Home / Storia / Italici / Cap. 59- I rivali di Roma – Herio

Cap. 59- I rivali di Roma – Herio

Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta 

Per il Cap. 58    Cliccare QUI


125 a. C. – Herio lascia la Pentria e attraversa i territori dei Sedicini e degli Aurunci – Tutti sembrano allineati alle politiche romane – Si intravede, in effetti, una latente ostilità contro di esse – Incontra Henia ma deve lasciarla dopo un breve incontro – Continua il viaggio e scopre sempre più  l’ostilità dei popoli contro Roma – Fregelle si rivela il centro che vuole insorgere contro Roma – Herio partecipa attivamente alla preparazione della rivolta – Fregelle insorge – I sanniti se ne impossessano e per tre mesi resistono allle truppe romane ricompattate – Fregelle cade e viene distrutta dai romani – Herio e altri superstiti si nasconde sulla Maiella in attesa di tempi migliori.

Sanniti, Sedicini, Aurunci, Volsci, Frentani, Marsi, Hernici, Campani – Carta guerre romane

            125 a.C – Lasciati i territori che un tempo avevano costituito il Sannio, attraversò le terre dei Sidicini (con Capitale Teano) e degli Aurunci (tra il Liri e il Volturno) e notò come anche in queste progredisse,  forse ancora più velocemente di quanto avvenisse nel suo Sannio, l’assimilazione al mondo romano. Lasciata Cales puntò su Capua che dopo l’infelice esperienza delle guerre di Pirro non poteva certo considerarsi più la ricca città di un tempo e dimostrava  un generale livellamento verso il basso di quelle genti che un tempo si erano fieramente opposte a Roma.

            Tutte le vie commerciali dirigevano su Roma, tutte le scorte alimentari muovevano verso Roma ed i vecchi mercati di un tempo languivano. Ma lo spettacolo più triste fu vedere numerose persone, se non interi gruppi familiari che, cariche di miseri effetti personali, non vedendo altra alternativa alla propria sopravvivenza,  dirigevano su Roma per consegnarsi, praticamente come schiavi, in mano di magistrati e cittadini romani.

            Sporadici discorsi, per lo più ascoltati casualmente nelle taberne lungo le principali vie,  lasciavano, pur tuttavia,  intravedere una latente ostilità contro la politica romana. Certo una rete ostile ai romani per quanto occulta, doveva ben esistere se Didio per anni, e non certo da solo, aveva lavorato in nome dei vecchi e nuovi ideali sanniti od italici che fossero.  Herio, anche se la sua mente era prevalentemente assorbita dal pensiero di Xenia, registrò tutto quanto potesse un giorno tornargli utile se, come intendeva, avrebbe ripreso il lavoro interrotto di suo padre.

            Lasciata Capua diresse infine sulla non lontana Nola e qui giunto cercò la sola persona della quale conosceva il nome e cioè il marito di Claudia. Si fece annunciare a Claudio Appiano che pur non conoscendolo di persona doveva sapere di lui visto che dal momento della sua sosta nella Pentria intratteneva rapporti d’affari con Metello e quindi con la sua azienda, .

            L’uomo obeso e flaccido lo accolse amichevolmente e pretese di averlo suo ospite durante il suo soggiorno in città.  Herio avrebbe declinato volentieri l’invito ma questa era l’unica occasione che aveva per incontrare Claudia e quindi accettò. Fu solo il terzo giorno che incontrò una Claudia ben diversa da quella che aveva conosciuta in quanto la donna, pur essendo nel suo mondo,  sembrava spaventata e si guardava intorno come se temesse di essere spiata nella propria casa.

            – Herio, ragazzo mio, come ti è saltato in mente di venire qui. Corriamo entrambi un grande rischio.

            –Voglio rivedere Xenia– ribatté deciso-e se non mi aiuterai la cercherò da solo.

            L’idea che Herio potesse andare in giro chiedendo notizie dovette terrorizzare Claudia che si affrettò a calmare la sua irruenza.

            –Vedrò quello che posso fare. Ma tu non far nulla per il bene di tutti. Non vorrei proprio dovermi pentire di quanto per causa mia è successo. Questo è un piccolo mondo dalle regole ferree dove ognuno è pronto a colpire l’altro per tornaconto personale.  Herio, questo non è il tuo lago!

            Poi addolcita consigliò l’amico di prendere congedo da suo marito e di prendere alloggio in una piccola casa di campagna che sapeva essere disponibile anche per brevi soggiorni.

