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Arti e Mestieri in Altosannio – L’arte del ricamo

A cura di Anna Nero Paolantonio e Enzo C. Delli Quadri

20140126_153731-1-1-1-1-1L’arte è l’attività umana volta a creare opere di valore estetico che non necessariamente debba coincidere con il concetto di bellezza. Richiede abilità, ingegnosità, perizia e talento. Un’opera si dice artistica quando suscita una emozione, essendo essa legata a processi creativi e innovativi che nulla hanno di ripetitivo o cosiddetto “normale”. Questo significato di arte riguarda essenzialmente il singolo uomo, l’artista.

Ma un altro significato di arte viene attribuito ad attività umane che, avendo profonde radici nelle tradizioni secolari e da esse traendo linfa vitale per resistere nel tempo, vengono svolte in modo professionale da una o più persone che, nel rispetto di canoni per definiti e codificati nel tempo, prendono il nome di “Maestri d’Arte”.

Nel territorio almosaviano dell’Alto Sannio le attività che possono, senza alcun dubbio, essere assimilate al significato di arte sono:

  • L’arte del cuoio,
  • L’arte della  tessitura e del ricamo
  • L’arte del rame e del ferro battuto,
  • l’ arte della ceramica,
  • L’arte del bronzo. 

L’arte del Ricamo

La parola ricamo indica un’attività antichissima che si sviluppa generalmente come lavoro artigianale (raro e molto costoso) oppure hobby diffuso in tutto il mondo.

La distinzione tra “arte” e “hobby” è sempre difficile, ma si può dire che, in linea generale, l’arte comincia laddove l’apprendista comincia a creare e la preziosità dell’oggetto ricamato si concretizza nell’accuratezza dell’esecuzione, nell’alta qualità dei materiali usati, nell’armonia della composizione.

Ricamo su disegno

La fase preparatoria prevede appunto la preparazione e la scelta di un disegno o schema da riprodurre accuratamente sul tessuto (a matita o a ricalcato) e da dipingere variamente con fili colorati o preziosi.

Ricamo a fili contati

Il ricamo a fili contati prevede l’uso di tessuti a trama abbastanza larga e regolare da poterne contare i fili di tessitura, in modo da permettere l’esecuzione di ricami dai punti omogenei per grandezza.

Ricamo riferito

Fanno parte del ricamo riferito i lavori che, pur rientrando come disegno nelle prime due categorie, non possono venir trasposti a matita a causa del materiale particolare che si vuole usare.

Ad esempio per il ricamo su velluto o su seta esistono delle tecniche particolari di riporto del tracciato, ma quasi sempre si preferisce lavorare direttamente con l’ago, senza previo disegno

Il ricamo è senz’altro un’attività molto antica, alcuni frammenti risalgono all’antico Egitto. È probabile che quest’arte abbia avuto origine dall’elaborazione di punti utili, utilizzati per l’unione di pelli e poi di teli vegetali, destinati a personaggi di rilievo.

In Italia, il ricamo nasce come una delle espressioni della cultura saracena. Non a caso la prima scuola di ricamo ha sede a Palermo e risale ai primi anni del secondo millennio.

Risalgono ai secoli XIII e XIV i più monumentali lavori di ricamo conosciuti, cioè l’arazzeria francese, inglese, tedesca e, in misura minore, italiana – da non confondere con l’arazzo vero e proprio che è una tecnica artistica di tessitura.

Intanto la scuola italiana, distaccatasi dal gusto orientaleggiante iniziale, pone il centro dell’attività a Firenze e crea dei veri capolavori in tecniche diverse dall’arazzo.

In Alto Sannio l’arte del ricamo era molto estesa. Il corredo delle donne prevedeva che lenzuola, federe, tovaglie, copri mobili, avessero almeno gli orli ricamati. Ciascuna donna si premurava di imparare e provvedere essa stessa al suo corredo. Chi poteva permetterselo aveva tutto il corredo ricamato, con l’aiuto ovvio di esperte ricamatrici. (vedere http://www.altosannio.it/ida-rossi-storia-unartista-ricamo/)

Oggi, l’arte del ricamo è praticamente scomparsa, lasciando l’interesse a livello solo di hobby. In questo si diletta, con maestria, Anna Nero Paolantonio di Agnone. Pregevoli sono tanti suoi lavori.  Eccone alcuni:

La “Madonna piena di Grazie” creata in prossimità della Immacolata Concezione del 2014. Una immagine perfetta di armoniosa semplicità e delicatezza che trasmette un senso di sicurezza a tutti coloro, e sono tantissimi, che credono nella intercezione della Beata Vergine.

