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Annunciazione del Signore (25 marzo) e … la Passata

di Domenico Meo[1]

In Agnone, la festa dedicata all’Annunciazione si celebra, preceduta  da un novenario, nella chiesa omonima, dove si può ammirare un armonioso prospetto costruito nella prima metà del secolo XVI, come rilevasi da una lapide di marmo murata in una parete esterna  del campanile che porta la data del 1502.  Sull’altare maggiore vi è un dipinto bellissimo, raffigurante l’Annunciazione.

Anche nella chiesa di San Francesco il secondo altare a sinistra, «denominato trittico, è dedicato all’Annunziata. Qui, oltre i dipinti esterni su tela, raffiguranti la Vergine, l’Arcangelo Gabriele ed in alto l’Eterno Padre, vi sono internamente pitture su legno che rappresentano quattro santi. Lateralmente alle colonne, le porte,  recano su ambedue le facce altre pitture».[2]

Nella chiesa dell’Annunziata si festeggiano due santi venerati dagli artigiani: il 25 ottobre San Crispino, patrono dei calzolai, e il 13 novembre Sant’Omobono, protettore dei sarti. In chiesa è conservato il quadro che raffigura San Crispino col banchetto da calzolaio. Anni or sono i calzolai partecipavano con devozione alla santa messa. L’icona del Santo era presente in tutte le botteghe, come testimonia una quartina in dialetto agnonese del poeta-calzolaio Valentino Nero:

Nu quadre tande bbiélle té veciojne
e la saira gna lassa la fatojja
je doice: “Sciabbenditte San Crespoine,
chi m’avanza re pozza pahà Ddojja.
[3]

Di Sant’Omobono, la chiesa dell’Annunziata possiede un quadro del 1626.  Il 13 novembre si celebrava una messa in onore dei maestri-sartori delle numerose botteghe agnonesi. Al termine, come da tradizione, cenavano tutti insieme.

LAnnunciazione di Henry Ossawa Tanner 1898 -Particolare
LAnnunciazione di Henry Ossawa Tanner 1898 -Particolare

La festa dell’Annunziata, fino a circa venti anni fa, richiamava una folta schiera di fedeli perché, mediante un rituale magico-religioso denominato la passata, si incantava l’ernia ai bambini.

Lucia Amicarelli così racconta il cerimoniale nel già citato studio sulle tradizioni popolari di Agnone:
«Una delle feste agnonesi più caratteristiche dal punto di vista del folklore, è quella dell’Annunciazione, ricorrenza in cui, il sopravvivere di un’antica tradizione (più volte centenaria) fa apparire manifesto come nel popolo il sentimento religioso non sia spesso disgiunto da credenze superstiziose e l’invocazione a Dio e la preghiera siano accomunate con operazioni magiche.

La mattina del 25 marzo, di buon’ora, le vie del paese brulicano di contadini, venuti dalle campagne e dai paesi vicini, che conducono per mano o portano in braccio bambini di età non superiore ai sei o sette anni: sono gli ammalati di ernia la vendatìura, e i familiari li portano a passare alla rosa. Molto prima che abbia inizio la messa le chiese, specie quella dell’Annunziata, rigurgitano di folla. In fondo, perché sia più facile uscire ed entrare al momento stabilito, si dispongono le mamme con i piccini malati, e dietro ad esse gli uomini che hanno l’incarico di compiere il rito e che dopo tale pratica sono considerati compari. (vedasi anche http://www.altosannio.it/il-passaggio-alla-rosa-di-maria-delli-quadri/)

All’inizio della messa, la mamma incomincia a spogliare il bambino, che avvolge poi in uno scialle, in attesa che giunga il momento di portarlo fuori. Al principio del Vangelo, annunziato dai rintocchi della campana che incomincia a suonare a distesa, in gran fretta uno dei compari  (sono tre) afferra il piccino e, seguito dagli altri due, si reca in qualche giardino vicino per la pratica magica. Uno dei tre incide un ramo alto e tenero di un rosaio, in modo da praticare un’apertura ad occhiello; gli altri due fanno passare per tre volte il bambino nudo attraverso la spaccatura e recitano la Salve o Regina. Poi, colui che ha praticata la spaccatura, lega strettamente con un giunco le due parti del ramo. Tutto deve essere fatto con la massima rapidità, poiché il rito non sarebbe valido se non fosse terminato prima che cessi il suono delle campane, che si protrae fino a tutta la lettura del Credo. Il piccolo, avvolto di nuovo nello scialle, viene riportato in chiesa, dove la madre, rimasta ad attendere ed a pregare con commovente fervore, lo riveste in gran fretta, prima dell’Elevazione. Alla fine della messa i familiari del piccino malato offrono un paio di grossi ceri alla Madonna dell’Annunziata e invitano a pranzo il cosiddetto compare della rosa.

Se la guarigione non avviene, l’anno successivo, gli stessi compari ripetono il rito, portando sempre il bambino al medesimo rosaio. Qualche volta, in ringraziamento di avvenute guarigioni, vengono offerti alla Madonna oggetti in oro e argento. Tra gli ex voto donati all’Annunziata, figurano un cuore d’argento sbalzato, orecchini e altri gioielli, tutti pregevoli lavori di oreficeria locale.