            -Se potrò avrai mie notizie nell’arco di una settimana. Ma trascorso questo termine se non avrai saputo nulla tornatene nella tua terra o comunque lascia Nola.

            Herio seguì il consiglio e si dispose nervosamente all’attesa. Il quinto giorno scorse una figura che con passo svelto percorreva la strada che portava alla casa. Si sforzò di capire chi potesse essere il visitatore ma questo era avvolto in un lungo mantello che nulla lasciava intravedere. Quando l’estraneo fu sulla porta che Herio aveva aperta  lo spostò con gesto deciso e si affrettò a chiudere la porta dietro di sé.

            Solo allora il mantello venne lasciato cadere ed Herio si trovò di fronte Xenia. Volarono l’uno nelle braccia dell’altro e sussurrandosi frasi d’amore si denudarono famelicamente consumando un rapido ma intenso amplesso sullo stesso mantello. Fu Xenia che carezzandolo con affetto affrontò il discorso.

            -Amore mio venendo qui ho rischiata la mia vita ma anche la tua.  A Nola i nostri mariti hanno clienti e spie dappertutto e noi apparteniamo a loro anima e corpo. Chiunque potesse dire di averci visto parlare con uno sconosciuto trarrebbe da loro un profitto. E’ impossibile che ci si possa rivedere. Fattene una ragione anche perché questo era nei patti già prima che conoscessi la dura realtà che mi aspettava.

            -Non posso accettarlo!

            -Devi!

            -Ma stasera. . .

            -Per venire da te ho dovuto ricorrere a mille sotterfugi e menzogne anche se mio marito è fuori città. La mia vita è ora un’altra e non posso cambiarla anche se lo volessi.

            -Ma tu sei infelice!

            -Come non esserlo, vivo come una reclusa e non ho mai un momento nel quale possa considerarmi padrona di me stessa.

            -Lascia tutto allora e vieni con me!

            -Se lo facessi, e vorrei farlo, non avremmo scampo. Mio marito sarà sempre in grado di ritrovarci per ucciderci. Fosse solo per me non temerei la sua vendetta ma non voglio essere la causa della tua morte.

Dopo il viso le si rischiarò di un dolce sorriso.

            -Non c’è un posto più comodo in questa casa, dove ci si possa stringere fra le braccia?

Herio la guidò verso la sua camera da letto dove si lasciarono cadere abbracciati su di un gran letto che doveva essere stato testimone di molti similari incontri.  Xenia, terribilmente bella e seria frenò il suo ardore.

            -Prima di riaverti ancora dentro di me voglio che tu giuri sugli dei che non cercherai mai più di rivedermi.

            Herio cercò con carezze e baci di sottrarsi dal dare una risposta ma Xenia fu irremovibile.

            -Il tempo vola Herio e la mia decisione è irrinunciabile. Se mi ami devi giurare e poi potremmo ancora ritrovare la felicità, anche se per l’ultima volta, dei nostri giorni sul lago. Felicità- aggiunse poi-che se anche separati nessuno ci potrà togliere mai.

            -Hai la mia parola Xenia e gli dei mi siano testimoni di quanto questo mi costi.

            – Posso capirti perché il mio dolore non é certo inferiore al tuo.

            Consci dell’ineluttabilità che quello sarebbe stato il loro ultimo incontro si amarono e parlarono per tutta la notte. Le prime luci dell’alba costrinsero Xenia a staccarsi da lui per rivestirsi.  Herio si stava alzando per accompagnarla ma lei lo fermò.

            -Lascia che ti ricordi così !Il mio dio sannita che è stato e sarà il mio solo grande amore.

            La stessa mattina Herio lasciò Nola con l’intento di viaggiare a caso per   arrivare infine a Roma. Ma il suo viaggio si sarebbe interrotto a Fregelle. Percorrendo la Campania, l’Irpinia e l’Apulia,  terre a lui sconosciute,  cominciò a percepire sempre più palpabile una latente ostilità contro Roma. Ponendo attenzione a quanto accadeva  ebbe modo, in più occasioni, di toccare con mano l’arroganza dei magistrati romani impegnati più che a gestire la cosa pubblica a rimpinguare i propri patrimoni personali in danno delle popolazioni locali che venivano vessate e depredate.  I non cittadini, privi di diritti civili e della possibilità di adire le vie legali per tutelare i propri interessi violati, nulla potevano eccepire e questo sembrava dare maggiore forza ed arroganza ai funzionari ed ai cittadini romani che sempre potevano al contrario vantare una legge in loro favore ed ottenere un giudizio loro favorevole.

