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Beato Antonio Lucci – Quarta domenica di ottobre

di Domenico meo[1] – tratto da Le Feste di Agnone – Palladino Editore, Campobasso 2001

Beato Antonio Lucci

Dopo la Beatificazione, avvenuta il 18 giugno 1989, la Curia Vescovile di Trivento ha fissato alla quarta domenica di ottobre la festa dedicata al Beato Antonio Lucci. Tale data si ricollega allo stesso periodo del 1732, quando il Beato, allora Vescovo di Bovino (FG), consacrò la chiesa di San Francesco ad Agnone, restaurata e ampliata dai Frati Conventuali. In Bovino, si festeggia il 25 luglio, giorno della sua morte.

«Il Beato Antonio Lucci nasce ad Agnone il 2 agosto 1682. Il di seguente viene portato a Battesimo nella chiesa matrice di San Marco Evangelista. Si chiamò Angelo Nicola.

Il padre, Francesco Lucci, era un ramaio, che però esercitava anche il mestiere di calzolaio; la madre, Angela Paolantonio, era una modesta casalinga. Nove figli da crescere e da educare, da avviare su giusti sentieri.

Ha dodici anni quando muore il padre! La situazione in famiglia si fa pesante, anche perché Angelo Nicola fa capire che vuole studiare.

E’ un sacerdote infatti, don Liberatore Pecorelli, che accoglie Angelo Nicola a casa sua e lo inizia agli studi. Qualche anno dopo, lo stesso sacerdote insegnante lo affida ai Padri Conventuali del vicino convento di San Francesco, perché lo avviino agli studi superiori.

Qui manifesta la sua vocazione a restare nella famiglia francescana e chiede di essere indirizzato al noviziato per la professione religiosa. Col consenso della madre, viene trasferito ad Isernia, ove ha sede la scuola dei novizi.

Qui trova, tra i compagni, quello che sarà poi S. Francesco Antonio Fasani (al secolo Donato Antonio di Lucera). E’ l’anno 1698, quando emette i voti, mutando il nome battesimale in quello di Antonio. Nei seguenti cinque anni, affronta il severo iter formativo in vari studentati dell’Ordine, quali: Venafro, Alvito e Aversa.

Ritorna in Agnone, ove ha sede lo studentato teologico, nel 1703 e vi rimane un anno. A questo punto chiede di essere trasferito ad Assisi, nella culla dell’Ordine, a fianco del sepolcro del Serafico padre. Qui “raffina la mente nell’amore alle Sacre Scritture, tempra la volontà nel rigore della disciplina, plasma il cuore nel calore della pietà”.

Il Beato Antonio Lucci, viene ordinato sacerdote il 19 settembre 1705 ricco di scienza, di forte rigore morale e di virtù.

Nel 1709 si laurea con il massimo dei voti. Laureato e maestro di teologia, assume successivamente la reggenza degli studi a Ravello (1709-1712), a Napoli (1713-1718), a Roma (1719-1729).

L’ascesa nella estimazione generale continua. A Napoli viene eletto Ministro Provinciale di Sant’Angelo (Puglia e Molise); quindi Reggente della Università di S. Bonaventura in Roma. Ha 36 anni. Papa Clemente XI, lo designa teologo nei suoi due sinodi – Lateranense e Beneventano – e consultore del Sant’Ufficio (la Congregazione della disciplina della fede).

E’ questo stesso pontefice che, nel dicembre 1728, lo nomina vescovo di Bovino. Eletto vescovo, ne accetta la dignità contro voglia. Solo alle insistenze personali del Papa, acconsente. Lo stesso Pontefice, il 7 febbraio 1729 lo consacra nella Basilica Vaticana. Un mese dopo entra in Bovino ed è un trionfo.

Là il vescovo, il figlio dell’artigiano delle più alte montagne del Molise, rivela la grande vocazione cristiana e sociale tanto da darsi tutto ai poveri, agli umili, ai diseredati, ai malati.

