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Cap. 51 – I rivali di Roma – Gavio

Storia romanzata [1] di Paride Bonavolta

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Gavio, finiti i giochi della Gioventù a Roma, torna tra la sua gente. Il Padre Murcus lo fa viaggiare  attraverso i paesi del Mediterraneo, Grecia in particolare; di ritorno verso casa Gavio si ferma a Roma a salutare la sua amante Marzia; scopre che ha una figlia, Giulia,  avuta da un precedente matrimonio e che il suo attuale marito è m orto. Apprende anche che Marzia sta per sposarsi di nuovo. Diventano amici. Si innamora di Giulia. Vorrebbe sposarla ma prende tempo; torna tra la sua gente. Il Padre Murcus muore e lui viene nominato nuovo Meddix dei Pentri. Intanto, il nuovo marito di Marzia gli propone di unirsi ai Romani per combattere i Galli. Gavio, sannita, non vuole…. … …

Nave Romana

          Tornato in patria, dove fu trionfalmente accolto,  Gavio finì presto per sentirsi oppresso dalla quotidianità della sua vita.

            Murcus e Placidia, sempre attenti all’umore di quell’unico figlio,  gli proposero di riprendere quella che Murcus definì “la via del veccho Papio”e cioè di viaggiare nei paesi del Mediterraneo ma con un preciso obiettivo commerciale che desse uno scopo al viaggio.

            Gavio fu ben lieto di accogliere la proposta e senza porre indugi raggiunse Neapolis per imbarcarsi per la Grecia.

            Nei due anni che seguirono furono molte le nazioni visitate ed altrettanto numerose le esperienze che indubitabilmente lo arricchirono.

            Prima di imbarcarsi era passato a trovare Marzia Licinia ricevendo da lei una serie di lettere di presentazione per i suoi tanti amici sparsi nelle terre che Gavio avrebbe sicuramente toccate nel suo lungo viaggio e quelle lettere gli aprirono molte porte.

            Trovò entusiasmante la Grecia,  si innamorò dei deserti dell’Egitto e della Siria, godette della lussureggiante bellezza delle oasi, si bagnò nei caldi mari della costa africana.  Amò donne di ogni razza e colore, concluse vantaggiosi accordi commerciali per esportare la lana del Sannio ed inviò a casa numerosi carichi di preziose merci che il suo sempre crescente intuito per gli affari di volta in volta gli consigliava.

            “Sulle orme di Papio” erano state le parole del padre e Gavio sentì  il senso di continuità che quelle parole volevano significare.  Papio,  cinque generazioni prima della sua, lo aveva preceduto in quel viaggio ed era stato il solo della sua famiglia che avesse potuto compiere quel viaggio visto che le successive quattro generazioni,  salvo la missione di suo nonno in Epiro,  erano sempre rimaste in patria più o meno costrette dalle continue guerre con Roma.

            Al rientro previde una sosta a Roma sentendo di dovere dei ringraziamenti a Marzia alla quale intendeva portare anche numerosi regali per sdebitarsi delle gentilezze ricevute.

            Chiesta udienza fu ricevuto da una Marzia forse più bella di un tempo ma,  nonostante che nel suo gioioso abbraccio ritrovasse l’amica di un tempo,  non poté non notare un atteggiamento più formale nei suoi confronti.

            Notò inoltre che a differenza delle sue precedenti visite era stato introdotto in casa da quell’ingresso principale che di solito,  nelle sue precedenti visite,  gli era stato sconsigliato di usare.

            Queste osservazioni fatte a livello inconscio trovarono conferma quando sciogliendosi dal fraterno abbraccio si accorse che Marzia non era sola.  Con lei c’era una bellissima ragazza dai lunghi capelli ramati e con occhi di un incredibile e luminoso color verde.  Non doveva certo avere più di quindici anni e tutto in lei denotava classe e rango oltre ad una incredibile somiglianza con Lucrezia.  Marzia fu pronta a presentargli la ragazza.

            – Questa è mia figlia Giulia.  E lui Giulia è Gavio Pentro il giovane atleta sannita che conobbi durante i giochi italici di due anni fa, credo di avertene parlato.  

            -Sì madre, mi hai parlato di lui e delle sue vittorie.

            Mentre parlava rivolta alla madre,  Giulia sembrava studiare il loro ospite con un interesse che non aveva certo nulla di sfacciato o di offensivo.

            A sua volta Gavio guardava affascinato la ragazza colpito dalla sua voce,  dalla sua grazia e bellezza.

            – Forse  però,  Gavio, non ho parlato a te  di mia figlia.

            – Sicuramente no perché non sapevo che Erio Poppedio  avesse una figlia.

