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Canti popolari  dell’Altosannio – Canto n. 10

Raccolto da Oreste Conti nel Libro “Letteratura Popolare Capracottese” edito da Luigi Pierro, Napli 1911[1]

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Premessa al canti 

Eterno tema prediletto del popolo è l’amore. Da noi, per lo più, il giovine comincia inchiesa a volger lo sguardo alla donna amata, poi la segue alla fontana, e infine, a tarda notte, timidamente, le manifesta la sua passione.
La vergine, intanto, che ha tutto indovinato, dalla camera buia, ascolta, non vista, la serenata.
In ogni parola sale a lei l’immagine del suo adoratore, sin che cessato l’omaggio notturno, che è una rivelazione, i due giovani vanno a dormire, ma per riportare nel sogno il pensiero alla donna amata. Da quella notte, per la prima volta, la fanciulla perde la pace, la passione l’avvolge nelle sue spire, il cuore le vien rapito e crede di sognare ad occhi aperti. Il giorno dopo, qualche compagna compiacente le porta l’attesa ambasciata: l’amore è corrisposto, l’idillio incomincia.

Canto 10

Ru Die de l’amore còme facètte
quanda sta bèlla figlia ‘ngénératte?
Alzatte l’uocchie ‘n ciéle, ru sole vedètte,
e miése all’altre stélle te capatte;
può te purtette a chéla funtanèlla
addove se vettéiane re ‘nnuciénte:
può te purtette arru murtale de bronze,
addò se pista l’ore che r’ fine argiénte

 Il Dio dell’amore come fece
quando questa bella figlia generò?
Alzò gli occhi al cielo, il sole vide,
e in mezzo alle altre stelle ti scelse;
poi ti portò a quella fontanella
dove venivano battezzati gli innocenti:
poi ti portò al mortaio di bronzo,
dove si pesta l’oro con il fine argento


[1] Nota dell’autore: per 4 anni, nel breve periodo delle vacanze estive, mi sono recato tutti i giorni nelle nostre remote campagne, a raccogliere i canti dei nostri montanari, or lamentevoli, or dolci, ma che sempre esprimono il sentimento del mistero della vita, la tristezza impenetrabile dell’ amore.
Inoltre l’autore ci ricorda quel che dicevano:
Giosuè Carducci: Voi potreste, o giovani, andar cogliendo in su la bocca del popolo, da provincia a provincia, la parola, il motto, la imagine, il fantasma che è testimonianza alla storia di tanti secoli; …… voi potreste così ricomporre la demopsicologia dell’Italia e dai monti alle valli, cooperante la natura, ritessere per tutto il bel paese la poesia eterna, e non più cantata, del popolo.
Giuseppe Giusti: So che amo il popolo vero e che mi tengo ad onore di battezzare nell’inchiostro i modi che gli nascono vivacissimi sulle labbra, e che molti non ardiscono di raccogliere, come se scottassero.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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