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Zi paghe l’uoglie sante? ovvero Lu Sctinge (L’Avaro)

Aneddoto di  Benedetto di Sciullo [1] e Giovanni Mariano [2] 

Ci stave n’ome chi era tante sctinge. Già da vaglione aveve cuminzate a lavurà ncampagne e ive pure a jurnate quanna l’onne chiamave.
C’era un uomo che era molto avaro. Già da ragazzo aveva cominciato a lavorare in campagna ed andava pure a giornata quando lo chiamavano.

Cuminzette accuscì a metteze da parte li solde e, qualche volte, p’arisparaggnè, nin z’accattave manche na felle di pane pi magnereze la sere.
Iniziò così a mettere da parte i soldi e, qualche volta, per risparmiare, non comperava neanche una fetta di pane per mangiarla la sera.

Chiene chiene z’accattette na crape, po’ na pèchere e, na nzè a la volte, addivintette lu pruprietarie di tanta terre e tante animale.
Piano piano, comperò una capra, poi una pecora e, un po’ alla volta, divenne il proprietario di tanti terreni e di molti animali.

Siccome però era sctinge, prime di fa qualunca cose, addummanave sempre – Zi paghe? – e si jonne arispunneve ca scine, nin la faceve.
Siccome era avaro, prima di fare qualunque cosa domandava sempre: – Si paga? – e se gli rispondevano di sì, non la faceva.

Si tineve l’aiute ncampagne, li pagave sempre di mene di chille chi javeva dà oppure, mitteve na scuse (per esempie ca lu lavore nin era state fatte bbuone) e nin li pagave pi nniente.
Se si faceva aiutare da qualcuno in campagna, gli dava sempre meno di quello che gli spettava oppure metteva una scusa (ad esempio che il lavoro non era stato fatto bene) e non lo pagava per niente.

Quanna z’arisulvette d’accasàreze, iette a parlà nchi lu prete e la prima cose chi j’addummannette fu: – Zi paghe pi spusàreze? – E siccome lu prete jarispunnete ca scine, zi mittette a tiriè sobbre a li solde chi javeva dà e zi spusette solamente quanna lu prete i facette lu priezze chi diceve isse. Doppe na nzegne, però, caccette la moglie da la case picchè, seconda isse, i spinneve troppa solde e cuscì arimanette sol’isse.
Quando decise di sposarsi, andò a parlare con il prete e la prima cosa che gli domandò fu: – Si paga per sposarsi? – E siccome quest’ultimo gli rispose di sì, cominciò a tirare sui soldi che gli doveva dare e si sposò solamente quando il prete gli fece il prezzo che diceva lui. Dopo un po’, però, cacciò via la moglie da casa perché, secondo lui, gli spendeva troppi soldi e così rimase solo.

Quanna zi facette viecchie, iere arimaste sole li nipute chi l’onne ive a truvà, ma siccome aveve paure chi i zonne piglieve la robbe, cierte volte nin li faceve manche ntrà dentre a la case.
Nel momento in cui diventò vecchio, gli erano rimasti soltanto i nipoti che lo andavano a trovare, ma siccome aveva paura che gli si prendessero la roba, alcune volte non li faceva neanche entrare in casa.

Quanna zi stave pi murì, li nipute, onne mannette a chiamà lu prete pi fareje dà l’uoglie sante. Come lu vidette ntrà, subbite l’ome jaddummannette: – Chi ci fiè tu ecche? –
In punto di morte, i nipoti mandarono a chiamare il prete per fargli dare l’Olio Santo. Come lo vide entrare, subito l’uomo gli domandò:
– Cosa ci fai tu qui? –

– So minute a cumbissarete e a dàrete l’uoglie sante. – Jarispunnette lu prete.
– Sono venuto a confessarti ed a darti l’Olio Santo. – Gli rispose il prete.

A culle punte lu viecchie allariette tante d’uocchie e addummannette: – E zi paghe l’uoglie sante? –
– None! – Arispunnette lu prete.
Lu viecchie allore appuiette la cocce sobbre a lu cuscine e, tutte cuntiente, dicette a lu prete: – Allore mìtticile tutte quante! –
A quel punto il vecchio spalancò tanto d’occhi e domandò: – E si paga l’Olio Santo? –
– No! – Rispose il prete.
Il vecchio allora appoggiò la testa sul cuscino e, tutto contento, disse al prete: – Allora metticelo tutto! –

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L’aneddoto, che ricorda vagamente una novella di Giovanni Verga, era solitamente narrata a chi, con il suo comportamento parsimonioso nei confronti degli altri, sfiorava l’avarizia. Inoltre, la frase Zi paghe l’uoglie sante? è usata ancora oggi quando si pensa di stare per concludere un affare non del tutto a proprio vantaggio.


[1] Benedetto Di SciulloAbruzzese di Fallo (CH), libero professionista. Dedica tanto tempo alla cultura locale per mantenere concretamente vivi i palpiti di un mondo antico che accomuna tanti di noi e che, dal passato, ancora ci accarezza e ci emoziona superando oceani e continenti
[2] Giovanni MarianoAbruzzese di Fallo (CH), informatico. Cura con Benedetto Di Sciullo il sito dedicato a Fallo sapendo di fare piacere ai conterranei che apprezzano le abitudini, l’aria, i profumi dell’Alto Vastese.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. L’aneddotica sull’AVARIZIA è ricca e varia , ma questa è veramente bella e significativa; io non la conoscevo e mi ha fatto piacere sentirla. In contrapposizione, grande è la misericordia divina- L’OLIO SANTO- che sicuramente non mancherà anche per i cuori inveterati in questo VIZIO CAPITALE, dal quale a volte tutti ci facciamo sopraffare…

  2. Leonardo Tilli

    La triste storia dell”avaro, nella sua tragica realtà, alla fine ci porta ad un sorriso … forse perchè pensiamo che il narratore abbia voluto … esagerare.

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