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Un apoftegma per Nunzio Baccari

di Francesco Mendozzi

I sotterranei dell’ex Conservatorio di S. Pasquale Baylon.

Nunzio Baccari nacque a Capracotta il 22 giugno 1666 da Filippo e Cesarea Baccari. Nel rione S. Antonio la sua famiglia possedeva «una casa con un’altra casetta contigua con mobili, et utensilij, e coll’hosto avanti per uso proprio fra soprani, e sottani l’una, e l’altra membri 32», oltre a «territorij tomola 131, cioè tomola 84 colti, e 39 incolti, e pratini tomola 8 assegnati per patrimonio sacro […] nella pertinenza d’Agnone». Le rendite familiari provenivano dalle locazioni presso la Regia Dogana della mena delle pecore di Foggia, consistenti in «una massaria di pecore con cavalli, somari, e bovi, giumente indomite, e vacche, delle quali vacche la maggior parte le tiene in società, che sono della veneranda Cappella di S. Maria di Loreto di questa Terra». Insomma, la famiglia Baccari era sicuramente una delle più agiate di Capracotta e difatti Nunzio fu avviato alla vita religiosa d’alto rango.

Mi piace credere che Cesarea lo partorì sotto un persistente aroma di ginepro e che lo chiamò Nunzio con la speranza che diventasse messaggero di Dio… e tale fu, nomen omen.

Formatosi probabilmente nel nostro ginnasio e trasferitosi in giovane età a Prezza (AQ), fu ordinato sacerdote il 15 aprile 1693 per venir nominato vescovo di Bojano il 14 marzo 1718 sotto papa Clemente XI. In seguito, grazie alla benevolenza del cardinal Vincenzo Maria Orsini – futuro papa Benedetto XIII – che lo aveva voluto al suo fianco a Benevento, Nunzio fu nominato vicegerente di Roma, colui che «coadiuva il vicario generale per la diocesi di Roma nelle sue funzioni di governo», una carica di grandissima responsabilità e di altissimo onore.

La più importante opera di Nunzio Baccari fu quella realizzata presso il Conservatorio di S. Pasquale Baylon, situato a Roma in via Anicia, un’istituzione di particolare valore nell’ambito delle iniziative in favore degli orfani. Difatti, nel 1724 Nunzio «raccolse otto fanciulle che vagavano per la città senza educazione e le affidò a una pia signora genovese, Caterina de Rossi, assegnando due baiocchi e mezzo al giorno per ognuna di esse, a difesa della loro onestà ed innocenza». Potrei dire che il Vescovo strappò alla strada ragazze che facilmente si sarebbero traviate, rischiando di finir violentate o ammazzate nei pericolosi vicoli della Roma tardobarocca.

Nunzio Baccari morì a Roma il 3 gennaio 1738 sotto il pontificato di Clemente XII.

Lapide di Nunzio Baccari nella Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani.

Mi sento particolarmente legato alla figura di Nunzio perché spero che diventerà il protagonista del mio primo romanzo, intitolato appunto “Nuntio, vobis”. L’idea del romanzo nacque quando, alcuni anni fa, scoprii il luogo di sepoltura del Vescovo ma, con l’intento di ricostruire all’indietro la sua vita, non riuscii a recarmi sulla sua tomba, posta all’interno della Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani a Roma, in terza posizione rispetto alla «linea di mezzo prossima alla cantoria», perché il rettore dell’istituto era appena deceduto e contemporaneamente erano in corso dei lavori di restauro.

Oggi voglio però regalarVi un’anteprima della mia ricerca, un mistero che avvolge la vita di Nunzio Baccari e che, ai miei occhi, lo rende tanto affascinante. Mi riferisco alla missiva che padre Angelo Cancellieri, abate del monastero benedettino di Matelica (MC), inviò il 19 ottobre 1734 al re Carlo III di Borbone, incentrata proprio sul nostro prelato. Quella lettera conteneva infatti un apoftegma (l’espressione di una sentenza profetica) secondo il quale Nunzio sarebbe diventato papa dopo Clemente XII. In realtà il Baccari morirà proprio sotto il pontificato di Lorenzo Corsini, eletto il 12 luglio 1730, e non potrà beneficiare in alcun modo di quella rivelazione.

Tuttavia, questo suggestivo presagio non deve meravigliare più di tanto. Con l’avvicinarsi di un conclave erano tanti i religiosi sparsi in ogni parte d’Europa che si premuravano di prevedere l’elezione pontificia – ora di questo ora di quello – sperando di influenzare in qualche modo i cardinali elettori. Questa abitudine era talmente malvista dai cronisti più ortodossi da aver dato vita al seguente detto: «Chi in Conclave entra con indizio di poter riuscire Papa, ne esce sempre Cardinale».

Carlo di Borbone (1716-1788).

