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La bustina di Marisa – Settembre – Pupe Pupattelle e Pupucce –

di Marisa Gallo [1]

pupeTempi grami quelli della mia infanzia: nata nel 1939, allo scoppiare della seconda guerra mondiale, ho vissuto la mia infanzia durante e subito dopo questa tragedia che ha colpito il mondo. Sono sopravvissuta vero, ma porto ancora in me, e con me, la sensazione da tutti subita: la mancanza del necessario: cibo / o vestiti..ecc e soprattutto del superfluo. Intendo dire i giochi –meglio i giocattoli, meglio ancora qualche bambola.

Sì, perché si sa che essa rappresenta per una bambina il giocattolo per eccellenza, quello che fa acquisire l‘ idea della maternità innanzitutto, ma anche della piacevolezza, del garbo, della bellezza, dell’amore, stimola la capacità emozionale e fantastica, e insomma la FEMMINILITA’ .

Ebbene queste, cioè le bambole, a me sono mancate. Non ricordo di averne mai avute. Neanche quelle di pezza, una pupa, una pupattella, una pupuccia, fino a quando la mamma purtroppo è morta -lei molto giovane -36 anni -noi molto piccole: io sei anni, la mia sorellina solo tre!!!E logicamente neanche dopo la sua morte!

L a mamma era sarta ed una brava sarta – credo, o per lo meno così dicevano in paese. Tra le sue clienti c’era anche la moglie del maresciallo dei carabinieri   -perché a quei tempi il mio paese era sede di una CASERMA, oltre che di una PRETURA- Mamma tra l’altro alla signora aveva cucito un vestito color verde-acqua –me lo ricordo bene, ce l’ho chiaro nella memoria.

Ultimato il lavoro, mamma fece recapitare il vestito alla signora da una sua nipote lavorante, ragazza diciottenne; ma al momento della consegna FUI IO che lo porsi alla signora…insomma la ricompensa fu per me un sorriso e parecchie CARAMELLE- AL TEMPO DESIDERATE E RARE-

Che soddisfazione, una delle poche dolcezze della mia primissima infanzia!               Dunque mamma avrebbe avuto tutto il materiale per farci le pupe: pezze colorate, ritagli di vestiti- fili e merletti, gomitoli di lana o cotone, per i capelli delle pupe, e …fantasia e gusti piuttosto raffinati.

Ma allora non avrà avuto tempo!? Non poteva PERDER TEMPO con le pupattelle, neanche per una, due pupucce piccole, per me e per la sorellina?!!

C’erano con lei le sue tre nipoti grandicelle;   non avrebbe potuto farle fare a loro? Stanno pure con lei nell’unica foto di quel tempo-le nipoti che “z’mparavane l’arte” da mamma, a cucire e anche a ricamare e cantavano ! Sì perché mamma che aveva fatto la SESTA ELEMENTARE- allora come una classe prima media- insegnava loro anche le note musicali e le canzoni del suo tempo. Anzi ricordo bene una che lei cantava spesso Un’ora sola ti vorrei, per dirti quello che non sai “…. Ma perché ricordo queste cose e non invece una bambolina,una pupattella? L’avrò distrutta? ! Non mi piaceva?! Ce l’aveva un nome?!

Ma a pensarci bene, neanche le mie amiche forse hanno avuto le bambole in quel periodo lungo, angusto e doloroso della guerra; io andavo talvolta a giocare con loro, ma non con la bambole, bensì altri giochi: la cricatte,( nascondino) le belle statuine, i colori , pide-pedacchie ( gioco che consisteva nel contare e ricontare e ritirare un piedino alla volta, stando tutti seduti in cerchio, su un gradino) ma   sovrano fra tutti il GIROTONDO, con l’immancabile finale “TUTTI Giù X TERRA!

Non lo so, ma io non ricordo NESSUNA PUPA NEANCHE di PEZZA, con cui abbia giocato…Sarà stato forse che per due anni mamma è stata malata , prima in casa e poi trasportata in sanatorio a L’AQUILA dove   vivevano le sue due sorelle minori! ? E quindi non si è potuta dedicare a noi?