            Appariva evidente che le protratte leve militari finivano per allontanare i più giovani dalle loro attività che languivano costringendo chi rimaneva a chiedere prestiti a compiacenti e spesso altolocati usurai romani che in breve tempo non avevano difficoltà ad impadronirsi dei beni del debitore. Si riduceva progressivamente la proprietà terriera in mano ai non romani mentre parallelamente cresceva anche quella che passata in proprietà dello stato romano veniva assegnata ai veterani romani o incrementava i crescenti latifondi delle più importanti famiglie di Roma.

            Herio notò che al di fuori del Sannio gli italici sembravano sempre più disponibili a diventare “clientes” di “patroni” romani sperando in tal modo di poter contare sulla loro protezione o di portare avanti per loro tramite le proprie istanze.  Toccò con mano il fatto che la riforma agraria romana sostenuta negli anni precedenti dai Gracchi si era rivelata in danno delle popolazioni indigene ed a favore dei soli cittadini romani.

            Constatò come arroganti funzionari romani pretendessero un ossequio al limite del servilismo e come gli stessi pretendessero di vivere, senza badare a spese,  a carico delle diverse comunità che avrebbero dovuto amministrare. Non mancavano arbitrarie spoliazioni dei templi, violenze gratuite sulle popolazioni ed esemplari punizioni per chi osasse manifestare la propria disapprovazione.

            Visse l’irritazione montante che seguì la decisione del senato di Roma, attuata dal tribuno della plebe Marco Giunio Penno, di espellere tutti i non cittadini da Roma. Si entusiasmò ai tentativi di Marco Fulvio Flacco di consentire ai cittadini dei paesi federati l’acquisizione della cittadinanza romana.

            A Fregelle trovò che questo clima di antagonismo e di conflittualità con Roma era tangibile più che altrove. La città infatti, in maniera più evidente di quanto succedeva in altre colonie latine,  nel corso degli anni progressivamente abbandonata dai latini aveva altrettanto progressivamente accolto Peligni e Sanniti che ne avevano acquisita la cittadinanza e quindi il diritto di godere dei “diritti latini”ed il governo tendeva a rivendicare una maggiore indipendenza da Roma. La città inoltre,  in quanto al confine fra  Lazio e Campania aveva finito per assumere un ruolo di portavoce delle istanze comuni dei non romani mantenendo stretti rapporti con le altre colonie e con le principali città legate a Roma in forza di trattati che, qui più che altrove,  suonavano iniqui e vessatori.

            Fregelle era in pratica il polso della realtà in movimento delle città e nazioni federate a Roma e più che in ogni altra parte del paese ai cittadini era concessa tacitamente una maggiore libertà di azione e di critica.

            Proprio per queste ragioni la città era presidiata da numerose truppe romane,  rinforzate da contingenti costituiti da truppe non italiche,  che si tenevano pronte a garantire l’ordine e proteggere i residenti romani che costituivano una comunità chiusa ed avulsa, ove possibile, dalla restante comunità locale.

            Per Herio, sempre più incline ad interessarsi delle vicende politiche e sociali, fino ad allora ignorate, non fu difficile entrare in contatto con i più esclusivi circoli italici nei quali, palpabilissima, era la non celata speranza di riscattarsi, se del caso anche ricorrendo alle armi. Fu Plazio Ocricolo, un commerciante legato da rapporti d’affari con l’ azienda di Herio ad invitarlo ad una di queste riunioni. Il suo ingresso  sembrò causare imbarazzo alle persone già riunite. Pensò che questo fosse dovuto alla sua giovane età ma si dovette ricredere notando che tra i presenti, per lo più uomini maturi,  c’erano, anche se poche, altre persone più o meno  sue coetanee. La presentazione che di lui fece Plazio Ocricolo dovette tranquillizzare i presenti che sembrarono subito guardare a lui con occhi diversi e molti gli si avvicinarono per testimoniargli l’amicizia che li aveva legati a suo padre e la riconoscenza che gli portavano per il lavoro svolto.

            -Questo ragazzo è il figlio di Didio Pentro- aveva annunciato Plazio Ocricolo.-Credo che basti questo per accettarlo fra noi.

            Seguirono poi infervorate discussioni per fare il punto su vari argomenti incentrati sui rapporti con il governo di Roma e su possibili contromisure per vanificarne l’opera. Al termine della riunione gli si avvicinò uno dei giovani presenti.

