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Angiolina

racconto di Flora Delli Quadri [1]

Qualche tempo fa Papa Francesco ha telefonato a Carlo Petrini, fondatore di Sloow Food. I due hanno chiacchierato, per una buona mezz’ora e, parlando del più e del meno, hanno accennato alle comuni radici piemontesi. Petrini ha allora raccontato al pontefice un episodio della vita di sua nonna, cattolica praticante e vedova di un ferroviere comunista. Dopo la scomunica dei comunisti promulgata da Pio XII nel 1950, la donna fu interpellata dal suo parroco in confessionale:
-Mi dica signora, lei per chi vota? 
 -Voto come votava il mio povero marito!
-E come votava suo marito?
-Votava comunista!
-Quand’è così lo sa che io non posso dargliela, l’assoluzione?
-Non può darmela?…e allora se la tenga! 
Papa Francesco si è mostrato molto divertito da questo aneddoto e in una lettera successiva indirizzata a Petrini ha scritto: “Ogni tanto ripenso a quel “se la tenga!” di sua nonna e mi faccio una bella risata!

Il mio racconto, già edito altrove, narra un fatto analogo avvenuto in Agnone negli anni ’50 del secolo scorso. Peccato solo che allora non c’era Papa Francesco!

 corso-matteotti copia

 ANGIOLINA

Era una quasi mamma per me. Abitava in Corso Matteotti, a 20 metri da casa mia. Alta, imponente, con i capelli legati dietro la nuca a formare il “tuppo” (chignon), pettinino e forcine di finta tartaruga, accoglieva tutti con un gran calore. Il portone di casa era sempre aperto. A destra entrando, c’era un minuscolo bagno con il solo water; a sinistra, la scala alla cui sommità si trovava la cucina, anche quella sempre aperta.
“Angiolì”, chiamavo ad alta voce entrando dal portone. “Uèh”, rispondeva lei con la sua voce naturalmente allegra e gioviale. “Ha ditt mamma, damm ru ‘ndrattìat”- Scioine, scio’, assettat na ‘nzé” (Angiolina, ha detto mamma, dammi l’intrattieni”- “Si, sì, siediti un po’).
E così io aspettavo che mi desse “ru ‘ndrattìat” convinta che fosse un dolce. E intanto lei chiacchierava, chiacchierava, qualche volta mi raccontava le favole, e il tempo passava. Mia madre era soddisfatta de “ru ‘ndrattiat”, ma il più delle volte io non ricevevo il dolce che m’aspettavo. Angiolina era comunque una compagnia piacevolissima, sempre serena e sorridente, nonostante una vita di ristrettezze economiche.

Il marito, zoccolo duro del Partito Comunista, era un operaio edile di cui lei era innamoratissima. Profondamente religiosa, ne aveva abbracciato la causa, mescolando la fede politica con la fede in Dio così intimamente, da averle rese indistinguibili. Aveva fede in senso lato e da questa traeva la sua forza e la sua serenità. Credeva fermamente nel riscatto delle classi sottomesse, ad opera di Baffone o di Cristo non faceva differenza. Andava in chiesa e si comunicava regolarmente.

Un bel giorno, eravamo negli anni ’50…
Ma andiamo con ordine! C’era, vicino casa, la vecchia stazione ferroviaria, dismessa subito dopo la guerra, regno dei nostri giochi. Un giorno, che stazione-agnone3stranamente ricordo con eccezionale vivezza pur essendo all’epoca molto piccola, arrivò un monaco, un Padre Cappuccino da Serra Capriola. Chiese informazioni su dove fosse la stazione ferroviaria. Gliela indicammo, lui la visitò, poi andò dal sindaco.
In breve tempo la stazione non fu più nostra, i frati se ne impossessarono e vi insediarono il convento. Il paese, già molto clericale, con tredici parrocchie e tredici parroci, poteva adesso godere anche del Convento dei Frati Cappuccini, il che volle dire in breve tempo oratorio, biliardino, recitine, canti, Terzo Ordine ecc.. ecc…
Il guaio fu che tutti i fedeli, di colpo, abbandonarono le loro vecchie parrocchie per riversarsi nel circolo fondato dai frati. “Rumore di scope nuove” diceva Don Giuseppe, il più giovane tra i parroci del paese. Ma si sbagliava: il fenomeno dell’esodo dalle parrocchie verso la nuova realtà fu inesorabile. L’esodo raggiunse il culmine con l’arrivo di un monaco, esorcista, comandato da Dio per combattere il diavolo. Ogni sera, dall’altare, intratteneva i fedeli con il racconto delle sue esperienze da esorcista, creando un pathos indescrivibile. Le sue prediche, a puntate, erano come uno sceneggiato televisivo di oggi: “Andiamo, andiamo, oggi c’è la seconda, la terza, la quarta….. puntata.”
Tutti, Angiolina compresa, erano felicissimi del rinnovato fervore religioso, tranne i parroci abbandonati a se stessi.
Una domenica, la piccola chiesa gremita di gente, Angiolina come sempre andò a confessarsi. Il monaco esorcista conosceva Angiolina e probabilmente aveva già tentato di dissuaderla dal votare per il Partito Comunista, ricevendone sdegnoso diniego. Quel giorno, da dietro la grata del confessionale, lui reiterò la richiesta, lei rispose “NO, MAI!” e il monaco le negò l’assoluzione.
Angiolina, arciconvinta che ricevere l’ostia fosse un suo diritto, si recò lo stesso all’altare. Il monaco la vide e le passò davanti col vassoietto, negandole l’Eucarestia.
Fu scandalo generale, si crearono i fan pro e anti Angiolina e lei fu considerata un’eroina dal Partito e dai suoi iscritti, un’eretica dagli avversari politici. Angiolina per quella domenica non si comunicò, ma la domenica successiva andò a farsi la comunione in un’altra chiesa, da un altro parroco, più tollerante e forse più vicino a Dio del nostro bravo monaco esorcista/integralista.

