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VII Canto di Altosannio                 

Questo Canto di Gustavo Tempesta Petresine[1],
fa parte di un suo libro di poesie intitolato “Ne cande”[2]

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Canto VII

Di la oltre la nebbia che liscia i fianchi
dell’abete soprano:
un amore abbracciato lontano,
aggugliato nella selce tenace,
abbrancato d’arenaria antica,
fra le falde di roccia
sfarfallate dal vento,
concupite dal tempo… mi porta per mano.
Cuore migrante che sei partito e perso,
non senti che l’amore non ritorna!
Non senti che ogni battito è diverso!

_________________________________
[1] Gustavo Tempesta Petresine, Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente.  Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande,”
[2]‘Ne cande, nasce da un percorso accidentato,  da un ritrovare frammenti e “cocci” di un vernacolo non più parlato come in origine, da mettere insieme in un complicato puzzle. I termini sono proposti cercando di rispecchiare la fonetica che fu propria del parlare dei nostri nonni, ascoltati in prima persona e qui proposti. Il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti, di un vivere paesano, è svanito negli anni.

Musica: Brian Crain – Northern Lights
Editing:
Enzo C. Delli Quadri

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

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