            –Sono Papio Mutilo– si presentò- ero con tuo padre il giorno in cui fummo sorpresi dai soldati romani e tuo padre rimase ucciso. Penso ti possa fare piacere sapere che si è battuto come un leone.

            -Ti ringrazio delle tue parole, il mio nome è Herio.

            -Vieni, se vuoi possiamo stare insieme perché credo che tu sia nuovo a Fregelle.  

            Papio Mutilo si rivelò prezioso nell’inserimento di Herio nel gruppo del quale facevano parte e sembrava evidente che nonostante la sua giovane età dovesse  godere di un forte prestigio personale sicuramente dovuto a meriti personali.

            La successiva riunione si preannunciò fin dalle prime battute movimentata e se ne comprese il perché quando Plazio Ocricolo annunciò che a Roma le proposte di Flacco, sulle quali si era fatto un certo affidamento, erano state respinte.

            -Non possiamo  ulteriormente sperare che altre voci si levino in nostro favore. Credo che sia pertanto giunto il momento di mettere da parte speranze e chiacchiere e passare ai fatti. E’ il momento di dare a Roma un segno del nostro scontento.  Fregelle, per la sua stessa storia e per il ruolo che ha sempre avuto di portavoce delle istanze italiche, deve essere il punto di partenza di un forte segnale. Del resto questo è quanto abbiamo dibattuto da tempo e già fin troppo abbiamo atteso e attendendo ancora correremmo il rischio di non essere più in grado di agire. Noi sanniti abbiamo una forte presenza e possiamo contare sull’incondizionata adesione dei numerosi peligni. Approfitteremo quindi dei programmati festeggiamenti per celebrare la ricorrenza dello status di colonia per agire. Passo pertanto la parola a  Mario Egnatio che ha messo a punto insieme a Caio Papio Mutilo un piano per impadronirci della città.

            Il piano che venne illustrato sembrò aver tenuto conto di ogni dettaglio ed incontrò la generale approvazione. Furono poi ripartiti i compiti e quando la riunione si sciolse ognuno aveva ben chiaro il proprio ruolo. Herio abbandonò la riunione insieme a Mario Egnatio e Papio Mutilo.

            –Come sai io sono di Bovianum mentreMutilo è di Teano– si sentì in dovere di precisare a Herio- Senza false modestie posso dire che oggi Mutilo è l’anima del nostro gruppo avendo assunto il ruolo che è stato di tuo padre. Io mi considero il suo braccio operativo. Avrai notato che la gran parte dei nostri compagni di avventura, come Plazio Ocricolo sono persone non più giovanissime anche se assolutamente valide. Abbiamo bisogno di elementi giovani e saremo molto contenti se vorrai più direttamente collaborare con noi.

            La proposta lusingò Herio che si affrettò a garantire la più completa disponibilità  e da quello stesso giorno ebbe un ruolo attivo nella preparazione della rivolta. Si doveva curare che ogni giorno piccoli gruppi di giovani, eludendo la vigilanza romana alle porte della città, si infiltrassero al suo interno per rinforzare il numero dei combattenti, si doveva pure discretamente provvedere alla distribuzione delle armi ed alla pianificazione delle  singole fasi della rivolta in modo di poter cogliere il più possibile impreparate le truppe romane presenti in città e isolare quella parte di cittadini romani che avrebbe potuto offrire loro man forte.

            Apparve chiaro che Mario Egnatio sarebbe stato il ben visibile capo della rivolta per attirare su di sé, in caso di fallimento, la punizione delle truppe di occupazione ed Herio rivendicò il diritto di essere al suo fianco in nome del sangue versato per la medesima causa da suo padre. Quando il gran giorno giunse tutto sembrava verificato e pronto.

            Il programma dei festeggiamenti prevedeva nel teatro locale una esibizione di gladiatori ed una rappresentazione teatrale che avrebbe dovuto esaltare l’importanza della trasformazione di Fregelle in colonia latina. .

            Come previsto,  quando la gran parte della popolazione fu riunita in teatro e la città apparve deserta, piccoli gruppi di armati piombarono sulle guardie lasciate a difesa delle porte e uccisele provvidero ad aprirle ad altri rivoltosi in attesa. . Mentre ciò accadeva Mario Egnatio, circondato il teatro, interruppe lo spettacolo e salito sul palco degli attori con le armi in pugno, nel silenzio generale che era seguito al suo improvviso apparire, si era rivolto ai presenti.

