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Canti popolari  dell’Altosannio: 112-113-114

Canti raccolti da Oreste Conti
in  “Letteratura Popolare Capracottese” edito da Luigi Pierro, Napli 1911[1].

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Canto 112

Nen i’ cantanne chiù, guólle arrachite,
famme cantà a me, rosa sciurita:
nen i cantanne chiù, ciéglie de fratta,
che gire attorne e nen te può fa r’ nide!

Canto 112

Non andar cantando più, gola arrochita,
fa cantar me, rosa sfiorita:
non andar cantando più, uccel di bosco,
che giri intorno a me e non puoi fare il nido.

.

 pistola

Canto 113

Nen sérve a rimiriè, can nen me cuóglie:
alla schiuppétta téia nen ce so palle.

Canto 113

Non serve a puntarmi, non mi prendi:
alla schioppetta tua mancano pallini.

.

donna al mulino copia

Canto 114

La mamma de Concéttina, tutta gélosa,
nen vò mannà la figlia arru muline.
– Mò che ce sciè ménuta na vòlta sòla,
te vu
óglie faie la farina fine.
– O mulinare, nen parlà de chésse,
ca sié fratèlli mié t’ammazzeranno.
– I n’àie paura di sié e né de sètte,
i te re vuoglie dà nu vuoàce  ‘n piette.
Tiénghe na pistuletta a palle d’óre;
spàrala ‘npiette a me, chi mòra mòra

Canto 114

La madre di Concettina, tutta gelosa,
non vuol mandar la figlia al mulino.
– Or che ci sei venuta una volta sola,
voglio farti la farina fina.
– O mulinaro, non parlar di questo,
ché sei fratelli miei t’ammazzeranno.
– Non ho paura di sei  e né di sette,
io te lo voglio dare un bacio in petto.
Ho una pistoletta a palle d’oro;
sparala sul mio petto, chi deve morire muoia.

 

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[1] Nota dell’autore: per 4 anni, nel breve periodo delle vacanze estive, mi sono recato tutti i giorni nelle nostre remote campagne, a raccogliere i canti dei nostri montanari, or lamentevoli, or dolci, ma che sempre esprimono il sentimento del mistero della vita, la tristezza impenetrabile dell’ amore.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Leonardo Tilli

    Un canto, molto simile al 114 per il contenuto e uguale in alcuni “versi”, l’avevo sentito anche a Fraine, negli anni sessanta, una sera dopo cena, cantato dalle donne che “defogliavano” le olive raccolte nella giornata.
    Il canto era molto più lungo, aveva un intercalare ripetuto dopo ogni “verso”. Infatti, dopo ogni frase si cantava: “bim – bum – bam”! Il canto di Fraine al finale esplicitava l’epilogo “immaginato!” …
    Mi sembra di ricordare un altro intercalare riferito alle persone; “con gli occhi bianchi e neri”, ma potrebbe essere di un altro canto popolare …
    — Nicola Marino, in un commento precedente, ha scritto ciò che ricorda di quel canto:
    — ” Rosina va al mulino” …
    Canto antico di Fraine!
    – Sta fermo molinaro con le mani,
    bim bum bam,
    tira che vien che gusto mi dà,
    – Rosina dammela … per carità ..,
    – Io ho sette fratelli, con gli occhi bianchi e neri, io ho sette fratelli … ti ammezzeranno!
    Ti ammazzeranno con sette pallini d’oro, bim bum bam,
    tira che vien che gusto mi dà,
    – Rosina dammela,…per carità.
    – Io ho sette fratelli con gli occhi bianchi e neri, io ho sette fratelli … ti ammazzeranno! …

  2. Leonardo Tilli

    Lo studioso, di vasta e profonda coltura, Terenzio Zocchi, in “roccaspinalveti”, con un suo commento ha ridimensionato ciò che io precedentemente avevo scritto, facendomi conoscere alcuni aspetti sui canti popolari che io ignoravo. … Egli, gentilmente, mi ha autorizzato a riportare il suo bel commento in questa sede! lo ringrazio per la sua cortesia.
    Terenzio Zocchi : Leonardo, due frammenti di stornelli di lavoro ‘caustici’, cosiddetti canti a dispetto (a suspìtte), in alcune zone anche incanate. L’ultimo è la cosiddetta Ballata di Rosina o “La mamma di Rosina era gelosa” (ma nel Centrosud diventa anche Concettina o Concettola), che riprende il tema della ragazza sedotta dal mugnaio. Questa canzone narrativa era già molto diffusa negli anni ’40 -’50 in tutta Italia (Emilia Romagna, Abruzzo, Calabria, Piemonte) e circolava fra i cori folkloristici, forse rilanciata dai dischi o dalla radio. L’origine sembra settentrionale (al massimo toscana), ma è chiaro che è stata riaggiustata in ambito colto o semi-colto. Qui subisce una ri-dialettizzazione.

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