2014-12-05 Madonna con bambino

Santa Rita: la bellezza di questa icona sta nella grazia delle mani che sono appoggiate con una soave delicatezza sul cuore e nello sguardo assorto nella contemplazione della Passione di Cristo nel momento in cui dalla corona di spine se ne stacca una e va a conficcarsi sulla fronte della Santa. Il ricamato della rosa, in forte evidenza, è il simbolo ritiano per eccellenza. Tutti ricorderanno la storia di Santa Rita: Rita, malata e costretta a letto,  fece richiesta ad una sua parente che era andata a farle visita , di una rosa del suo orto a Roccaporena. Era pieno inverno e c’era tanta neve.  La donna pensava che  Rita delirasse. Ma la donna quando si recò a casa con grande stupore trovò una bellissima rosa fiorita. Stupefatta tornò subito a Cascia per portarla a Rita.

Santa Rita

PresepiI presepi sono ricamati a punto croce, su tela Aida. Sono dl 1999, nell’ attesa del Giubileo. Tanti, tanti fili in una miriade di sfumature che hanno richiesto diversi mesi di lavoro. Il risultato più esaltante può essere colto nel sorriso gioioso dell’angelo. Base di questo prezioso esercizio delle mani e della mente sono stati la passione e qualche utile consiglio recuperato, qua e là su riviste specializzate, un lavoro chiaramente autodidatta.

presepe 1presepe 2Angelo-gioioso-1-1-copia-705x1024

Altri Soggetti – Oltre al tema religioso, l’ attenzione di Anna Nero Paolantonio è rivolta a soggetti coerenti con l’arredamento di un appartamento o con le esigenze di corredo, in particolare, o di guardaroba, in generale.

ricam1 1ricami 2

Tutti i ricami di Anna hanno un pregio: trasmettono serenità e meritano di essere ammirati.


Anna Nero, Molisana di Agnone, procede sulle orme culturali, valoriali e artistiche del sua papà, il grande novelliere e poeta, Valentino Nero. Fortemente impegnata nel sociale cui dedica molto del suo tempo, conserva intatto l’amore per l’arte del ricamo e la cura dei fiori.

 


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Lavoro pregevole e analitico, scritto senza dubbio da chi se ne intende. Delicate e armoniche le figure.

  2. Dice bene questo bell’articolo: la lavorazione del tombolo, quella del rame e del ferro battutto, la fusione del bronzo, il ricamo, il cuoio ma, aggiungerei, non è finita qui: la lavorazione della pietra calcarea ad opera dei nostri maestri scalpellini, che ha lasciato migliaia di esempi, dalle banali chiavi di volta di portoni in pietra fino a portali interamente lavorati a bassorilievo che trasmutano in vere opere da scultore ed, anche, lastricati stradali che nel loro aver sfidato i secoli, hanno conferito quel “tono” artistico ed inconfondibile per il quale anche e, forse, sopratuttto i nostri borghi altosanniti sono così belli. Ma, per tornare al tema, il volo di un nibbio sta alla forza della pietra come la leggerezza di un usignolo sta a alla delicatezza di un ricamo. Chi amma il bello, non può che amare l’uno e l’altra, entrambi frutto di mani esperte, che hanno acquisito quella rapidità e precisione di movimenti necessarie all’una arte come all’altra. Quando da bambino scorazzavo per le viuzze del centro storico di Scanno, in cui ho trascorso le prime quattordici estati della mia vita, la mia attenzione veniva spessissimo distratta dai miei interessi per andare d appuntarsi su una delle tante donne che accovacciate al piede della scala di casa ricamavano o facevano il tombolo. Rimanevo affascinato da “quelle mani” e da quelle dita agili che, danzando con aghi o legnetti, creavano figure destinate a rimanere impresse sulle tele, come per un inspiegabile miracolo. E’ anche da queste osservazioni che ho imparato il significato della parola perseveranza. Sì, per fare il ricamo, come per tutte le nostre arti artigianali, ci vuole tanta perseveranza. E’ questa la virtù narrata dai nostri avi tramite le opere rimaste, con le quali ce l’hanno tramandata.

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