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Breve storia del costume femminile

di Alessandro Delli Quadri

Costume di Alfedena

In passato, dall’insieme e dai particolari caratterizzanti l’abbigliamento femminile, era possibile individuare la zona di provenienza di una persona. Nei nostri paesi questo era ancora possibile fino a tutti gli anni ’60, soprattutto nei giorni di mercato, quando ancora si vedevano in giro donne anziane col costume tradizionale. Gabriele D’Annunzio ne “Il Trionfo della Morte”, fra le torme dei pellegrini accorsi a Casalbordino per l’11 giugno, individua le compagnie provenienti dalla vallata del Trigno per la “vita alta” delle vesti indossate dalle donne.

Il costume agnonese in un’antica stampa

Nei nostri paesi, il costume femminile ha subito nel tempo tutta un’evoluzione con modifiche progressive sulle quali ha influito in modo determinante la moda. Era sufficiente che in ambito territoriale una donna innovatrice variasse un particolare perché la modifica trovasse imitatrici, e dopo un po’ risultasse acquisita.
Tutto questo avveniva nel secolo scorso, ma l’evoluzione viene da lontano, come è dato osservare dalle fotografie conservate nei musei o sui libri che trattano l’argomento. Di conseguenza anche l’originalità si è attenuata, fino a scomparire.

Costume di Capracotta

L’evoluzione del costume da sposa è emblematica: fino a tutto il 1870 esso consisteva, dopo l’abbandono del busto bianco giudicato troppo pacchiano, nella ricca sottana con giacchetta di castoro, nelle tonalità contigue al marrone e al bordeaux, completato da grembiule e fazzoletto in tulle bianco ricamato. Per partecipare ad altri sponsali ci si abbigliava allo stesso modo. In caso di altre cerimonie, il grembiule bianco era sostituito da quello di seta nei colori più intonati alle sottane, sempre ricamato con gusto, e ne esiste ancora qualche esemplare gelosamente custodito. Sulla testa si portava lo “strapizzo” della “maritata”. Anche il “pannuccio”, che all’epoca esaminata era ancora rettangolare, dello stesso colore della sottana e arricchito da “abbuorde” su tonalità oro, subì modifiche.

Un bellissimo costume di Castel del Giudice

Sotto l’impulso di fattori vari, come l’unificazione territoriale, le maggiori disponibilità finanziarie, e i rientri dalle Americhe, le spose si affrancarono dal costume in uso, adottando un diverso abito da cerimonia. Si iniziò con un vestito di broccato, eliminando il grembiule ma conservando il fazzoletto di tulle uso velo. Con l’occasione fu lanciato, ed incontrò il favore generale, il pannuccio di broccato a forma di mantellina semicircolare. Questo abbigliamento fu conservato anche per partecipare, da invitate, ad altri sponsali. Accanto a questo rimase l’abito di castoro, con grembiule quasi sempre di colore verde e di misure via via più ridotte.

Evoluzione del costume da pacchiana continuò e si ebbero altre modifiche. Il pannuccio, anche feriale, risultò modificato stabilmente e si attestò sulla forma semicircolare, influenzando anche le località più vicine, fatta eccezione per l’Alto Chietino dove permase fino ai nostri giorni quello a forma rettangolare.
Il grembiule di panno verde fu progressivamente eliminato in quanto non elegante come l’antico. Scomparve inoltre il pannuccio di broccato.

La stessa eliminazione fu riservata al fazzoletto a pieghe fittissime portato intorno al collo e fermato in vita a mo’ di scolla, e del costume di pacchiana si perse anche memoria. Questo era splendido! Con sottana, copribusto con maniche e pannuccio invernale rettangolare della stessa tinta della sottana, esibiva una camicetta bianca a sbuffi con grembiule di seta pesante impreziosito da ricami. Su tutto gioielli di buona fattura e l’elegante “maritata”…

All’inizio del ‘900, arriva la modernità, i giochi erano fatti ed ebbero inizio le lotte, mai dichiarate, per affrancarsi da vari particolari dell’abbigliamento tradizionale, conquistando il buon diritto ad eliminare la tipicità del costume e consultare i “figurini” delle sarte o, molto rare, le riviste di moda.
In seguito si è assistito ad una modifica generalizzata che ha fatto perdere l’originalità, in pro di uno standard sul quale ha influito l’offerta commerciale di prodotti di serie, vuoi anche per la difficoltà di trovare abili sarte a costi contenuti.

I Dragoni del Molise

per un approfondimento cliccare su Costumi popolari del Molise, articolo di Adele Rodogna


Nota di Flora Delli QuadriLe immagini sono prese da internet e hanno solo valore didascalico. E’ pur vero, però, che le immagini sono state tratte da stampe antichissime e che quindi ciò che in origine poteva essere uguale, non è rimasto tale col passare dei secoli, esattamente come dice l’articolo stesso. In altri termini in un paese il costume potrebbe essere rimasto fedele all’originale, in un altro potrebbe essersi evoluto in tutt’altra direzione. Il gruppo folk che ogni paese ha, si arrangia come meglio può per rintracciare la foggia originale, ma è molto difficile che vi riesca perché si basa sulla memoria storica di persone viventi o su fotografie d’epoca che, volenti o nolenti, siamo costretti a considerare “moderni”.


[1]Alessandro (detto Sandro) Delli Quadri: era nato ad Agnone nel 1930. Vissuto per la maggior parte della vita a parma, in Emilia, non ha mai dimenticato le tradizioni, i fatti, i personaggi del nostro paese. È morto il 28/3/2014, all’età di 84 anni. Di lui restano pagine indimenticabili che ha pubblicato, oltre che su Altosannio, anche sull’Eco dell’Alto Molise e sulla Gazzetta di Parma.


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Editing: Flora Delli Quadri

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

5 commenti

  1. Flora Delli Quadri

    Le immagini sono prese da internet e hanno solo valore didascalico.
    E’ pur vero, però, che le immagini sono state tratte da stampe antichissime e che quindi ciò che in origine poteva essere uguale, non è rimasto tale col passare dei secoli, esattamente come dice l’articolo stesso. In altri termini in un paese il costume potrebbe essere rimasto fedele all’originale, in un altro potrebbe essersi evoluto in tutt’altra direzione.
    Il gruppo folk che ogni paese ha, si arrangia come meglio può per rintracciare la foggia originale, ma è molto difficile che vi riesca perché si basa sulla memoria storica di persone viventi o su fotografie d’epoca che, volenti o nolenti, siamo costretti a considerare “moderni”.

  2. Amalia Tarolla

    Nel 2011 l’Associazione Volontari Barrea
    ha realizzato una copia filologica del costume tradizionale di Barrea, è stato presentato al pubblico il 24 luglio 2011 nel corso di un evento che ha visto la partecipazione al convegno “Vestiamoci di storia” di Vincenzo Accardo e del Prof. Franco Cercone, il costume tradizionale di Barrea è stato presentato nell’ambito di una sfilata di costumi tradizionali abruzzesi per le vie del centro storico di Barrea.

  3. Flora Delli Quadri

    Per Amalia Tarolla: sarebbe interessante avere foto e documentazione per poterli pubblicare qui, su questo sito

  4. La prima foto con didascalia “Costume dell’alto Molise” è il costume di Alfedena.

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