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Antonino Patriarca; panificatore, poeta, commediografo.

di Maria Delli Quadri [1]
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Percorro lentamente via Cavour e, davanti al numero 35 mi fermo, anche perchè c’è un parcheggio libero. Scendo dalla macchina e mi  guardo intorno: di fronte a me c’è un’ insegna: ” PANIFICIO ANTICHI SAPORI” PATRIARCA (conosciuto anche come Forno di Sant’Antonio, quartiere di Agnone).  Una bella porta chiude il  negozio di pane, dove io voglio entrare; infatti varco la soglia e… meraviglia!!! il vecchio androne non c’è più.

Il locale, a misura d’uomo, presenta due banchi con vetrine disposte quasi  ad angolo retto, nelle quali fanno bella mostra di sé pizze col pomodoro e mozzarella, con peperoni, patate, cipolla  ed altro; nell’altro banco appaiono dolci di ogni forma e dimensione:. Dietro,  accanto alla bilancia, c’è  un giovane, Antonino, il  padrone del locale e dell’attività. Siamo parenti e per questo ci salutiamo con affetto. L’uomo ha la parlata fluida e appropriata, un timbro di voce forte e vibrante col quale convince, invita a comprare, elogia la merce esposta. Tra i dolci vedo i “raffaiuoli” le ciambelline zuccherate, le castagne o “loffe”, gli amaretti, le crostate. Il dialogo si snoda facile, come è giusto che sia tra amici e parenti. Le solite domande sul “come stai” scivolano via con facilità; poi arrivano i discorsi più impegnativi sulla crisi, sul lavoro suo faticoso e difficile, che comincia a notte fonda, quando il resto del paese vive le ultime ore di riposo. e si protrae poi con la vendita dietro il bancone,per tutto il giorno, mentre Adriana, la moglie fa i dolci nel retrobottega.

Le prelibatezze del Forno di Sant’Antonio
La mente va al passato 
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Una volta il forno Patriarca era chiamato col nome della  sua iniziatrice:  CONCETTINA,” la fornaia” , la quale, aiutata da ADA sua figlia  sfornava  quintali e quintali di pane, di pizze, di dolci. Il profumo si spandeva per la via e solleticava il gusto e l’olfatto. Esso  (il forno) era alimentato col fuoco e colpiva lo spettatore  con  la sua bocca rossa e arroventata dove una pala, sapientemente manovrata, rimestava la brace, infilava e sfilava pizze,  panelli di pasta bianca che le donne avevano provveduto a portare nelle “mese”, ben protetti da coperte e copertine per non farli raffreddare. D’ inverno il locale era un’oasi di tepore e di calduccio, ma d’estate era

Memena e Pasquale, nuora e figlio di Concettina, che per molti anni hanno gestito il forno

l’inferno. La zia Concettina non si fermava mai; con gli abiti lunghi e col viso infarinato;  aveva pochi denti, i capelli legati in un tuppetto e un aspetto quasi ieratico nella sua alta statura. Dopo di lei l’ attività  passò a Pasquale, il figlio che, aiutato da Memena, sua moglie, con la legna continuò ad alimentare  il forno per altri lunghi anni, fin quando arrivò il turno di Antonino, uomo giovane dalla mentalità moderna.. Costui con grande rammarico ma pressato dalla necessità,  operò la trasformazione: con  lavori di restauro e apparecchiature elettriche.  Era  diventato nel frattempo  l’unico  proprietario, dopo la morte prematura del fratello maggiore Stefano, da tutti adorato

Ritorno al presente
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Antonino Patriarca in “C’ha lassate z Filippe”, commedia di cui è autore, regista e attore

Guardandomi intorno nel negozio vedo alle pareti affisse alcune locandine illustranti scene di commedie in dialetto agnonese e  poesie sempre in dialetto; grande è la mia meraviglia. In bell’ordine sono elencati i nomi degli attori, tutti scelti con attenzione e con  competenza per ricoprire quei  determinati ruoli che Antonino crea. Il dialetto puro richiede conoscenza approfondita di questo idioma; lui stesso è il primo attore, contornato da personaggi perfetti,  come donne del popolo svelte di lingua e di maniere spicce. Di lui e del suo talento poetico fa fede un calendario sul quale, accanto a splendide foto del suo lavoro, sono riportate belle poesie.