Un esempio emblematico è quello della vedova che dovendo maritare la figlia, non ha da darle per dote neppure il letto. Il vescovo le suggerisce di farsi dall’altra parte della casa vescovile, all’imbrunire e attendere sotto le finestre. Da una di queste getta un materasso. Poco dopo, torna la vedova e vuole baciare le mani e i piedi del vescovo, perché nel materasso, ha trovato anche denaro pesante.

La sua personalità morale brilla in tutto il Regno dei Borboni. E’ amico intimo di due Santi: di Sant’Alfonso de Liguori, col quale intesse una corrispondenza di altissima spiritualità; di San Francesco Antonio Fasani, col quale ha condiviso gli anni di studio e di responsabilità di governo dei vari gradi dell’Ordine Conventuale».[2]

 «Per ventitre anni è l’angelo tutelare della chiesa di Bovino. Ai primi di luglio del 1752 intraprende, nonostante l’età e le difficoltà degli spostamenti, una ennesima visita pastorale per i paesi e le contrade della Diocesi. E’ al decimo giorno del suo pellegrinaggio apostolico quando un solenne raffreddore con affezione febbrile lo costringe, dietro insistenza del medico, a tornare in episcopio a Bovino. Lo sforzo gli costa un sensibile peggioramento nelle condizioni generali di salute.

La mattina del 25 luglio 1752, martedì, giorno dedicato alla memoria di S. Giacomo apostolo, come aveva allusivamente anticipato, alle ore 11 spira placidamente, addormentandosi nel sonno della pace e nel riposo dei giusti.

Fatti ed episodi straordinari accompagnano la sua morte, ne riportiamo alcuni fra i più significativi:

Una signora di Bovino, di nome Isabella, soffre di dolori in tutto il corpo. E’ la sera del 25 luglio, vigilia delle esequie del Lucci. Il marito si procura un pezzetto della veste del defunto vescovo e, senza dire nulla, lo pone sotto il cuscino della moglie, poi torna in chiesa. Al suo ritorno chiede alla consorte come si sente. “Mi sento migliorata, risponde, e sento un odore così soave che non pare profumo di terra, ma di cielo”. Il marito Liborio di Cosimo le dice: “Sappi che l’odore proviene dalla reliquia del nostro santo vescovo, che io ho posto sotto il tuo guanciale”.

Allora la pia donna prende in mano la reliquia, tocca con essa le parti doloranti del corpo e subito ogni dolore scompare completamente.

Qualche tempo dopo la sepoltura del Venerabile Lucci, un tale degli Abruzzi, da diversi anni tormentato da una persistente ischialgia (nevralgia sciatica), ribelle a qualsiasi cura medica, si rivolge con fiducia al servo di Dio Antonio Lucci, portandosi in devoto pellegrinaggio al suo sepolcro. Ottiene un pezzetto del cappello come reliquia e l’applica alla parte sofferente. Fatta appena l’applicazione, l’uomo ottiene la perfetta guarigione.

Il P. Ciricillo De Sanctis, sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani, da dodici anni soffre del mal dei fignoli. Male che gli produce fistole multiple, complete e inveterate. Nonostante l’intervento chirurgico, il male progredisce a tal punto che i medici disperano poterlo salvare. Una notte, nell’acutezza del dolore, si raccomanda al santo vescovo Lucci, pregandolo di ottenergli la guarigione o la pazienza necessaria a portare il peso della malattia. Si addormenta e, con suo grande stupore, al mattino seguente, allo svegliarsi, si trova perfettamente guarito».[3]

«Il processo “informativo” (diocesano) fu celebrato a Bovino e Napoli (1758-1760). Introdotta ufficialmente la Causa con Decreto della Congregazione dei Riti nel 1764, e celebrato il processo apostolico di Bovino (1769-1780), cui seguì il Decreto sulla validità dei processi (10 settembre), la “Positio”, contenente materiali probativi raccolti nei processi (testimonianze e documenti) riguardanti l’eroico esercizio di tutte le virtù cristiane da parte del Lucci, fu stampata nel 1793. Ci fu una “Nova Positio” stampata nel 1835, seguita, il 13 giugno 1847, dall’ambito decreto, che dichiarava canonicamente provata l’eroicità delle virtù. Gli fu quindi attribuito da Pio IX il titolo di “Venerabile”.

