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Altosannio: Il Contadino

di Maria Delli Quadri [1] 

contadino che zappa

Il contadino dell’Altosannio è ordinariamente taciturno:  non dice che l’indispensabile. Abitante di una terra spesso difficile, aspra, scoscesa, rotta, a pendii rocciosi, a sassaie aride, ha nelle vene l’asprezza della lotta per vivere.

Il pezzo di terra diventa, di anno in anno, una creatura che si è nutrita con stento. Di qui un attaccamento fisico alla terra; non ad una terra qualunque, ma a quella pur stentata ed avara che è nata sotto le sue mani.

Tutto il suo linguaggio tenero e palese si esaurisce per la terra. Per  L’AMORE  i contadini non hanno termini, non ne conoscono il linguaggio  gentile; le loro canzoni sono grossolane  e, talvolta, anche malinconiche.

Di AMORE nel senso comune della parola con baci, carezze, chiari di luna non si parla mai.

Camina di Eugenio Cirese (1884–1955)

  Da’ncoppa all’uorte
  sembrava na furmica
  pe ru tratture.
  Annanze e arrete, 
  matina e sera:
  a scegne la matina
  a renchianà la sera
  sudate e stanche,
  la zappa ‘n cuolle
  e pède annanze pède,
  tranche tranche.

-Zi Minche, è calle,-
-Frische è ru sciume.-
-Zi minche, è fridde-
-Zappe e me scalle.-

D’estate e dentr’a vierne,
sempre la stessa via,
isse, la zappa e la fatia.
Na vota l’anne
‘ncopp’a le spalle
nu sacche de grane:
lu tuozze de pane. 
La zappa pé magnà
lu pane pe zappa’.
Po’, na bella matina
Zi Minche sbagliatte via
pigliatte chella de Santa Lucia,
purtate a quattre

Cammina 

Da in cima all’orto, sembrava una formica, per il tratturo. Avanti e indietro, mattina e sera, a scendere la mattina, a risalire la sera, sudato e stanco, la zappa sulla spalla, piede avanti piede, piano piano.

“Zio Menico, fa caldo!”
“Il fiume è fresco”
“Zio Menico, fa freddo!”
“Zappo e mi scaldo”

D’estate e nell’inverno, sempre la stessa via, lui, la zappa e la fatica. Una volta all’anno, sulla spalla un sacco di grano, il tozzo di pane: la zappa per mangiare, il pane per zappare. Poi una bella mattina zio Menico sbagliò strada: prese quella di santa Lucia, portato a quattro.

 

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[1] Maria Delli Quadri: Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

2 commenti

  1. VERO e poeticamente espresso il lavoro del contadino delle nostre terre di montagna. sigra MARIA, proprio parole attente e sagge con cui descrivi sempre le situazioni , quelle più intime, ma anche quelle comuni come questa. “AMARA TERRA MIA” …e direi AVARA, e così i sentimenti, che non si esternavano per pudore certo, ma anche per AVARIZIA E AMAREZZA , cioè erano “ malnutriti” , forse come il corpo, ma nel contempo RADICATI AL FONDO DELL’ANIMA.
    COME è egregiamente espresso anche nella poesia del CIRESE!

  2. Leonardo Tilli

    Bella poesia / canzone … illustrata da Maria Delli Quadri, sempre sensibile ed interessata alle vicende umane che descrive con passione ed amore.
    Il canto riportato, descrive con semplicità la “parabola” della vita di un uomo, di un contadino, che ama la sua terra la quale “rappresenta la sua vita”!
    Nel leggere questa pubblicazione si viene presi da una certa “mestizia” considerando la dura e “diuturna” vita che conduceva il contadino, nella quotidiana lotta per la sopravvivenza! …

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