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Bacche d’autunno: il Biancospino

di Flora Delli Quadri [1]

L’autunno, si sa, è una stagione dai mille colori. Passeggiando tra boschi, boscaglie e cespuglietti, macchie e pendii erbosi, non si può non rimanere colpiti dalle infinite nuances che la natura ci offre. In questa fantasmagoria di colori un ruolo importante lo gioca il rosso, un rosso intenso che non ammette dubbi: eccole lì, in un cespuglio spinoso, le bacche di biancospino che occhieggiano tra il verde del fogliame e il grigio dei rami, facendo bella mostra di sé già dalla fine dell’estate.

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Essendo spinoso e intricato al punto giusto, questo arbusto è l’ideale per la nidificazione degli uccelli.  È anche la mensa di molte specie (tordi, pettirossi, merli) che scelgono i suoi frutti come cibo per l’autunno e per l’inverno. Tutti lo amano: per le bellissime bacche rosse e per gli insetti che vi trovano durante la bella stagione, insetti attratti dai profumati fiori e dal loro nettare.

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Bacche di Biancospino einsieme a bacche di Rosa canina
Bacche di Biancospino raccolte insieme a bacche di Rosa canina

Utilizzo della pianta
Anche l’uomo ne conosce le proprietà e si diletta, nel periodo autunnale, a raccogliere i suoi dolci, deliziosi frutti: li impiega  per infusi o sciroppi secondo l’uso che se ne faceva nei Monasteri dell’Italia centrale.
Le bacche del biancospino hanno proprietà astringenti e diuretiche, quindi sono ottime per combattere la diarrea e la ritenzione urinaria.
Nei libri di cucina odierni le ricette che ne prevedono l’utilizzo non compaiono più, ma si sa che nel passato le classi sociali più povere, una volta essiccate,  le riducevano in farina o le mescolavano alla pasta del pane. La loro polpa è zuccherina e profumata, leggermente acidula. Le preparazioni si effettuano lavandole bene, asciugandole con cura, per poi procedere ai vari utilizzi: confetture, sciroppi, liquori, essiccazione.

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La confettura
Per ogni kg di polpa di bacche di biancospino:
– 500 ml di acqua
– 500 gr di zucchero
– succo di 2 limoni
– una manciata di fiori di cannella
– un pizzico di zenzero in polvere
Al posto della cannella e dello zenzero si può usare, a scelta, qualche pezzetto il macis.  Poiché questa confettura ha un gusto neutro, è possibile abbinarvi qualsiasi altra frutta o spezie.  Vanno bene anche la mela e la rosa canina.
Come fare
Per questo uso le bacche devono essere belle mature, cioè color bordeaux. Metterle a bollire in 300 ml di acqua per circa 10 – 15 minuti.  Scolarle dall’acqua e conservare il liquido poiché servirà dopo. Passarle al passaverdura poche alla volta per evitare di schiacciare i noccioli. Questa operazione è un po difficile poiché la polpa è molto asciutta per cui va bagnata spesso con la sua acqua di cottura. Meglio sarebbe, invece del passaverdura, un setaccio per procedere manualmente all’operazione.
In un pentolino versare la purea ottenuta, l’acqua rimasta, lo zucchero, il succo dei limoni e gli aromi prescelti. Far cuocere per circa 5-10 minuti. Versate ancora caldo in vasi precedentemente ben lavati e sterilizzati.

Bacche sciroppate

Lo sciroppo
Ingredienti:
500 g di bacche;
250 g di zucchero;
200 g d’acqua;
1 stecca di cannella

Come procedere
Si prendono le bacche migliori, si lavano, si fanno sgocciolare, si mettono al fuoco coperte di acqua tiepida, si fanno bollire per pochi minuti e poi si lasciano sgocciolare. Nel frattempo si mette al fuoco l’acqua e lo zucchero (e la stecca di cannella) e quando lo sciroppo inizia a bollire si uniscono le bacche, si fanno cuocere, mescolando spesso, finché lo sciroppo sarà ben penetrato.
Si invasa caldo, si copre con un disco di carta imbevuta di rum e, quando il tutto sarà raffreddato, si chiudono ermeticamente i vasi.

