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La Bellavedova o Bocca di lupo

di Ivan Serafini [1]

Bellavedova o Bocca di lupo
Bellavedova o Bocca di lupo

La Bellavedova (Hermodactylus tuberosus), detta  anche Bocca di lupo o Iride vellutata, è una pianta molto caratteristica appartenente alla famiglia delle Iridaceae.

Distribuzione e habitat. La Bellavedova è presente, ma piuttosto rara, negli incolti, siepi ed oliveti di tutta la Penisola, Liguria, Sicilia e Corsica. Vegeta ad una altitudine compresa tra 0 e 1400 metri. E’ una specie che sta diventando sempre più rara in tutta Italia a causa dei diserbanti e delle monocolture. Pertanto, deve essere attentamente tutelata e valorizzata.

Nella vallata del fiume Trigno, del Treste e del Medio-Alto Vastese la specie è ancora abbastanza diffusa negli incolti, nei campi e lungo i margini delle strade. E’ presente soprattutto a Lentella, Fresagrandinaria, Dogliola e Tufillo. E’ segnalata tra le specie protette presenti nel “Sito di Interesse Comunitario dei Gessi di Lentella“. Alcuni esemplari sono presenti anche nell’interno, sui Monti dei Frentani, soprattutto verso il Monte Sorbo, altro importante Sito di Interesse Comunitario del Vastese interno.

Alla stessa famiglia appartiene anche un’altra specie bellissima e rara presente nel Vastese, il Giaggiolo meridionale (Iris lorea), che vegeta in pochissime località abruzzesi.

Descrizione. La Bellavedova è una pianta erbacea perenne, con rizoma sottile provvisto di 2-4 tubercoli di aspetto digitato, dal quale, sul finire dell`inverno, si sviluppano alcune foglie lineari lunghe 3-6 dm. In primavera, fra le foglie emerge il fusto, alto non più di 30 cm, che produce un unico fiore, molto caratteristico, avvolto parzialmente da una spata, e simile a quello del Giaggiolo, ma con tepali esterni di colore nero-purpureo e tepali interni verde-giallastro. Il frutto è una capsula obovata. Fiorisce tra febbraio e marzo.

Bocca di Lupo

Etimologia. Il primo termine del binomio deriva dal greco Hermes = Mercurio e dactylos = dito, ovvero “dito di Mercurio, in riferimento ai tubercoli digitati del rizoma. Nell’antica Grecia indicava la porzione sotterranea di una pianta medicinale non identificata. Nelle poche località abruzzesi dove è segnalata la specie è nota con il nome dialettale diVocche del lupe.

Utilizzi alimentari. In Sicilia e altre regioni del meridione in cucina si utilizza il rizoma, ricco di amido. I rizomi della Bellavedova si consumano arrostiti alla brace oppure bolliti in acqua e sale dopo aver tolto la pellicina esterna.

Curiosità. I rizomi della Bellavedova, altamente ricchi di sostanze nutritive, sono uno degli alimenti preferiti dall’Istrice (Histrix cristata L.) che li dissotterra scavando con le sue robuste unghie.

Articolo di Ivan Serafini – Foto di Elena Falcucci

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[1] Ivan Serafini, Presidente del Centro Studi della Montagna Vastese e della Valle de Trigno, un’associazione senza fine di lucro finalizzata alla valorizzazione della cultura, della storia, dell’arte e dell’ambiente naturale del vastese (Medio e Alto Vastese), della Valle del Trigno e dell’Alto Sannio.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Leonardo Tilli

    Ho letto con interesse la descrizione. Nei miei lontani ricordi vi sono alcune piante erbacee che sembrano ricordare ” la vocche d’ lu lup’ “. Per analogia in dialetto a Frsine potrebbe dirsi così. Non so se la specie abbia un nome a Fraine o se venga chiamata con nome generico comune a varie piante che si somigliano o che hanni una carstteristica comune. Sarebbe bene interrogare le persone anziane, mostrando le foto, per saperne di più.

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