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Candelora e San Biagio – 2 e 3 febbraio

di  Domenico Meo[1] –  Le Feste di Agnone – Palladino Editore, CB 2001

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Nel giorno della Candelora, la liturgia celebra la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione di Maria, quaranta giorni dopo il parto. In febbraio si tenevano le feste februali, ossia purificatrici, dedicate al culto di Giunone februata.

La Candelora viene rievocata ogni anno con la tradizionale festa solenne che si conclude con la benedizione delle candele. L’origine di tale usanza sembra risalire a un’idea di papa Gelasio I (492), che voleva così contrapporre una processione cristiana alla fiaccolata che le donne pagane facevano in occasione delle feste lupercali. Il permesso di portare le candele al corteo venne concesso dal papa Sergio I verso la fine del secolo VII.

Candelora

La fede popolare attribuisce ai ceri un potere miracoloso di guarigione, perciò si custodiscono con devozione. Si portano al capezzale di un malato per rivederlo sano, oppure si accendono in occasione di un temporale, con la speranza che cessi.

Ad Agnone, anche se con modesta partecipazione, il rito viene ancora conservato.

La Candelora, nel mondo contadino, è considerata giorno di marca e serve a pronosticare l’evoluzione meteorologica dell’annata agraria.

La previsione agnonese è racchiusa in questi arguti detti popolari:

Cannellora, chieara
aprile e majje come é jenneare,
se fa sole o sulariélle
sò n’andre 40 juorne de ‘nviérne.

Cannellora, viérne e sciute fore,
arresponne San Biase
viérne ancora trase.
Ce ne štà n’andra renganda
ce ne štiéne n’andre quaranda.

Pe menì la štaggione nétta
ara menojje la Feleppétta.
Pe levarte ru tabbeane
ara menojje ru Paduveane.
Ma pe štà cchiù sechìure
ena menojje re metetìure.[2] 

Il 3 febbraio si festeggia San Biagio, nella chiesa parrocchiale, dedicata al vescovo martire di Sebaste. Essa sorse per la pietà dei Borrello, e nel secolo XII da Gualtiero Borrello fu donata al Monastero di San Pietro Avellana.[3]

La chiesa si compone di una sola navata. La statua del Santo è lignea e fu scolpita  nel 1765 in Campobasso da Paolo di Zinno; fu restaurata nel 1849 da Francesco Angelini. Il Santo è rappresentato con la mitra, la palma del martirio, il pastorale, il libro di preghiere, la spazzola d’acciaio (siccome San Biase si rifiutava di sacrificare agli dei, fu torturato e straziato con pettini di ferro), e ai piedi un bambino.

Per tutta la giornata della festa,  un viavai di fedeli beve e preleva l’acqua benedetta che preserva dal mal di gola. Tale protezione fu riconosciuta al Santo quando a Sebaste, «una donna gli portò il figlioletto che stava soffocando per una lisca conficcata in gola: la sua benedizione fu miracolosa».[4]

A San Biase, il 21 giugno, preceduto da un triduo di preghiera, si festeggia San Luigi Gonzaga, patrono della gioventù, specialmente degli studenti.

«E’ una festa che per legato del defunto abate don Luigi Mario, da molti anni, si fa celebrare a cura dei fratelli Costantino e Antonino Labanca».[5] La famiglia Labanca conserva questa devozione tutt’oggi.

La statua risiede nella prima nicchia, sulla parete destra della cappella della Mercede. Il Santo è raffigurato con un bambino ai piedi, mentre con una mano regge il fiore, simbolo di purezza, e con l’altra il Crocifisso.

editing di Enzo C. Delli Quadri

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[1] Domenico MeoAbruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[2]Candelora chiara/aprile e maggio come gennaio,/se fa il sole o il solicello/ci sono altri 40 giorni di inverno.
Candelora,/siamo fuori dall’inverno,/risponde San Biase/l’inverno ancora non entra./Ce n’è un altro pezzo/ci sono altri 40 giorni./Per venire la stagione netta/deve venire San Filippo (26 maggio)./Per toglierti il mantello/deve arrivare Sant’Antonio di Padova (13 giugno)./Per stare più sicuri/deve arrivare il periodo della mietitura.
[3]F. La  Gamba, I Borrello e i Monasteri Benedettini tra il medio Sangro e l’alta valle del Trigno nel periodo normanno, in «Almanacco del Molise 1980»,  Ed. Enne, Campobassso, p. 292: «Questa  ipotesi trova conferma in un’altra donazione avvenuta nell’anno 1092, mese di giugno, decima indizione con la quale un certo Carbone, figlio di Foscone, offre la chiesa di S. Blasio martire “Quae est in territorio de Anglone, in loco qui dicitur abitatio marsicanu in monte vertice” alla chiesa di S. Nicola di Monte Capraro ubi romitorium  vocatur” e per essa all’ab. Deodato, con l’esplicito potere di possedere e governare detta Chiesa, di farvi l’ufficiatura e cantarvi la messa senza essere da alcuno disturbato, con le solite minacce per i trasgressori. La carta è redatta, su richiesta di Carbone, dal giudice e notaio Lupo e firmata dai testi Azzarello, Rustico e Amico. Actum in Castro Anglone, Feliciter».
[4]A. Cattabiani, Santi D’Italia, Rizzoli, Milano1993, p. 182.
[5]L’Eco del Sannio, 25 giugno 1900.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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