            – Giulia non è figlia di Erio ma del mio primo marito Giulio Licinio Crasso.  Lui, il mio primo marito,  morì prima che sposassi Erio.  Ora anche Erio è morto.

            – Morto?-interrogò Gavio non sapendo quale tono dare alla sua domanda.

            – E’ stato trovato morto circa un anno fa nella suburra. Ucciso da un colpo di pugnale.

            -Mi dispiace non lo sapevo.

            -E come avresti potuto saperlo visto che eri in viaggio?D’altro canto si era fatto molti nemici fra i suoi clienti e lui stesso temeva di fare una fine simile prima o poi . Ma parlaci del tuo meraviglioso viaggio.  Avrai tante cose da raccontare a due povere provinciali.

            Gavio accolto l’invito  cominciò a raccontare sollecitato dalla curiosità delle due donne e dalle loro domande intelligenti ma sopratutto lieto della loro compagnia e sicuramente affascinato dalla presenza della giovane Giulia .

            I suoi racconti si interruppero quando Giulia lasciando lo scranno sul quale era seduta annunciò di dover andare a lezione di musica.

– I tuoi racconti sono affascinanti e sono spiacente di non poter restare. Spero comunque di poterti rivedere presto.

            – Non desidero altro– replicò Gavio interpretando le parole della ragazza come qualcosa che andasse al di là di una normale frase di cortesia-e spero che tua madre me lo consenta. Ma il mio soggiorno sarà molto breve perché è ora che ritorni nella mia terra.

            – Spero tu faccia il possibile Gavio– insistette lei-E tu madre invitalo a tornare.

            – Certo Giulia– la rassicurò Marzia- non c’è bisogno che io dica a Gavio che la nostra casa è sempre aperta per lui. Vai ora non far aspettare quel vecchio brontolone del tuo maestro.

            Quando Giulia fu uscita Marzia sembrò rilassarsi.

            -Sorpreso Gavio?

            -Non dovrei esserlo?Tutte queste novità mi hanno colto di sorpresa e non pensavo certo che tu potessi avere una figlia già così grande. Ti assomiglia molto ed è quindi bellissima.

            -Non mi adulare,  ho visto che non avevi occhi che per Giulia e trovo giusto che sia così. Del resto, come vedi,  tante cose sono cambiate  ed anch’io non sono più quella di un tempo. Non ti ho parlato di Giulia perché una volta caduto il velo che copriva i miei occhi e scoperta la vera essenza di Erio ho voluto tenerla lontana da questa casa e dalla mia vita.  E’ vissuta con sua nonna in campagna a Tusculum dove io potevo raggiungerla spesso.  L’ho tenuta lontana da un mondo che poco si addiceva alla sua età e solo dopo la morte di Erio è rientrata a casa.  Sono felice di riaverla con me e la sua presenza in un certo senso mi ha permesso di riordinare la mia stessa vita.  Ho ripreso la vita che si addice ad una donna del mio rango e che permetta a mia figlia un avvenire sereno. Ho anche deciso di sposare un vecchio amico,  a me molto caro,  che mi ha atteso dai tempi del mio primo matrimonio.  Sposerò Marco Valerio Arrone e ne sono felice perché saprà essere un buon marito ed un buon padre per Giulia.  La nostra storia, che bada bene ricordo con gioia,  era già chiusa da prima ma ora lo è più che mai,  ma questo ovviamente non toglie nulla alla nostra amicizia.

            -Sono felice della gioia che sento nelle tue parole e ti auguro ogni felicità.

            -Bene Gavio, è tutto chiarito e vorrei che tu conoscessi il mio promesso sposo perché sono certo che vi troverete d’accordo su molte cose. Torna appena puoi da noi e ci farai felici.

            L’invito fu presto accolto e Gavio incontrò Marco Valerio che,  come previsto da Marzia,  si rivelò un ospite piacevolissimo e molto aperto nei suoi confronti.

            Marco Valerio godeva buona fama di soldato conquistata nella breve ma vittoriosa campagna condotta dai romani in Illiria che aveva aperto la via per quella che già si poteva ipotizzare come una futura espansione sulle opposte sponde dell’ Adriatico  ed era il classico soldato leale che nei suoi racconti sapeva dare il giusto merito ai nemici senza inutili e vanagloriose vanterie.

            Leggendo interesse negli occhi di Gavio e istintivamente sentendo di potersi fidare di lui,  Marco esordì con una proposta che lasciò interdetto Gavio.

Visto il tuo interesse per le mie campagne militari che ne diresti di unirti a me in una prossima campagna? Penso che non mancherà certo un’occasione e tutto lascerebbe prevedere che prima o poi si aprirà una nuova parentesi in questa lunga guerra che da anni si combatte nella Gallia perché prevedo che la nostra alleanza con i Galli Cenomàni e con i Veneti  ci attirerà contro le altre tribù.