L’autore della profezia, Angelo Cancellieri, monaco benedettino, era nato a Matelica nel 1689 ed aveva indossato l’abito monastico nella congregazione «de’ PP. Silvestrini, e fatta la carriera degli studj, e de’ gradi regolari, conseguì meritamente quello di Abate, avendo di più avuto l’onore di esser benedetto in Roma dal sommo Pontefice». Ad una prima analisi, penso che padre Cancellieri avesse voluto blandire Carlo III, incoronato il 15 maggio 1734 re di Napoli, con la possibilità di un imminente papa abruzzese, meridionale, quindi lontano dagli intrighi politici di Roma e più facilmente plasmabile dai Borbone. La misteriosa epistola è la seguente:

Sacra Real Maestà. È tanta la gioja che sento nelle gloriose conquiste delle vittoriose armi della Maestà Vostra, per la sorte che ho d’essere suo suddito di origine, venendo li miei antenati come è ben noto dalla città di Pistoja. Che se lo stato mio di Religioso Silvestrino dell’Ordine di S. Benedetto, ed il grado che sostengo di Abate e Superiore di questo Monistero non mel vietassero cercherei certamente poter applicare le mie qualunque sieno deboli forze in servizio della Maestà Vostra. Ma giacché non m’è permesso spargere il sangue per la sua corona si degni per lo meno la M. V. benignamente permettermi, che v’impieghi l’inchiostro. Ben vede, invitto Monarca, quanto potria esserle giovevole un Pontefice Nazionale di Napoli e interessato come il presente per la sua reale persona. Essendomi non pertanto riuscito più volte spiegarle anche preventivamente come senz’altri testimoni sonovi costì veraci li congiunti del fu Duca di Gravina, cui, defonto Innocenzo XIII, annunziai l’esaltazione di Benedetto XIII, prego la di lei gentilezza a compiacersi, che io le significhi col qui accluso umilissimo foglio questi amminicoli, che in tutto e in parte dovranno verificarsi nel futuro Conclave, e che si adattano appieno ad un soggetto che per anco non è Cardinale, ma in grado; voglio dire Monsignor Vescovo di Bojano Nunzio Baccari suddito della Maestà Vostra e Vice Gerente di Roma. Sicuro che qualor non riesca trovare altri cui si convenga una simigliante spiegazione, egli dovrìa essere lo prescelto da Dio alla Reggenza della Santa Chiesa. E pregando la Maestà Vostra a compiacersi non isdegnare il reverendissimo ufficio in olocausto di vero ossequio per potermi lusingare vivere nel numero de’ suoi più infimi vassalli rispettosissimi e fedelissimi servi, mi umilio a piè del suo regal soglio. Matelica nella Marca Anconitana li 19 ottobre 1734. Umilissimo Devotissimo Padre Cancellieri Monaco Silvestrino.

Il foglio accluso alla lettera, nel quale padre Cancellieri dimostrava come i tre precedenti papi fossero stati eletti sulla scorta delle profezie dell’abate Gioacchino da Fiore, Ve lo risparmio per rispetto della religione. Credo che sia fondamentale tenere a mente un dato: sembra che questi oracoli fuori tempo massimo non nutrissero alcuna fiducia nello Spirito Santo, la cui azione, stando alla teologia cattolica, è invece imprescindibile durante il rito del conclave. Al di sopra di queste macchinose manovre politiche stava Nunzio, messaggero del Signore, uomo del bene, cristiano vero e… papa apoftegmatizzato!

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Bibliografia di riferimento:

  • G. F. Cecconi, Roma sacra, e moderna, Mainardi, Roma 1725;
  • «Il Corriere Ordinario», Vienna, 19 novembre 1721;
  • P. de Stephanis, Prezza, in F. Cirelli, Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato, Nobile, Napoli 1856;
  • «Diario ordinario», 1798, Roma, 12 febbraio 1729;
  • «Diario ordinario», 2011, Roma, 24 giugno 1730;
  • «Diario ordinario», 2059, Roma, 14 ottobre 1730;
  • L. Lancellotti, La Regia chiesa dello Spirito Santo dei Napolitani in Roma, Guerrera, Napoli 1868;
  • G. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, vol. I, Pierro, Napoli 1914;
  • F. Mendozzi, Guida alla letteratura capracottese, vol. I, Youcanprint, Tricase 2016;
  • V. Monachino, La carità cristiana in Roma, Cappelli, Bologna 1968;
  • G. Moroni Romano, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da san Pietro sino ai nostri giorni, vol. XCIX, Tip. Emiliana, Venezia 1860;
  • N. Mosca, Libro delle memorie, o dei ricordi, Capracotta 1742-1947;
  • C. Orlandi, Delle città d’Italia e sue isole adiacenti, libro V, Riginaldi, Perugia 1778;
  • G. Rossi, Catalogo de’ vescovi di Telese, Soc. Tipografica, Napoli 1827;
  • G. Russo, Di un dichiarato nemico del Sommo Pontefice addivenutone involontario apologista, in «La Scienza e la Fede», XXXVII:8, Napoli 1877;
  • F. Valesio, Diario di Roma, vol. VI, Longanesi, Milano 1979;
  • F. Vecchietti e T. Moro, Biblioteca picena, o sia Notizie istoriche delle opere e degli scrittori piceni, libro III, Quercetti, Osimo 1793;
  • G. Zigarelli, Storia della Cattedra di Avellino e de’ suoi pastori, vol. II, Stamp. del Vaglio, Napoli 1856.

Copyright: Letteratura Capracottese

About Francesco Mendozzi

Francesco Mendozzi è nato a Roma nel 1984 ed è laureato in Relazioni internazionali. Figlio di capracottesi, nutre da sempre una sconfinata e genuina passione per la propria terra d’origine, tanto da aver pubblicato la “Guida alla letteratura capracottese”: una bibliografia ragionata e commentata, in due volumi distinti, su tutto quel che è stato scritto e su Capracotta e dai suoi cittadini sparsi per il mondo. Le sue ricerche sulla letteratura e sul territorio altosannitico lo stanno portando a riscoprire ignote pagine di storia comune che via via troveranno spazio nella sua nuova collana editoriale degli “Argomenti di letteratura capracottese”.

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