Famiglia di Antonino Patriarca

E così Antonio Patriarca [2], classe 1961, perito elettrotecnico, ha prestato la sua opera nell’arte, nell’imprenditoria, nella famiglia,  diversificando i ruoli. Padre di ben tre figli (il primo dei quali è giocatore nella nazionale di palla a volo),  è anche il  marito,  compagno fedele e devoto di Adriana, splendida donna che lo aiuta e lo sorregge in queste difficili attività.  Antonino è anche  un  coltivatore. Possiede una tenuta in contrada Coccia,  tra Agnone e Capracotta dove si stendono, su in alto,baciati dal sole  alcuni piccoli vigneti e uliveti. Nel suo casolare, attrezzato di tutto punto,i gli stipi, gli specchi, gli accessori vari sono ad altezza fuori dal comune rispetto al normale:  perchè i due, marito e moglie sono piuttosto  alti e così  i figli.

Antonino è l’ esempio tipico  di lavoratore dei nostri paesi che ha fatto una scelta ardua; egli  opera infatti  in un territorio difficile dove lo spopolamento è stato massiccio, dove le comunicazioni sono rese quasi  impraticabili a causa delle strade dissestate, dove, però, resistono ancora gli ultimi barlumi di una civiltà atavica che ha regalato in passato benessere e fiducia nel futuro La scelta fatta da lui, quella di rimanere in loco, è stata difficile come lo è quella degli altri giovani che hanno sfidato  le avversità ambientali per restare nei luoghi dove hanno vissuto i padri, gli avi, le famiglie, dove sono nati e sono cresciuti. In tempi non lontani la mia generazione ha visto partire intere famiglie dal sud verso il “triangolo industriale”, come si chiamava allora l’asse Torino-Milano-Genova. In migliaia e migliaia hanno abbandonato case, paesi, campi. I nostri contadini sono diventati operai e hanno nascosto sotto il letto le valigie di cartone legate con lo spago. Hanno reciso le radici, mentre i loro figli sono andati a scuola e, a volte, all’università. Nessuno è più tornato;. il nostro territorio si è impoverito e  le case sono, oggi, diroccate A questi uomini e donne coraggiosi che hanno scelto di rimanere va la riconoscenza di noi tutti che abbiamo visto tempi migliori quando il nostro paese e gli altri del circondario erano abitati da comunità operose , solerti e tenaci
Campanili di Agnone (foto di Enzo C. Delli Quadri)

Perchè si sceglie di  restare nei luoghi di origine? Perchè i giovani oggi fanno resistenza ad abbandonare i  loro paesi dove sono nati e cresciuti, perchè  non hanno più illlusioni, vogliono camminare sulle orme conosciute, non si fanno abbagliare dalle realtà cittadine, anonime e fuorvianti, non credono più nel mito. della felicità metropolitana; tanto  se vogliono viaggiare vanno dappertutto, a Londra, a Parigi, alle Maldive. L’aereo li porta lontano;  il paese poi li attende ed è lì che loro faranno ritorno.Possedere una macchina non è più un problema e loro lo sanno

Una politica più accorta dovrebbe incoraggiarli, non abbandonarli insieme ai territori di origine, sì da creare il deserto o illuderli col mito del posto fisso. Antonino è un esempio di voglia di continuare, di resistere alla fatica, di vincere le delusioni immancabili quando si gioca una partita di questo genere. L’  attaccamento al luogo che lo ha visto nascere, crescere, diventare uomo. è un sentimento nobile che gli fa onore e che desta l’ammirazione in quelli come me che hanno assistito alle  più grandi trasformazioni della società, allo sconvolgimento del vivere quotidiano,del  costume, del  modo di pensare..
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Ecco una sua ironica poesia