Qui il cammino della Causa fu interrotto a motivo delle note vicende storiche, che portarono alla violenta secolarizzazione degli Ordini religiosi. In tempi più recenti è stato possibile sottoporre alla Consulta medica della Congregazione per le Cause dei Santi uno dei vari fatti prodigiosi attribuiti alla sua intercessione. Dopo il responso positivo dei periti medici e il successivo parere favorevole dei Consultori teologici (1988), nulla più si opponeva alla beatificazione del Venerabile Servo di Dio Mons. Antonio Lucci, stabilita per il 18 giugno 1989».[4]

In questa data memorabile, S.S. Giovanni Paolo II lo proclamò Beato. La sera del 17 giugno un favoloso concerto di campane delle tante chiese agnonesi salutò un evento che poche volte si ripete nella storia di un paese. Per la cerimonia del 18 l’intera cittadina e la Diocesi organizzarono un viaggio a Roma con decine di pullman carichi di fedeli.

Nel mese di ottobre dello stesso anno, Agnone e Bovino festeggiarono le onoranze al Beato Antonio Lucci. Il 15 a Bovino gli fu inaugurato un monumento, il 22 ad Agnone gli fu dedicata una lapide di marmo apposta nella via a lui intitolata.

Del vescovo agnonese, nella chiesa di San Francesco, si conserva un quadro ritrovato nella sua casetta.[5] Nel 1992 la comunità parrocchiale di San Marco donò alla chiesa matrice la statua del Beato.


[1] Domenico Meo (Castelguidone 1961) risiede ad Agnone dal 1963. Da oltre venti anni si occupa di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Ideatore e conduttore di programmi radiofonici sul folklore musicale, ha partecipato più volte a trasmissioni televisive della RAI.  Nel 1987 ha fondato il Gruppo Folklorico “Rintocco Molisano”. Si è aggiudicato premi di poesia dialettale in Molise, Calabria, Sicilia e Toscana e alcune sue composizioni poetiche fanno parte del II volume di Letteratura Dialettale Molisana e delle antologie poetiche (vol. II e III) curate dall’Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali.
Ha pubblicato:

  • Pe tutte ci steà . . . améure  (Poesie dialettali), Agnone 1984
  • Sendemiénde de chéure  (Poesie dialettali), Agnone 1986
  • Le ndòcce di Agnone – I fuochi della Vigilia di Natale, Campobasso 1996
  • Le feste di Agnone (Culti, riti e tradizioni), Campobasso 2001
  • Vocabolario del dialetto di Agnone, Agnone 2003
  • Riti e feste del fuoco. Falò e torce cerimoniali in Molise, Cerro al Volturno 2008

 [2]R. Sammartino,  Mons. Antonio Lucci dalla nascita a Vescovo, in «L’Eco dell’Alto Molise», n. 4, 20 aprile 1989. R. Sammartino, Mons. Antonio Lucci: le virtù, in «L’Eco dell’Alto Molise», n. 5, 20 maggio 1989.
[3]N. Nasuti, Breve vita del Venerabile Antonio Lucci, Pescara 1988, pp. 17-18.
[4]A. Pompei, Il Beato Antonio Lucci dei Frati Minori Concventuali,Ed. Messaggero, Padova 1989, pp. 191-192.
[5]Alcuni vogliono che egli sia nato in una casetta poi abbattuta per costruire l’edificio che ospita la direzione Didattica del II circolo (Scuola elementare San Francesco). Altri ritengono che la sua nascita sia avvenuta in Corso Garibaldi, e precisamente nell’abitazione ora segnata col numero civico 87.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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