-Ti ringrazio ma devo ammettere che la tua proposta mi sconcerta.  Sono sannita e mi sentirei di tradire i miei principi se dovessi combattere sotto le insegne di Roma.

            -Sciocchezze Gavio!I nostri popoli sono in pace, il tuo paese da tempo ci fornisce truppe,  come del resto tutti gli altri alleati,  e fra le truppe che porterò con me ci saranno dei reparti sanniti e tu potresti esserne il comandante.

            -Siamo alleati non proprio per libera scelta e non credo che un solo sannita combatta con gioia sotto le insegne romane.

            -Sciocchezze!Dobbiamo superare vecchie diatribe e rivalità se vogliamo progredire. Il mondo è grande e le piccole dispute interne alla nostra penisola non possono continuare a dividerci. C’è un mondo vasto, che tu in parte conosci, che potrà essere portato nella nostra sfera a beneficio di tutti i popoli italici.

            -Credo che potrei essere d’accordo con te ma sono impreparato a darti una risposta e . . credimi mi hai tentato non poco.

            -Non c’e’ fretta.  Aspetterò la tua decisione e sii pur certo che rispetterò una tua scelta negativa anche se non la condividerò.  Ma tu valuta attentamente la mia proposta.  Forse per la tua gente può essere ancora difficile accettare questa realtà ma, credimi, sarebbe la cosa più saggia da farsi per entrambe le parti.  

            Dopo questo colloquio,  non più ripreso,  Gavio fu invitato alla villa di Tusculum dove Marzia si era trasferita.  Ovviamente era ospite anche Marco Valerio e il legame fra i due uomini si rinsaldò.

            Gavio notò con gioia la  sincerità del legame che univa Marzia e Giulia a Marco Valerio e realizzò di essere sempre più in quel piccolo mondo considerato come uno di famiglia.

            In Marzia non riusciva più,  in questa nuova realtà,  a vedere l’amante appassionata di un tempo ma solo la sposa promessa di un uomo che stimava e rispettava e la madre di una ragazza che sempre più sentiva vicina al suo cuore.  Di questo sentimento che sentiva crescere ritenne opportuno parlarne con Marzia affrontando l’argomento senza tanti preamboli.

            -Credo di essere innamorato di Giulia.

            –Io ne sono certa-replicò lei.

            -Cosa fare? I nostri mondi sono così lontani!

            -Credo che la soluzione ideale sia che tu torni fra la tua gente.  Metti alla prova i tuoi sentimenti e valuta gli ostacoli ed i vantaggi della tua scelta. Ti ho sentito parlare di guerra ai galli ed ho,  come Marco Valerio,   interpretato il tuo silenzio come un tacito rifiuto.  Penso quindi,  e tu ne hai appena data una prova,  che tu stesso ed i tempi non consentano di guardare senza problemi ad una unione “mista”.  Conosco mia figlia e conosco i suoi sentimenti per te.  A lei ho già dato lo  stesso consiglio.  Sai che la nostra casa è sempre aperta per te e quindi. . .  diamo tempo al tempo.

            Il sapere che Giulia condivideva il suo amore tranquillizzò Gavio che tuttavia non ritenne opportuno affrontare l’argomento rinviandolo come suggerito da Marzia.  Fu tuttavia evidente ad entrambi che una tacita e silenziosa promessa era stata fra loro scambiata e che il tempo avrebbe dato loro la certezza che entrambi cercavano.

            Al suo rientro Gavio trovò il padre molto invecchiato e calcolò che da quattro anni aveva sorpassata la settantina e che chiaramente la sua vita era in declino.

            Volendo dare il suo contributo per lungo tempo mancato si prodigò per sollevare il padre delle tante incombenze che la guida dell’azienda comportava.  Gli fu anche molto vicino come compagno e in una delle tante lunghe chiacchierate gli confidò di voler prendere come sua compagna una ragazza romana.

            – Un’altra analogia con Papio.  Anche lui ebbe come compagna una donna straniera ed anche lui non poté mai sposarla.  Se pensavi di trovare in me un ostacolo alla tua scelta rassicurati.  E’ finito,  credo ormai per tutti,  il periodo in cui sarebbe suonato come un tradimento unirsi ad una donna romana. Del resto abbiamo un altro precedente proprio in famiglia con la madre di Aracoeli. Credo che non andremo rapidamente incontro ad una rapida assimilazione, così come Roma spera, ma è certo che molti angoli si vadano smussando rispetto all’antica e direi atavica rivalità con Roma. Non posso quindi che darti la mia benedizione ma ti prego di valutare bene ancora per qualche tempo la tua decisione considerando che per la legge romana il legame con la tua Giulia non potrà mai essere formalizzato e considera, soprattutto,  che in un certo senso la metterai fuori dal suo mondo. Potrebbe anche darsi, ma non lo credo, che la stessa nostra gente non l’accetti in quanto romana. Ma questo tu lo sai e sono certo saprai valutare il tutto . Io ho creduto nell’amore e credo di poterti assicurare che sia l’unica base per una unione duratura e tua madre ne è la riprova.

