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Amalia Sperandio

di Felice Gentile ed Emilia Dell’Aguzzo

A noi piace leggere articoli che riguardano l’Abruzzo e gli Abruzzesi. Spesso dobbiamo ricorrere agli scritti che viaggiatori anglosassoni inviavano ai giornali dei loro Paesi. Parliamo di Edward Lear, di Thomas Ashby; confrontiamo le loro opere con quelle di studiosi di etnografia locali come il peligno Antonio De Nino. In questi giorni ci siamo imbattuti negli scritti Ann Mac Donnel illustrati dalla pittrice americana Amy Alkinson. La presenza di queste due donne nella Valle del Sagittario suscitò grande curiosità tra le popolazione aborigene. Il girovagare di due straniere tra i borghi dell’ Abruzzo pittoresco abbia attirato la nostra attenzione alle escursioni che nello stesso periodo ( gli anni a cavallo tra IXX e il XX secolo) faceva tra i paesaggi mozzafiato, ma impervi del Gran Sasso aquilano la fotografa aquilana Amalia Sperandio.

Noi abbiamo conosciuto Amalia Sperandio perché nell’autunno del 2016 è stata presentata una mostra delle sue opere, 200 foto inedite, a palazzo Fibbioni in L’Aquila. Le foto hanno restituito alla memoria esistenze contrapposte di vita quotidiana tra agi e sofferenze, scorci paesaggistici della città di L’Aquila e dei dintorni ormai scomparsi. La mostra ha il merito di farli rinascere con gli scatti della Sperandio e narrarli a noi ed ai nostri figli. Gli organizzatori si guadagnano il nostro plauso per aver messo in luce uno straordinario personaggio femminile che ha precorso i tempi cimentandosi nell’arte della fotografia.

La vita dell’artista sembra tratto da un romanzo degli inizi del ‘900. Il padre Giovanni, liberale antiborbonico, fu confinato nell’isola greca di Corfù. La madre Concetta Sorrentino di San Marco di Preturo raggiunse il marito nel luogo dell’esilio, ed a Corfù nel 1855 nacque Amalia. Nel 1860 dopo l’unità d’Italia la famiglia Sperandio tornò in patria e si stabilì a Napoli. Nella città partenopea il padre Giovanni gestì un’attività commerciale. E la giovane Amalia fu in grado di frequentare le scuole , in un periodo in cui l’intelligenza delle bambine non era coltivata. 

Ella apprese le belle lettere e la musica come si confaceva ad una ragazza della buona borghesia. Purtroppo, durante la sua adolescenza gli affari del padre cominciarono ad andare male. La causa del calo delle vendite del negozio, per inciso era una libreria, era dovuto alla diminuzione del reddito nell’Italia meridionale dopo l’unione nazionale. Al calo del reddito familiare gli Sperandio mantenevano lo stesso tenore di vita. Questa situazione portò ben presto alla malattia e quindi alla morte del capofamiglia. La signora Concetta e la figlia Amalia furono costrette a tornare al paese di origine, San Marco di Preturo.

Amalia in Aquila ebbe modo di mettere in luce la sua cultura e la capacità di insegnante: divenne istitutrice presso le famiglie nobili e della borghesia armentizia e commerciale della città. Scriveva testi e poi li musicava e quindi li rappresentava per i rampolli nei saloni di quelli che oggi sono i palazzi storici. Fu anche dama di compagnia di vecchie signore a cui leggeva i classici della letteratura che aveva portati da Napoli. I suoi saperi e i suoi valori erano molti apprezzati . Evidentemente , però, la convivenza con queste persone non la soddisfaceva;  Amalia faceva sue le parole di Dante Alighieri: ” Quanto sa di sale lo pane altrui”. Questa costatazione non la depresse, anzi il suo carattere forte la spinse ad intraprendere altre attività. 

Trovò nella fotografia la sua grande passione. 

Con la voglia di emozionarsi e di emozionare il pubblico affinò le competenze tecniche dello sviluppo e della stampa fino a pubblicare le cartoline dell’Aquila e dei dintorni, cartoline che sono state presentate nella mostra succitata e presto saranno pubblicate in un volume dall’editrice One group. Queste nuove capacità della Sperandio vennero a conoscenza delle famiglie aquilane. L’autrice divenne fotografa ufficiale dei Leosini, la famiglia che l’aveva ospitata al ritorno da Napoli, e dei Dragonetti de’ Torres. La Sperandio ebbe un altro merito, intuì che il nostro bel territorio aveva una valenza e dava delle suggestioni per cui era necessario mostrarlo e promuoverlo.

Credo che di personaggi di questo tipo sia carente la nostra Regione ancor oggi. Dopo aver documentato gli esiti del terremoto del 1915 e gli effetti di due conflitti mondiali Amalia Sperandio a novantaquattro anni e in piena lucidità il 16 luglio del 1948 morì nella sua abitazione di via XX settembre a L’Aquila.

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Le foto sono tratte dal libro: Amalia Sperandio . Memorie e diletto. Scatti inediti sull’Aquila e dintorni tra ‘800 e ‘900- Ediz. One Group- L’Aquila 2018

EditingEnzo C. Delli Quadri

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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