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Altosannio: La Superstizione

di Maria Delli Quadri [1] 

strega

La strega era senza dubbio la bestia nera del popolo, il terrore dei bambini. Tutti credevano che si trasformasse in cento maniere, che penetrasse nei sacrari della famiglia sotto forma di animali. I bambini dormivano ed ecco la feroce dea avvicinarsi a loro, succhiarne il sangue,  batterli con sacchetti di finissima rena e poi sparire rapida come il vento. Ogni sabato le brutte streghe si incontravano e, dopo essersi unte il corpo di sugna, ballavano una ridda infernale attorno a un grosso fuoco, finchè, a cavallo di un caprone, volavano verso Benevento. Nel maleficio si limitavano ai bimbi e alle fanciulle.

Il popolo, per liberarsi delle streghe, non si scordava mai, il sabato, di buttare un pizzico di sale nel focolare e di conficcare il coltello sotto la sedia, operazione questa che veniva detta “ferrare la brutta bestia“.

Maggiore efficacia veniva data alla scopa (granara), posta dietro la porta d’entrata, prima di andare a letto, o a una grossa pannocchia di granturco. La strega, prima di potere dare sfogo al suo cattivo genio, doveva contare i fili della scopa, quelli del sacchetto, i chicchi del granturco; e, siccome questa operazione richiedeva molto tempo e la strega temeva la luce, avrebbe cantato il gallo e la brutta bestia sarebbe scomparsa fino al tramonto del sole.( Oreste Conti)

Il racconto delle streghe  veniva fatto soprattutto nelle serate d’inverno, quando ci si riuniva intorno al camino al lume di una debole lucerna.

I bambini ascoltavano con gli occhi sbarrati e sentivano crescere il terrore che queste cose potessero capitare a loro. Quando era l’ora di andare a dormire, sentivano divampare questa folle paura, accresciuta dal buio o dal tremolio  della fiamma che, lentamente, andava spegnendosi. Durante la notte il loro sonno era popolato da incubi terribili.

Le Fatture

Le fatture riguardavano gli adulti, soprattutto innamorati non corrisposti che ricorrevano a questi malefici per ottenere o per distruggere l’amore della persona desiderata.

Di queste pratiche scaramantiche e malefiche fu vittima anche il poeta latino Lucrezio, il quale, come si legge sui testi, sarebbe morto giovane a causa di un “filtro amatorio“, propinatogli da una donna, esperta nel ramo.

Per fare la fattura a una persona bisognava recarsi da una fattucchiera e portarle una foto, oggi, o un indumento della vittima designata, sempre, anche nel passato.. Lei, con formule magiche, scongiuri, intreccio di dita eseguiva l’operazione e consegnava al cliente quasi sempre un intruglio fatto di carbone triturato, di sangue mestruale, aglio, capelli essiccati, poi frantumati, ed altro che bisognava far bere al malcapitato, in un infuso. ( a rischio di avvelenarlo) Il fine era di fare innamorare l’uomo o la donna e magari strapparlo-a ad un altro.

Se la persona “affatturata” si accorgeva in tempo delle manovre nemiche, correva ai ripari consultando un’altra “magara”. Quando quest’ultima era molto esperta, riusciva ad annullare gli effetti malefici  e la persona perseguitata si rimetteva in sesto  vomitando e rimanendo  qualche giorno a  letto.

Noi non sappiamo molto di queste cose per fortuna, perchè non crediamo nei sortilegi e nei malocchi. Ricordo che una compagna di università proveniente dal profondo sud, mi diceva sempre: “Maria, l’invidia ti secca(voce del verbo SECCARE), ti fa anche morire”. Io ridevo e  non le credevo e lei si affannava a raccontare episodi di questo o di quello a cui era capitato  qualcosa del genere.

La fattura a morte era la più temuta, perchè bisognava essere davvero esperti per annullarne l’effetto distruttivo

Oggi c’è ancora gente che crede e pratica queste diavolerie: una depressione, un dimagrimento, una febbre: tutto era ed è ancora FATTURA..

Altre Credenze

Oltre al gatto nero, al numero 13 o 17 a tavola, al venerdì, altre  credenze venivano accettate:

1) Di Venere e di Marte, né si sposa, né si parte;

2)Tagliare i capelli il primo venerdì di marzo scongiura l’emicrania per tutto l’anno;

3) Se a una ragazza si vede la sottana da sotto la gonna, lei troverà marito al più presto;

4) la donna che impasta la farina non deve bere, se no rischia di far raffreddare la pasta per il pane o le sagne e il prodotto non viene bene;

 5) Se il gatto si lava il muso con la zampa, deve piovere;

6) Se  una donna incinta trova per via  un chiodo e lo porta a casa, partorirà un maschio, se trova un ago, partorirà una femmina.

7) Prurito alla mano destra, arrivano soldi o si danno botte; prurito alla mano sinistra, si devono dare sodi o ricevere botte.

8) Occhie manche, core franche, occhie dritte core afflitte.( quando si muovono gli occhi)

Potrei citarne altre ma la parsimonia mi impone di chiudere.

Poi veniva il malocchio, rimedio a tutti i mali. Le depositarie  erano gelose del loro segreto e lo lasciavano in eredità alle donne prescelte durante la notte di Natale. Io stessa sono stata ammaestrata; poi ho dimenticato.

 Non solo questi erano i discorsi. Si parlava di fatti di cronaca, di raccolto, di antenati. Spesso si citavano proverbi e massime; tutto il discorso era pacato e solenne, pieno di saggezza, fatto da persone analfabete, ma ricche di esperienza millenaria. Le donne rammendavano, ascoltando e intervenendo quando era necessario. Agli ultimi bagliori della fiamma, a sera inoltrata, la piccola comitiva si scioglieva. Un frettoloso saluto e via, ognuno nella propria casa… Sulla masseria scendevano l’oscurità e il silenzio di uomini, animali e cose, silenzio che sarebbe durato fino all’alba.

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[1] Maria Delli Quadri: Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

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