dieta

La diéta

Arru mìedəchə mójja mə truvìettə
mə dicəttə: «Ru fra assèttatə e trattìettə»,
p’archjəcarmə arru dəvanə ajjəttəmìettə
nu sguàrdə: «Mó tə faccə ru dəspìettə!».
«Lə magnìa! t’avéssa fa ru malùocchjə
la trippa tə sbócca ngióima arru jənùocchjə».
C’armanìettə bbruttə, gna mə uffənnìettə,
nn’éva mé fattə casə a štu dəfìettə.
«Alla tàura la vócca! ndə sapé rójja»,
pənzìettə: «Nzə pó fa rə chèzzə sójja».
«Ji tə faccə ardəvəndà gné nu štəccóinə»
cridəcə tiuuə: «Mó rə fróichə a Ndunóinə».
«E tandə pə cumənzà d’addəmanə
la fetta biscottata e nìendə panə»,
«E mó tə sémbra bbìellə štu fattə
cambə chə ru malannə chə tə vatta!».
«Màgnatə prassé frutta e póca pašta
mìesə bbəcchìerə də vóinə t’avašta».
«Nzə mandé nu sciàurə ssə nnə r’abbagnə:
e quìštə d’addəmanə ji rə cagnə!».
Chə cundəllata, ndannə, allə cchjù bbìellə:
«nìendə sìuchə chə la cussétta d’agnìellə»,
ma nu uuìa manghə tandə avéssə štatə
mmaldəcìettə chi mə r’a mannatə.
«A mésiurnə sə magna la sàira s’arrangia»,
«Valla a piglié nghìurə! accóngia ssa vəlangia».

Dieta e bilancia

La dieta

Dal mio medico mi trovai,
mi disse: «Amico mio, siediti e rimani»,
per piegarmi sul divano ansimai
mi diede uno sguardo: «Mo ti sistemo io!».
«Il cibo! ti dovessi fare il malocchio
la pancia trabocca sul ginocchio».
Ci rimasi male, mi offesi molto
non ci avevo mai fatto caso a questo difetto.
«A tavola la bocca! non te la prendere»,
pensai: «Non si può fare i fatti suoi».
«Io ti faccio diventare come uno stecchino»
credici: «Ma quando lo freghi Antonino».
«E tanto per cominciare da domani
fette biscottate e niente pane»,
«E adesso ti sembra bello questo fatto
vivo con il malanno che ti colpisca!».
«Mangia molta frutta e poca pasta
mezzo bicchiere di vino ti basta».
«Non si mantiene un fiore se non lo annaffio;
e questo da domani lo cambio!»
Che coltellata, allora, sul più bello:
«niente sugo con la coscetta di agnello»,
ma un guaio neanche tanto sarebbe stato
maledissi chi me l’ha mandato.
«A mezzogiorno mangia la sera arrangia»,
«Vai a quel paese! aggiusta la bilancia».


[1]  Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Antonino Patriarca

[2] Antonino Patriarca. Nasce ad Agnone il 24 gennaio 1961. Sin da bambino lavora nel forno di famiglia e a tutt’oggi ne continua l’antica tradizione con impegno e passione. La vena poetica lo accompagna fin dall’adolescenza e, pian piano, si traduce in vera passione per la poesia e per il teatro in vernacolo, ironico, umoristico e ricco di satira. Produce in prima persona tutti i suoi lavori teatrali, essendone anche autore, regista e attore.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

Un commento

  1. Fra le cose buonissime di quel forno NON ho visto elencata la PIZZE CHE LE CIQUERE( LE PANITTE SENZA CIQUERE!) .
    Che siano una specialità riservata solo ali AMICI STRETTI, che stanno ccuscì belle nsiembre, quande s’arhuniscene e cantane “ARRIZZE ARRIZZE ARRIZZE, ALLONGHE ALLONGHE ALLONGHE…”?
    Già dal video si capisce la sveltezza di Adriana…e la verve di Antonino, il quale oltre che GRANDE LAVORATORE, al forno, è IDEATORE IRONICO E DI SPETTACOLO…. E questo è un gran piacere saperlo.
    Certo non bisogna esagerare con tutte le squisitezze prodotte dal FORNO PATRIARCA, PER EVITARE CHE LA PANZE ARRIVE A LE JENUCCHJE…

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