Il rito è in uso solo per i maschietti;[4]e ciò per due motivi; innanzitutto si riterrebbe impudico esporre una bambina, sia pure piccola, completamente ignuda allo sguardo di estranei; e poi si teme che, conosciutone il male, la ragazza, da grande, non troverebbe più marito. L’uso di far passare i bambini attraverso il ramo di un rosaio, non è praticato nei paesi[5] vicini e  perciò molto spesso vengono ad Agnone per la festa dell’Annunziata e portano i bambini malati. Questa circostanza potrebbe dar luogo ad una duplice supposizione: o che, in origine, vi fosse l’uso di un pellegrinaggio al più vicino santuario dedicato all’Annunziata e che solo dopo aver ivi ascoltato la messa si praticasse il rito del passaggio attraverso il ramo spaccato, o che ad Agnone vi fosse, secondo un’antica leggenda, un rosaio miracoloso. Certo che ancora oggi l’afflusso di forestieri è notevole. Tuttavia sia il Finamore che il Bruni, accennando al rito, ne affermano la diffusione in molte località dell’Abruzzo».[6]

Gli esorcismi dei bambini ventati si spiegano medianti teorie,[7] secondo le quali d’allora in poi si stabilisce una relazione simpatica tra il bimbo e il ramo di rosa. Si crede che l’ernia del bambino si chiuderà come si chiude lo spacco nel ramo. Un’altra ipotesi è quella di trasferire la malattia del bambino sopra un qualsiasi oggetto (ramo). D’altra parte si imita l’atto stesso del parto (passaggio attraverso la fenditura del ramo), quasi a procurarsi la guarigione con una nuova nascita.

«Le altre letture della passata arborea tendono, quasi in modo univoco, verso motivazioni che richiamano una sfera sessuale, un’azione contro la compromissione della fertilità dei bambini. Infatti, secondo una tesi elaborata da Giovanni Pansa, successivamente ripresa e ampliata da Alfonso M. Di Nola, l’importanza della terapia sacrale della “passata” va ricercata in un àmbito etnoiatrico più ampio di quello della sola cura dell’ernia, soprattutto quale protezione del vigor  sessuale dei maschi dell’ultima generazione. Non a caso, nel Molise, questa pratica magica era riservata ai neonati di sesso maschile, per i quali si pensava che problemi erniosi avrebbero potuto avere effetti negativi sulla vis generandi».[8]

Attraverso i secoli, il cerimoniale si è rivestito di profondi contenuti religiosi, tanto da giudicare la guarigione provvidenza Divina o grazia della Madonna.

Questo periodo del calendario ci riporta ad antichi rituali precristiani. «In Frigiasi teneva la grande festa primaverile che celebrava la morte e la resurrezione diAttis. A Roma, e forse altrove, la celebrazione assumeva la forma di un Carnevale. Era la festa della gioia Hilaria. La licenza era allora generale. Ogni uomo poteva dire e fare ciò che più gli piaceva».[9]

Questa ricorrenza, fino a qualche secolo fa segnava l’inizio dell’anno. A Firenze, per esempio, vigeva fino al 1749 lo stile dell’Incarnazione, ovvero il capodanno al 25 marzo, che prevalse anche a Roma fino al secolo XVII.

La festa dell’Annunziata segna la fine dell’inverno e l’inizio della primavera; è un giorno di marca, che risultava importantissimo nel calendario rituale contadino per trarre auspici e formulare pronostici.

Ad Agnone, si svolgevano, fino agli anni sessanta, il mercato del bestiame e la fiera; quest’ultima ha luogo ancora oggi.

 

 

____________________________
[1] Domenico Meo (Castelguidone 1961) risiede ad Agnone dal 1963. Da oltre venti anni si occupa di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Ideatore e conduttore di programmi radiofonici sul folklore musicale, ha partecipato più volte a trasmissioni televisive della RAI.  Nel 1987 ha fondato il Gruppo Folklorico “Rintocco Molisano”. Si è aggiudicato premi di poesia dialettale in Molise, Calabria, Sicilia e Toscana e alcune sue composizioni poetiche fanno parte del II volume di Letteratura Dialettale Molisana e delle antologie poetiche (vol. II e III) curate dall’Associazione Nazionale Poeti e Scrittori Dialettali.
[2]N. Marinelli, Agnone Francescana, Agnone 1927,  pp. 29-30.
[3]V. Nero, Poesie dialettali agnonesi, Agnone 1967, p. 11,  poesia Ru scarpare puveriélle (Il calzolaio povero): «Un quadro tanto bello tiene vicino,/e la sera quando smette di lavorare/gli dice: Sii benedetto San Crispino,/chi avanza [del denaro] lo possa pagare Dio».
[4][n.d.c.] A. M. Di Nola, Lo specchio e l’olio, Ed. Laterza, Bari 1994, p. 116: «l rito, detto passata è diretto a preservare dall’ernia i bambini di sesso maschile».
[5][n.d.c.] Un simile rituale invece si svolgeva a Poggio Sannita, il 25 marzo festa della Madonna delle Grazie. La sera prima venivano accesi dei fuochi nei pressi della chiesa extra moenia sita in località Piana della Madonna. Il giorno seguente i pellegrini provenienti soprattutto da Schiavi d’Abruzzo (Ch) ed i fedeli del posto, proseguivano il cerimoniale dividendo un ramo di biancospino. Dopo la messa i familiari del bambino malato di ernia offrivano al compare prescelto un pranzo, che veniva consumato nei pressi della chiesa. Dopo la cerimonia la statua della Madonna veniva portata in processione fino alla chiesa Madre, dove restava fino al 30 settembre.
[6]L. Amicarelli, Tradizioni popolari di Agnone,Tesi di laurea, Università di Roma, anno acc. 1952-53,  pp. 107-110.
[7]J. G. Frazer, Il ramo d’oro , Boringhieri, Torino 1991, p. 792.
[8]M.Gioielli, La passata arborea. Un rito sacro-magico per la cura dell’ernia infantile, in «L’Arcolaio»,  n. 8, Bagnoli del Trigno (IS), luglio 1999, p. 16.
[9]J. G. Frazer, op. cit. , pp. 417-422.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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