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Candelora e San Biase (2 e 3 febbraio)

negli studi di Lucia Amicarelli
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Due feste rigorosamente rispettate nei paesi del Molise e dell’Abruzzo, sono quelle della Candelora e di San Biase[3], che cadono rispettivamente il due e il tre febbraio. Le due ricorrenze hanno carattere essenzialmente religioso, e non comportano alcuna manifestazione esteriore di solennità.

Nel giorno della Candelora, prima della messa solenne, il sacerdote benedice le candele che i fedeli hanno portato il giorno precedente e che riportano poi a casa. Le candele benedette[4], serbate accuratamente, verranno accese durante l’agonia di un congiunto, perché, per intercessione della Vergine, gli siano alleviate le estreme sofferenze. L’usanza è identica in molti paesi del Molise e dell’Abruzzo, ma in alcuni luoghi, Torrebrurra, Celenza, Limosano, si ritiene che l’agonizzante resterà in vita fintanto che non saranno completamente consumate tutte le candele della Candelora[5].

Secondo il Finamore, queste candele si accenderebbero anche per scongiurare le tempeste[6]. In Agnone e nei paesi limitrofi, invece, per scongiurare i temporali si è soliti accendere qualche lume ad olio in onore di Santa Barbara a cui si rivolge l’invocazione: «Sànda Bbarbara bbənədétta, lìbbərace da tuónə e da sajéttə». Alcuni usano anche, a mo’ di scongiuro, conficcare la punta di un temperino nel centro di una camera o sul davanzale della finestra.

Nello stesso giorno si traggono pronostici circa la durata dell’inverno: se il  tempo è buono, l’inverno può considerarsi finito, ma se a rapide schiarite si alternano annuvolamenti, pioggia, neve, per altri quaranta giorni si avrà freddo intenso accompagnato da nevicate. È noto in parecchi paesi il proverbio: «Alla Cannəllóra, la vərnàta é fóra, ma ssə fa sólə sulìllə, quarànda juórnə də vərnariéllə».

Anche nel giorno di San Base si celebra la messa solenne con la partecipazione di gran numero di fedeli. Durante tutta la giornata, in sagrestia, è un viavai incessante di persone che vanno a bere l’acqua benedetta che preserverà dal ma di gola. Il ramaiuolo (ru maniérə), affondato nella conca di rame, passa da una mano all’altra, e tutti lo accostano alle labbra, senza farsi troppo scrupolo di bere l’acqua avanzata ad altri. Per le persone di maggior riguardo v’è una conca a parte, gelosamente sorvegliata dal sacrestano che non vi lascia accostare nessuno e che, dietro piccolo compenso, riempie di quell’acqua qualche bottiglia che i fedeli portano a casa. La devozione a San Biase è comune a molte altre località, ove però l’usanza é alquanto diversa. A Celenza sul Trigno il sacerdo­te benedice non l’acqua, ma un po’ d’olio. Nelle ore pomeridiane alcuni ragazzi si recano in giro per tutte le case del paese, portando in un piatto l’olio benedetto, con cui ungono esternamente la gola dei fedeli. Uguale usanza cita Iavicoli, per Taranta Peligna[7].

 

Questo articolo è tratto da libro “Tradizioni popolari di Agnone” di Lucia Amicarelli[1] e “Folklore di Agnone” di Michele Di Ciero, libro curato e valorizzato  dallo studioso molisano di tradizioni popolari Domenico Meo[2], il quale, nell’ introduzione, ha voluto accennare alla storia dell’antropologia culturale e fare il punto sui contributi folklorici e di lingua dialettale riguardanti Agnone dalla fine dell’Ottocento ad oggi.

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[1] Lucia Amicarelli, Molisana di Agnone (IS), fu Prof.ssa Di Lettere. Suo il libro su “Tradizioni popolari di Agnone”
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[3] [N.d.C.] Cfr. D. Meo, Le feste . . ., cit.,  pp. 25-26.
[4] [N.d.C.] v. foto, M. Catolino, op. cit., p. 77.
[5] Tradizione che mi ha suggerito l’insegnante Giannantonio Francesca di Limosano.
[6] G. Finamore, Credenze . . ., cit., p. 105.
[7] M. Iavicoli, op. cit., , p.187.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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