La foto di Angiolina nel santino distribuito dopo la sua morte
La foto di Angiolina nel santino distribuito dopo la sua morte

Oggi Angiolina non c’è più, è morta alcuni anni fa. Ha continuato a volermi bene e a darmi “ru ‘ndrattìat” ogni volta che andavo a trovarla. Stavolta però era un vero “’ndrattiat” come lo sognavo da piccola: una bella fetta di ciambellone preparato da lei. Ce n’era sempre uno in casa, qualsiasi fosse l’ora o il giorno della settimana in cui la visita avveniva. Lo tagliava con religiosa cura, avvolgeva la fetta con un tovagliolino, poggiava sul tavolo un bel bicchiere di vino, rigorosamente bianco, e mi offriva il tutto con un semplice “alla salute”. Questo augurio, pronunciato con la sua voce allegra e gioviale, somigliava sempre più a una preghiera di ringraziamento al Signore, ancor più man mano che andava avanti con l’età! E quel bicchiere di vino bianco era quasi un simbolo religioso. Per me invece era probabilmente, o più semplicemente, un brindisi alla faccia di chi tentava o tenta di mortificare uno spirito libero.

Flora Delle Quadri
7 novembre 2014

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[1]Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l’amore per il suo paese d’origine che coltiva in forma attiva.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

8 commenti

  1. Angiolina dava ru n’ntrattiate pure a me, in altri anni, di miseria e di ristrettezze: era il tempo di guerra e nelle case non c’era quasi nulla. Lei poi, col marito prigioniero e con una figlia, stringeva la cinghia più degli altri. Ne ho nostalgia,

  2. Antonia Anna Pinna

    Che bella storia di libertà.

  3. cara Flora grazie per questo bel ricordo (per un verso, anche triiste),di zia Angiolina!

  4. Ho la pelle d’oca e una lacrimuccia!
    Evviva Angiolina spirito libero di sempre.
    Grazie Flora.

  5. Bellissimo il tuo racconto FLORA, particolareggiato, caloroso, serio e quasi allegro insieme, come se lu ‘ndrattiae” di ANGIOLINA – dico il buon bicchiere di bianco- tu lo avessi preso un ‘ora prima di scrivere! Quando l’affetto lega profondamente due persone –tu bambina e Angiolina adulta – il ricordo è indelebile…Partecipativo il tuo racconto: per me Angiolina è una zia-la mia cara zia comare!!!

  6. Flora…ogni volta che leggo questo racconto mi commuovo. Ricordo Angiolina già avanti con gli anni, che sistemava in chiesa i vasi con i fiori in maniera impeccabile! Che donna! Questo racconto è davvero un inno alla libertà!

  7. carolina orlando

    flora, posso dirti che ANGIOLINA è STATA L UNICA PERSONA CHE AS COLTAVA E SERVIVA LA MESSA A ZIO PRETE , NELLA CHIESA DI S ANTONIO , OGNIMATTINA LO ASPETTAVA , ELEI CON MICHELE RU SAGRESTANO ERANO I PARTECIPANTI AL RITO E QUANDO LEGGEVA LE PREGHIERE RIPETEVA SEMPRE ED ORA RIPETIAMO IN CORO ANCHESE QUESTO CORO ERA FORMATO DA LEI E MICHELE E QUANDO ZIO CE LO RACCONTAVA ERA UN MO MENTO DI SANA GIOIA CHE LO COMUNICAVA CON UNA GIOIOSA RISATA COSA RARA NELLA SUA LUNGA E DURA MALATTIA,,,,,,,,,,,,

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