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Canti Popolari dell’Altosannio – nn. 1,2,3,4

raccolti da Oreste Conti nel Libro “Letteratura Popolare Capracottese” edito da Luigi Pierro, Napoli 1911 [1], (foto da web a cura di Enzo C. Delli Quadri).

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Premessa ai canti dall’ 1 al 15

Eterno tema prediletto del popolo è l’amore. Da noi, per lo più, il giovine comincia inchiesa a volger lo sguardo alla donna amata, poi la segue alla fontana, e infine, a tarda notte, timidamente, le manifesta la sua passione.
La vergine, intanto, che ha tutto indovinato, dalla camera buia, ascolta, non vista, la serenata.
In ogni parola sale a lei l’immagine del suo adoratore, sin che cessato l’omaggio notturno, che è una rivelazione, i due giovani vanno a dormire, ma per riportare nel sogno il pensiero alla donna amata. Da quella notte, per la prima volta, la fanciulla perde la pace, la passione l’avvolge nelle sue spire, il cuore le vien rapito e crede di sognare ad occhi aperti. Il giorno dopo, qualche compagna compiacente le porta l’attesa ambasciata: l’amore è corrisposto, l’idillio incomincia.

 

Canto I

L’amore cuménza che suspire e cante
E ce se manna può l’ambasciatore.

L ’amore comincia con sospiri e canti
e poi  si invia l’ambasciatore

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Canto II

 Piglia la cuncarella e va pe d’acca
Ru ‘nnammurate alla fonte t’aspetta;
la fonte covre la fronna de lacce,
màmeta t’ha crésciuta e i t’abbracce;
la fonte sta cuvèrta a matunèlla:
la conca è d’òre e la sposima è bella.

Prendi la conca e va a prendere l’acqua
L’innammorato alla fonte ti aspetta
La fonte copre la foglia di sedano
Tua madre ti ha cresciuta e io ti abbraccio
La fonte è coperta di mattoni
La cona è d’oro e la sposina è bella

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Canto III

Amore, amore,
tu jette l’acca e i de séte mòre *

Amore, amore
Tu getti l’acqua e io di sete muoio.

* questo stornello richiama i versi del Brunelleschi “Madonna se ne vien dalla fontana – contro l’usanza con voto l’orcetto – e ristoro non porta a questo petto – né con l’acqua, né con la vista umana

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Canto 4

 Ierséra me ‘ncuntriètte  che na brunétta
alla funtana che la tina ‘nchéva.
Passiètte e i diciétte: Amore mie
na véveta da chéss’acca me farrìa.
Essa z’arvolta che na lénga bella:
I miè nen done l’acca pe la via;
vié quanda n’ ce sta mamma e che sto sòla,
te done l’acca e la persona mia.

Ierisera incontrai una brunetta,
alla fontana, una tina riempiva.
Passai e le dissi:Amore mio,
Una bevuta di quest’ acqua mi farei.
Essa si volta e con un lingua bella:
Io mai do l’acqua per la via;
Vieni quando mamma non ci sta e sto sola,
ti do l’acqua e la persona mia.

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[1] Nota dell’autore: per 4 anni, nel breve periodo delle vacanze estive, mi sono recato tutti i giorni nelle nostre remote campagne, a raccogliere i canti dei nostri montanari, or lamentevoli, or dolci, ma che sempre esprimono il sentimento del mistero della vita, la tristezza impenetrabile dell’ amore.
Inoltre, l’autore ci ricorda quel che dicevano:

Giosuè Carducci: Voi potreste, o giovani, andar cogliendo in su la bocca del popolo, da provincia a provincia, la parola, il motto, la imagine, il fantasma che è testimonianza alla storia di tanti secoli; ……voi potreste così ricomporre la demopsicologia dell’Italia e dai monti alle valli, cooperante la natura, ritessere per tutto il bel paese la poesia eterna, e non più cantata, del popolo.
Giuseppe Giusti: So che amo il popolo vero e che mi tengo ad onore di battezzare nell’inchiostro i modi che gli nascono vivacissimi sulle labbra, e che molti non ardiscono di raccogliere, come se scottassero.

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Mariaeufemiadelliquadri

    Come vedi sono tutte bellissime: la scelta è difficile

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