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Capracotta, gli studi sull’origine del toponimo

Ci sono numerosi studi, più o meni seri, sull’origine della denominazione della cittadina di Capracotta. Una prima interpretazione lega il nome dell’abitato a radici indoeuropee. Capracotta deriverebbe dalla combinazione di due termini: “cap”, luogo elevato, e “kott”, luogo roccioso. I sostenitori di questa ipotesi arrivano a siffatta conclusione per deduzione dopo una lunga comparazione di toponimi apparentemente simili. Ma uno studio etimologico attento di questi ultimi ne evidenzia facilmente limiti e contraddizioni. In toponomastica, il termine “capra” viene utilizzato, con qualche eccezione, prevalentemente per indicare un luogo “roccioso, impervio, adatto alle capre”. Un significato, dunque, che corrisponderebbe più a “kott” che a “cap”. Un esempio su tutti: l’isola di Capraia nell’arcipelago toscano. Il nome latino “Capraria”, così la chiama Plinio il Vecchio nella sua opera “Naturalis Historia”, è la traduzione esatta della precedente denominazione data dai marinai greci all’isola, Aegylon, per la presenza di numerose capre selvatiche. Altri toponimi, invece, a dispetto delle apparenze non hanno nulla a che vedere con capre e rocce: l’isola di Caprara (o Capraia o Capperaia) nell’arcipelago delle Tremiti, prende il nome dalle abbondanti piante di capperi che crescono sulla sua superficie.

Isola di Capraia, fortezza di San Giorgio
Isola di Capraia, fortezza di San Giorgio

Da escludere anche una possibile origine sannitica dei due termini in discussione. Nelle iscrizioni in nostro possesso, non sono presenti. L’unico termine sannitico che sopravvive alla conquista romana e alla successiva romanizzazione del Sannio avvenuta nel I sec. a.C. è “Pesstlun” (pietra sporgente) ma nella forma mediata latina “Pesculum” o “Pesclum”. Il termine è giunto fino a noi attraverso un processo di “volgarizzazione”, risalente all’epoca del fenomeno tipicamente medievale dell’incastellamento, come base comune per indicare la posizione “arroccata” dell’abitato. In Abruzzo e nel Molise, a parità di corografia e dominazione sannitica in età antica, registriamo ben sei Comuni con questa base (Pescasseroli, Pescocostanzo, Pescosansonesco, Pescolanciano, Pescopennataro e Sant’Angelo del Pesco) ma soltanto uno con la base cap/capra (Capracotta per l’appunto).

Veduta di Pescocostanzo
Veduta di Pescocostanzo

La vicinanza del Monte Capraro non deve trarre in inganno. Ne esistono altri in vari Comuni d’Italia, alcuni dei quali coi sanniti non hanno nulla a che vedere: Fabbrica Curone (Al); Guardiaregia (Cb); Guglionesi (Cb); Santa Severina (Kr) e l’isola di Maretimo nell’arcipelago delle Egadi in Sicilia. Inoltre, in documenti medievali, il Monte è denominato in latino Mons Caprarum, cioè Monte delle Capre, con riferimento all’animale.

Da scartare anche altre due ipotesi: una “romana” (Capracotta dal latino “castra cocta” nel senso di un accampamento militare protetto da un “ager coctus”, cioè un muro di cinta in mattoni);  l’altra “unna”, sulla base di una somiglianza tra l’antica città mediorientale di Karakorum e Capracotta. Nel primo caso non si considera che i due termini sono nominativi plurali e, quindi, indicherebbero la presenza di più strutture militari romane, il che è impensabile in un’area totalmente pacificata e romanizzata già nel I sec. a.C. Le truppe sono stanziate lungo i confini a protezione dell’Impero. Inoltre, i centri abitati con origini militari non prendono il nome dalle tecniche di costruzione ma dalle truppe che vi erano acquartierate: la colonia romana di Bojano, Bovianum Undecumanorum, viene istituita da Ottaviano con i veterani in congedo dell’undicesima legione.

Boiano
Boiano

L’ipotesi “unna” sorvola su due fattori determinanti: questo popolo delle steppe limita, durante l’invasione dell’Italia, le proprie scorrerie unicamente alle città della pianura padana prima di essere fermato sul Mincio da una delegazione imperiale guidata da papa Leone I nel 452 d.C.; Karakorum viene fondata dai Mongoli di Gengis Khan nel XIII secolo, quando oramai il nome di Capracotta è già attestato in diversi documenti ufficiali.

Il dio Thor
Il dio Thor

Un recentissimo studio ha aperto la strada a un’altra ipotesi: quella “longobarda”. Capracotta deriverebbe da un rito sacro pagano del popolo dalle lunghe barbe. La cerimonia prevedeva l’immolazione di una testa di capra (Caprae caput) in onore di Thor, dio del furore bellico, seguita da una danza vorticosa, dall’intonazione di canti e da un banchetto rituale nel quale venivano mangiate le carni dell’animale. Era il rito di purificazione del popolo in armi: si svolgeva al momento di piantar tende in un luogo appena conquistato. Questa interpretazione si basa su un’indagine particolareggiata sulle persistenze della lingua longobarda nella toponomastica e onomastica cittadina e dei Comuni limitrofi e su alcuni aspetti locali delle vicende politiche, sociali e militari dell’Italia centro- meridionale successive alla caduta dell’Impero romano.

Francesco Di Rienzo

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Un commento

  1. Molto interessante e dettagliato articolo.

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