agnone le giornate del 10 maggio (la sua festa) e le due successive, 11 e 12 maggio, sono denominate rispettivamente Catalle”, “Catallitt”, “Catalleun” e rappresentano  i tre giorni che una credenza popolare lega alle previsioni del tempo: ognuno di questi giorni piovoso ne comporterebbe altri dieci altrettanto piovosi.
Sempre la credenza agnonese aggiunge, ai tre citati, anche un quarto giorno, ovvero il 13 maggio, festa del patrono San Cristanziano, detto Tatèun” (tatone, bisnonno)), per cui la frase al completo recita così: “Catall, Catallitt e Catalléun e appriass ce ve Tatéun” (Cataldo, Cataldino, Cataldone e subito dopo viene Tatone).
A conti fatti si può concludere che Catàll, Catallìtt, Catalléun e Tatéun possono essere, nei casi migliori, il viatico per l’estate, nei casi peggiori forieri di ben quaranta giorni di pioggia.

Un’ altra filastrocca dice:
Catallitte,
quaranta juorne fitt fitt!

catalleun
una e beuna

 

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Un grazie a Mimina Bagnoli, Giuseppe De Santis e Mercede Catolino, tutti di Agnone, per aver contribuito a suggerire le credenze e i proverbi di cui si parla nell’articolo. 

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[1]Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura, politica e teatro; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l’amore per il suo paese d’origine che coltiva in forma attiva.


Editing: Flora Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine


About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

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