            -Io Mario Egnatio riprendo possesso di questa città in nome del popolo sannita.La situazione in città è sotto il pieno controllo dei miei uomini. Non vogliamo inutili spargimenti di sangue né reclamiamo vendette sui cittadini romani presenti in città. Ordino che detti cittadini abbandonino ordinatamente il teatro e che siano scortati fuori città. Invito i soldati romani presenti a non opporre una inutile resistenza che potrà solo portare ad un inutile spargimento di sangue.

            I legionari alle prime parole di Mario Egnatio avevano prontamente creato un cordone intorno al settore riservato ai cittadini romani ed attendevano di ricevere ordini dal governatore.  L’ordine che ricevettero fu  di aprirsi un varco fra i presenti ed i legionari presero a muovere colpendo tutti coloro che, esultanti,  li avevano circondati.

            Bastò questo per sconvolgere i piani di Mario Egnatio. La folla inferocita  si scagliò compatta contro i soldati cercando di arrivare al governatore ed ai suoi magistrati. Seguì una confusione indescrivibile e quando Mario Egnatio riuscì faticosamente a riportare la calma il governatore e molti dei suoi giacevano per terra privi di vita mescolati ad un ben più numeroso numero di caduti  non romani.

            Herio ricevette l’ordine di scortare i cittadini romani al foro boario ed eseguì l’ordine mentre la folla man mano che usciva dal teatro,  surriscaldata dalla violenza che si era scatenata, si abbandonava ad atti di saccheggio e di vandalismo contro le proprietà dei romani.

            Ma la disciplina e la determinazione degli insorti non tardò a riportare rapidamente l’ordine. Il grosso delle truppe romane vistesi circondate e prive dei  comandanti non oppose se non sporadica resistenza muovendo  per abbandonare la città. Il successivo compito di Herio fu di distribuire fra gli insorti le armi lasciate dai romani e di farne trasportare l’eccedenza verso destinazioni sicure e prefissate.

            La città, una volta evacuati i civili romani,  si preparò a resistere alla preventivata ritorsione delle truppe romane. Coloro che preferirono abbandonare la città poterono farlo rispondendo ad un preciso appello in tal senso di Mario Egnatio.

            – Sappiate– aveva detto alla popolazione- che Roma non lascerà impunito questo nostro gesto e che presto le sue legioni marceranno su di noi. Non voglio che la popolazione paghi il nostro gesto e le conseguenze che noi abbiamo volontariamente accettate in nome di un ideale che siamo pronti a pagare con la vita. Invito tutti coloro che non se la sentano, e che hanno la mia comprensione, ad abbandonare la città ed il mio invito è rivolto sopratutto a donne e bambini. Abbiamo operato avvalendoci di elementi  per lo più esterni rispetto alla popolazione locale  proprio per non attirare su di voi la vendetta romana. Abbiamo risparmiato i civili romani e dovremmo sperare che,  quando riprenderanno il controllo della città,  facciano altrettanto ma non posso garantirvi che ciò avvenga.

            Quando Herio si ritrovò con Papio Mutilo e commentò le conseguenze del loro gesto e le loro personali prospettive se fossero usciti vivi da Fregelle, Papio gli parlò apertamente.

            -Quando abbiamo saputo del tuo arrivo in città abbiamo incaricato Plazio Ocricolo di avvicinarti e di portarti fra noi sperando che il buon sangue di Didio Pentro potesse aver generato in te un degno suo successore. Sappiamo che i tuoi affari sono ben curati da un fidato liberto ed abbiamo sperato di averti per l’avvenire al nostro fianco. Quando  qui,  come è inevitabile, tutto sarà concluso i superstiti si ritroveranno sulla Maiella per riorganizzare le future azioni contro il nemico.

            –In pratica mi stai dicendo-lo interruppe Herio- che mi avete spiato e volutamente coinvolto a mia insaputa nei vostri piani già prima che io stesso decidessi di entrarci.

            -Non usare una parola odiosa come spiarti. Diciamo che abbiamo bisogno di elementi giovani ed affidabili e che abbiamo cercato di averti con noi. Il nome della tua famiglia ha ancora un forte ascendente in questo paese anche grazie all’opera in tempi recenti di tuo padre. Ma ora che ti ho detto questo non sei tenuto a rimanere con noi e sei libero di riprendere la tua libertà perché quanto abbiamo da offrirti non comporta altro che rischi e forse morte.