E’ possibile che io abbia cancellato il ricordo della o delle pupe di pezza, o meglio lo abbia rimosso, essendo questo ricordo divenuto doloroso con la SUA morte! ?

Molto nitida invece è la memoria di altre pupe: la puppe de FICUERE SECCHE, la pupa di fichi secchi, di una zia paterna, Genoveffa , che ce le ha fatte con generosità fin verso i miei 10/ 12 anni, come ho già raccontato altrove.

In paese le facevano in molti le “puppe di ficuere”per i bambini, più spesso di fichi neri –le carracine- la qualità più diffusa facile da seccare perché più piccole, che si conservavano tutto l’inverno; e spesso si vedeva qualche nonna tirarne fuori una o due con un leggero strato zuccherino esterno, dalla tasca del grembiule, mangiarla ed offrirla ad altri.                                                                                                                                                                                              Fuori negli spiazzi antistanti le case dei nostri paesi a settembre era tutto uno STAND dagli odori piccanti e piacevoli, brulicante di poveri e genuini raccolti locali dei contadini : soprattutto di fichi, stesi sulle grate di canne o di giunchi, ad asciugarsi al sole di fine estate- così bella quando è bella che bisognava rigirare più volte durante la giornata, insieme alle “chiecate” composizioni di fichi più grandi spaccati o interi, ancor più buone, saporite e pregiate, che talvolta si infilavano nel forno ancora caldo dopo la cottura del pane, divenendo di un caratteristico colore dorato,e di un sapore squisito, quasi di cioccolato, e talvolta con una mandorla o mezza noce incorporata… . Insieme ai fichi nel mio paese a SETTEMBRE si mettevano spesso a seccare la salsa di pomodoro, sui tavoli della cucina, che pure aveva bisogno di continuo movimento con la “cucchiarella” di legno”per asciugare prima… e “le crulle de javelille” sia dolci che piccanti, che coloravano spesso balconi e terrazze col loro colore rosso smagliante e vivace.

LA PUPPE”, questa ricordo bene; QUESTA LA MIA BAMBOLA DELL’INFANZIA, della mia fantasia di bambina, e qualche volta l’ho vestita anche con un gonnellino di stoffa! Ma il tempo del gioco durava poco…forse è sorto allora il proverbio ” Il GIOCO è bello se dura poco, quando troppo dura diventa seccatura”? Non so, forse .

Certo le nostre puppe non vivevano neanche per l’intero inverno, non invecchiavano, perché a poco a poco, dopo il gioco-(proprio come fa il gatto col topo)-uno alla volta mangiavamo i fichi , infilati negli stecchi di canna per il corpo e nei giunchi per le braccia, che quindi si piegavano come se avessero il gomito, a…nostro piacimento e per il nostro godimento.

pupe-con-i-fichiCosì per il nostro giocoso cannibalismo, presto le pupe si consumavano d’amore per noi, un po’ alla volta, dolciastre e molli, finché in mano ci restavano quattro stecchetti di canna spaccata e due pezzi di giunco.

Felicemente sazie di gioco e di pupa.

Così a SETTEMBRE io sono NOSTALGICAMENTE contenta : torno indietro con la MEMORIA ai fichi che le donne del mio paese seccavano per farci pupattelle ai bambini …

Mentre D’ANNUNZIO in “IMPLORAZIONE” uno dei madrigali per l’estate, nell’opera ALCYONE, VORREBBE che non arrivi presto settembre, per godere ancora il mare.

Estate, Estate, indugia a maturare
i grappoli dei tralci su per gli oppi…..

 Forte comprimi sul tuo sen rubesto
il fin Settembre, che non sia sì lesto.


[1] Marisa Gallomolisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Marisa Gallo

Marisa Gallo, molisana di Montefalcone nel Sannio, insegnante, amante e cultrice della Poesia, più per hobby che per professione, impegnata a restare al passo dei tempi, ma con animo caldo, non sclerotizzato dai media aggressivi.

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