Il liquore
Schiacciare 500 g di bacche di biancospino in un mortaio e metterle in un vaso con 10 mandorle dolci tritate finemente e tre decilitri di alcol e lasciar riposare per 2 settimane. Il risultato sarà un liquido di colore rosso arancio. Filtrarlo, preparare uno sciroppo a freddo con mezzo litro di acqua e 500 g di zucchero e unirlo al succo mescolando energicamente. Dopo tre giorni di riposo filtrare nuovamente e conservare in una bottiglia scura.

Oltre ai frutti vengono utilizzate anche tutte le altre parti della pianta:

fiori sono considerati un ottimo tonico per il cuore e per la circolazione; equilibra la pressione del sangue, sia quella troppo alta sia quella troppo bassa, ed è considerato un valido rimedio per combattere l’indurimento delle arterie e le vene varicose. Un bagno con fiori di biancospino agisce come tranquillante, in grado di sconfiggere l’apatia e la stanchezza generale, così pure l’iperattività. Possiede anche buone qualità per curare i crampi. In cucina i fiori, colti ancora in boccio quando hanno ancora l’aspetto di bianche palline, possono costituire un ottimo succedaneo dei capperi.

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Le foglie insieme ai fiori, usate in decotto o tintura madre, sono consigliate per chi soffre di insonnia, vertigini, accessi di angoscia, nervosismo e ronzii alle orecchie, dal momento che possiedono proprietà sedative del sistema nervoso; sono anche indicate per sedare i disturbi della menopausa. In cosmetica, recenti ricerche hanno dimostrato che i fiori e le foglie hanno un’azione astringente e normalizzante sulle pelli grasse.

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La corteccia insieme ai fiori e ai frutti è un utile antinfiammatorio delle mucose della bocca e delle gengive; si utilizza, sotto forma di decotto, per fare sciacqui e gargarismi contro il mal di gola. Il legno, molto duro e compatto si presta ad essere lavorato al tornio, è quindi adatto per creare piccoli oggetti di uso comune; inoltre, proprio per la sua durezza è un buon legno da ardere.

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Proprietà farmacologiche
Fiori e frutti del Biancospino sono ricchi di sostanze salutari: ottimo cardiotonico e antispastico, allevia i sintomi dell’ipertensione arteriosa, le aritmie cardiache, cura l’insonnia e svolge anche una benefica azione sugli stati d’ansia.
Tuttavia, per le sue notevoli proprietà farmaceutiche questa pianta va usata con le dovute precauzioni poiché un suo eccessivo utilizzo può, a lungo andare, provocare bradicardia, ovvero rallentamenti del battito cardiaco. L’uso dell’intera pianta è sconsigliato durante la gravidanza.

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Breve Scheda Scientifica
Esistono due varietà di biancospino: quello comune, il cui frutto porta al suo interno un solo nocciolo e quello selvatico che di semi ne ha due o anche tre.
I greci lo chiamavano “Krataigos”, da Kratos (durezza, forza) e A’igon (capre), quindi “forza delle capre”. Da qui deriva il nome scientifico attuale: “Crataegus monogyna” (monogyna = un solo pistillo, per la specie comune) e “Crataegus oxyacantha” (oxyacantha = fiore aguzzo, per la specie selvatica).
È una pianta della famiglia delle rosacee; solitamente ha forma di arbusto (alto mediamente 3-5 metri), anche se talvolta può raggiungere la forma ad albero arrivando a 9 metri di altezza.
La fioritura avviene tra i mesi di Marzo e Maggio e l’impollinazione avviene per mezzo di insetti. I fiori sono caratterizzati da un profumo con sentore di amaro, gli stami sono numerosi (anche oltre 20) con filamenti biancastri ed antere marrone chiaro.
Il biancospino è comune in tutta l’Europa, dove s’incontra spontaneo lungo le strade, nelle siepi e nei boschi. risulta comune nelle radure, nelle rive assolate ma anche nei boschi di pianura tra alberi ad alto fusto.
Molto longevo, rustico, è adattabile a qualsiasi condizione climatica e di terreno. In Italia è presente ovunque da 0 a 1200 metri s.l.m. e, nelle regioni più calde, arriva anche a 1500 metri.