            Herio si fece volutamente pensoso quasi che stesse valutando la offerta appena fattagli ma poi scoppiò in un’allegra risata.

            -Ma certo che sono con voi! Andiamo che ti offro da bere, il nostro accordo merita di essere festeggiato!

            Nei giorni successivi alla rivolta i ribelli tennero fede al loro impegno di non mescolarsi, per non coinvolgerla, alla popolazione  accettando che a loro si unisse solo chi volontariamente sceglieva di farlo. La città fin dal primo giorno finì in pratica per essere circondata da truppe romane, rinforzate di ulteriori contingenti e con nuovi ufficiali che rimpiazzavano quelli caduti nel teatro. Le truppe assedianti furono presto pronte a sferrare l’attacco ma attesero che la popolazione che voleva abbandonare la città potesse farlo. Quando l’esodo sembrò terminato le catapulte romane presero a bersagliare la città di colpi e di fascine ardenti. Dopo lunghi giorni di questo bombardamento incessante le legioni mossero ordinatamente verso i varchi aperti nelle mura incontrando una disperata resistenza che ripetutamente vanificò i loro sforzi. In questi attacchi Herio ebbe il suo battesimo come combattente e scoprì con gioia di essere all’altezza del compito meritando la stima e l’apprezzamento dei compagni. Scoprì una innata familiarità con le armi ed affinò progressivamente queste capacità contento di ricollegarsi idealmente alle gesta di suo padre e dei suoi antenati. Papio Mutilo e Mario Egnatio gli furono spesso al fianco dandogli consigli e suggerimenti che servissero a proteggere la sua vita e a completare la sua forzatamente breve istruzione militare. In pratica Herio in quei giorni di battaglia visse momenti di felicità che lo rafforzarono nella determinazione di votarsi anima e corpo alla causa sannita in particolare e a quella italica in generale.

            Fregelle resistette tre mesi lunghi e sanguinosi. Le perdite cominciarono ad essere pesanti su entrambi i fronti e le provviste a scarseggiare. Plazio Ocricolo che aveva scelto di restare e combattere pur non avendo mai presa un’arma in pugno era stato fra i primi a cadere felice di morire da soldato sannita. Quando cominciò a mancare l’acqua fu chiaro che i giorni della rivolta volgevano al termine e Mutilo convocò in adunata i ribelli.

            -Credo di poter considerare conclusa la nostra azione.  Roma ha ricevuto forte e chiaro il messaggio che volevamo inviarle e la nostra impresa verrà a lungo ricordata. Abbiamo voluto lanciare un seme e ci siamo riusciti. Il nostro compito è finito. Domani usciremo dalla porta sud come un esercito sannita in armi e ci apriremo un varco verso le nostre destinazioni. Noi tutti sappiamo come mantenere i futuri contatti e quindi, amici, non mi resta che ringraziarvi per il vostro coraggio augurandoci di poterci,  nel maggior numero possibile,  ancora riunire.

            L’indomani quando il sole cominciava a delinearsi in lontananza i soldati sanniti marciarono ordinatamente contro le file romane.  I romani furono forse colti impreparati o forse preferirono non dar vita ad un ultimo scontro sicuramente anche per loro sanguinoso; certo è che lo schieramento romano si aprì con una scarsa resistenza e il ricostituito esercito sannita poté sciogliersi con poche perdite.

            Herio obbedendo agli ordini ricevuti rimase al fianco di Mario Egnatio che per più giorni rimase nascosto nelle vicinanze di Fregelle.  Con le lacrime agli occhi assistettero allo scempio che le truppe romane ne fecero e la minacciata frase “non ne rimarrà pietra su pietra” mai era stata così spietatamente attuata quasi che i romani volessero cancellare oltre alla città anche la storia che essa aveva per secoli costituito nelle guerre e nelle contese con i Sanniti.

I sanniti superstiti presero i sentieri verso la Maiella


Per il Cap. 60 ……  Cliccare QUI

 


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma)al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggidella stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosiquali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

About Paride Bonavolta

Paride Bonavolta, agnonese nella testa, nel sangue e nel cuore, da anni è tornato a vivere in Molise con tanta voglia di mettersi a disposizione per il bene del territorio. Chiunque, interessato alle sue aspirazioni, può contattarlo tramite i seguenti contatti.  e-mail: paride.bonavolta@virgilio.it; cellulare: 335 6644839

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.