            Placidia a sua volta informata si pose ben differenti domande volendo tutto conoscere del carattere, dell’aspetto e dei sentimenti della ragazza e rivelò subito una grande disponibilità nei suoi confronti ed una sincera impazienza di conoscerla.

            -Io e tuo padre stiamo diventando vecchi ed il nostro sogno è quello di vederti al fianco una  sposa che sappia renderti felice. Questa casa poi ha bisogno di una giovane donna e sarebbe bello vederla con dei bambini.

            Trascorso l’anno che si era prefissato Gavio si preparò al suo ritorno a Roma spinto più che mai dal desiderio di rivedere Giulia la lontananza della quale, a miglior riprova dei suoi sentimenti,  si stava rivelando insopportabile.  Ma purtroppo il viaggio dovette essere rimandato per l’improvvisa morte del padre Murcus.

            All’inumazione di Murcus furono presenti numerosi gli amici ed i notabili della Pentria e quando tutto fu compiuto Gavio si sentì offrire la carica di Meddixdei pentri che già era stata di suo padre.

            – La scelta che abbiamo fatta è stata meditata a lungo ma senza contrasti fra di noi– gli riferì l’anziano portavoce della sua gente – Riteniamo che tu sia l’uomo adatto, proprio in quanto giovane, a traghettare la nostra gente verso la nuova era che sembra aprirsi . Noi del consiglio abbiamo tutti vissuto in un periodo storico diverso e ci sentiamo impreparati a questo per qualcosa di atavico che, più o meno consci,  abbiamo ancora in noi. Tuo padre ci ha spesso parlato di te raffrontandoti a Papio Petro il  ricordo del quale,  come sai,  è ancora vivo nel nostro paese. Abbiamo, perché nasconderlo, valutato il fatto,  per noi anziani ancora inconsueto, delle amicizie che si dice tu abbia a Roma e soprattutto il fatto che si mormora che  sposerai una donna romana.  Ma abbiamo valutato anche il tuo attaccamento alla nostra terra ed alle nostre tradizioni ed il retaggio che la tua famiglia vanta nella storia della nostra gente.  Siamo quindi certi che saprai all’occorrenza ragionare e decidere da sannita e quindi di operare ad esclusivo vantaggio della tua gente.

            La proposta del tutto inaspettata colse Gavio di sorpresa ma comprese subito di non poterla rifiutare e quindi l’accettò assumendone nei giorni seguenti formale impegno di fronte alla sua gente.

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Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 


[1] (Nota di Enzo C. Delli Quadri) Quando molti anni orsono, Paride Bonavolta, mise mano a questo lavoro fu a lungo combattuto tra l’idea di “scrivere di storia” e quella di “romanzare la storia” per renderla più avvincente se vissuta da personaggi con la stessa interagenti. Scelse la seconda, anche perché, di storicamente definito, nonostante l’opera del canadese E.T. Salmon professore emerito alla Mc. Master University in Canada e di altri studiosi, c’è poco e quel poco rifà alla storia scritta dai romani, cioè dai vincitori. Cosicché, i Sanniti, dai loro scritti, non hanno ottenuto quella visibilità e giustizia che forse avrebbero meritato.

Attraverso la vita di 7 personaggi immaginari (Papio, Tauro, Mamerco, Brutolo, Murcus, Gavio, Herio), la storia dei Sanniti di Paride Bonavolta si dipana dal 354 a.C.(data del primo trattato dei sanniti con Roma)al 70 d.C. (morte dell’ultimo dei sette personaggi, quasi 20 anni dopo la Guerra Sociale). Ma, attraverso i ricordi del primo personaggio, Tauro, la storia riprende anche avvenimenti iniziati nel 440 a.C.

I sette personaggidella stessa famiglia, nell’arco di questo periodo, vivranno gli avvenimenti storici che contrapposero romani e sanniti nel contesto più generale degli avvenimenti della penisola italica interagendo quindi con personaggi famosiquali il re epirota Alessandro il Molosso, Pirro, Annibale ed infine Spartaco.

 

About Paride Bonavolta

Paride Bonavolta, agnonese nella testa, nel sangue e nel cuore, da anni è tornato a vivere in Molise con tanta voglia di mettersi a disposizione per il bene del territorio. Chiunque, interessato alle sue aspirazioni, può contattarlo tramite i seguenti contatti.  e-mail: paride.bonavolta@virgilio.it; cellulare: 335 6644839

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