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Il seme della varietà monogyna

La tradizione
In ambito religioso la pianta del biancospino ha tutti i requisiti per essere considerata sacra. Infatti, secondo la tradizione, i suoi rami furono utilizzati per la corona di spine di Gesù, i suoi fiori sono bianchi come l’Immacolata Concezione e le bacche sono rosse come le gocce di sangue del Cristo versate sulla Croce. Sempre secondo la Tradizione, Maria lavò i camici di Gesù bambino e poi li stese ad asciugare proprio su un arbusto di biancospino.
Poiché fiorisce a maggio, in origine la pianta del biancospino era dedicata alla dea Maia, dea della fertilità e protettrice dei campi, annunciatrice della primavera. Con l’avvento del cristianesimo il culto della dea Maia venne trasformato in culto della Madonna. Per questo motivo nei tempi passati si usava appendere un ramo di biancospino sull’uscio di casa a protezione delle giovani ragazze, quale simbolo di castità e augurio di fertilità.
Anche per i Romani, che la chiamavano Albaspina, era una pianta augurale, capace di allontanare gli spiriti del male. Con il legno del tronco si realizzavano fiaccole propiziatorie che si offrivano durante le feste nuziali mentre con i fiori si adornavano le culle dei neonati.
Al contrario dei romani, i greci attribuivano ad essa il significato di forza e di durezza, da cui  “Krataigos” = “forza delle capre”, uno dei pochi mammiferi di grandi dimensioni in grado di nutrirsene nonostante le spine.

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[1] Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l’amore per il suo paese d’origine che coltiva in forma attiva.

Editing: Enzo C. Delli QuadriFlora Delli Quadri
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About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

3 commenti

  1. cara Flora, l’articolo, o meglio il racconto sul biancospino, ti ha appassionata e dilettata ed hai trasmesso anche a noi lettori il tuo piacere di scrittura e di ricerca; giacché non ti sei limitata al racconto, ma hai aggiunto tradizione, ricerca scientifica, e ricette ….Insomma hai SVISCERATO (o eviscerato) il biancospino, che di più non si potrebbe dire , né fare. Aggiungo solo dal sonetto “ A un asino” di Carducci due versi “Oltre la siepe o antico pazḯente de l’odoroso biancospin fiorita”… cioè anche l’asino gradiva avvicinarsi a questo cespuglio…

  2. Salve mia madre preparando per l essenza ha lasciato i semi . Devo buttare tutto? Grazie…

  3. Gentile esperto
    Piu’che fare un commento,vorrei chiedere lumi su un dubbio che mi attanaglia:da sempre faccio l’estratto idroalcoolico di biancospino pero’ partendo dai fiori:la concentrazione e’quella che prevede la tintura madre omeopatica 1:10,partendo dal fiore fresco per poi fare la soluzione 1:10 considerando il peso del fiore essicato;
    ovvero 100 gr.di fresco danno circa 20 gr. di secco per cui il solvente sara’ 200gr.
    Quest’anno ho provato ad usare i frutti freschi con lo stesso procedimento sopra descritto.Ho trovato questa
    indicazione su un vecchio testo del dott. Pomini(Erboristeria italiana).In successive documentazioni ho trovato la brutta notizia che il nocciolo contiene amigdalina che e’ tossica.Il procedimento di dissoluzione dei principi attivi e’ stato fatto con la infusione dei frutti interi a freddo nell’alcool di 60 gradi,per poi passare una frusta elettrica nel vaso per spappolare il frutto, con successiva spremitura per tela.Devo buttare tutto in quanto pericoloso oppure posso utilizzare la tintura allo stesso modo come se fossero fiori?
    Infinite grazie per una vs.sollecita risposta chiarificatrice.
    Enrico De Maria E-Mail:enrico.de.maria@alice.it
    P.S.per cortesia mi potete rispondere sul sito della posta?Mille grazie.

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