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AltoMoliseSangroVastese – Ieri e Oggi, politicamente parlando

… un territorio massacrato da accidia e giochi politici di partito.

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IERI

Questa nota fu scritta da Lucia Amicarelli[1] ad introduzione del suo libro “Tradizioni popolari di Agnone”, nel lontano 1952 (61 anni fa).

Fra le meno conosciute regioni dell’Italia appenninica, va annoverato, senza dubbio, il Molise. La generale dimenticanza in cui questa terra è stata abbandonata per molti decenni, ha resa ancor più diffusa un’o-pinione, comune anche ad alcuni studiosi, che il Molise, per moltissimi aspetti, formi un tutto unico con l’Abruzzo. Tale tesi è sostenuta perfino da letterati dotti ed acuti di origine molisana; tra essi il Petrone che, pur conoscendo il Molise più intimamente di altri, avrebbe potuto con facilità mettere in rilievo le note storiche e geografiche, le tradizioni popolari e culturali che differenziano l’una dall’altra le due regioni, mentre invece egli si limita ad osservare che «assorbito e fuso in unico compartimento coi distretti dell’Abruzzo, coi quali esso costituisce, del resto, una unità corografica definita e coerente, il distretto del Molise è rimasto, di necessità e più per condizione di cose che per vocazione di uomini, un’area anonima, ignorata e negletta»[2].

Tra tante voci concordi nel porre in rilievo l’affinità «per configurazione geografica e per stesura etnica ed idiomatica»[3] tra Abruzzo e Molise, un’eccezione può considerarsi il Ciccarelli che, dopo una rapida rassegna delle condizioni economiche della regione molisana e delle sue vicende storiche dall’epoca dell’Antico (Alto n.d.) Sannio sino ai nostri tempi, giunge alla conclusione che il Molise, unito a mo’ d’appendice all’A-bruzzo, non ha tuttavia con esso caratteri di affinità così spiccati come taluni ritengono, e che «i molisani conservano le antiche tradizioni più o meglio degli Abruzzesi».[4] Tuttavia l’affermazione del Ciccarelli può solo in parte riferirsi ad Agnone (e all’alto Molise) che, per la sua posizione geografica proprio ai confini dell’Abruzzo chietino e per la sua lunga unione con la suddetta regione, può considerarsi il luogo di convergenza di tradizioni abruzzesi e molisane.

Il popolo altomolisano, costituito in gran parte da contadini che vivono in campagna, in villaggi sparsi, e tornato solo periodicamente e per breve tempo in paese, ha conservato fino a pochi anni fa, immutate, le antiche usanze che in alcuni casi presentano una maggiore diffusione nell’Abruzzo che nel Molise. A tale conservazione ha notevolmente contribuito la natura montagnosa di tutta la zona adiacente ad Agnone, che ha sempre reso piuttosto difficili le comunicazioni coi grandi centri.

Gli scambi, divenuti frequenti prima con l’apertura della via Aquilonia (ora Istonia) nel 1870 e poi, nei primi anni del 1900, con la costruzione di una tranvia elettrica, ed intensificati nell’immediato anteguerra ed ancor più nel dopoguerra, l’affluenza sempre maggiore di villeggianti che affollano le cittadine nei mesi estivi, ponendo il popolo altomolisano in contatto con i forestieri, vanno a mano a mano facendo scomparire le antiche usanze. …… …… …… …… ….

Lucia Amicarelli

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OGGI

Nota di Enzo C. Delli Quadri.

Il territorio di Almosava
Il territorio di Almosava-Altosannio

…..era il 1952, la popolazione dell’ Alto Molise (calcolata su15 comuni) era di 40.000 abitanti, circa.

Dopo, sono arrivate, con la  separazione del Molise dall’Abruzzo, la nefasta creazione della Regione Molise e l’ ancor più nefasta creazione della Provincia di Isernia.

Con il che: l’Alto Molise diventò territorio di frontiera, chiuso in un  desolante e deficitario cul de sac, intrappolato, cioè, in una costante condizione di inferiorità socio-politica, senza le giuste comunicazioni e mobilità, senza i necessari scambi commerciali e culturali.

 Conseguentemente, la popolazione, oggi, è scesa a meno di 14.000 abitanti (da 40.000) e il futuro che si prospetta, permanendo questa situazione,  è quello di una lenta agonia demografica (desertificazione). Le nuove tecnologie informatiche potranno alleviare questa situazione ma non potranno fermarla.

Stessa sorte è toccata e toccherà a quei territori di confine abruzzesi, quali l’Alto-Medio Sangro, con Rosello, Rojo del Sangro, Villa Santa Maria, Pizzoferrato, ecc…e l’Alto Vastese, con Castiglione Messer Marino, Schiavi d’Abruzzo, Fraine, Celenza sul Trigno, ecc…, tutti comuni che, storicamente – da oltre 2500 anni – erano un tutt’uno con l’Alto Molise, sia dal punto di vista linguistico, sia culturale, sia, più prosaicamente, commerciale.

Volendo uscire da questo desolante e deficitario cul de sac, l’unica soluzione sta nella capacità degli amministratori locali di operare perché si giunga

–       a riaggregare il Molise con l’Abruzzo,

–       ad eliminare le  4 Province  che, oggi, dominano sul loro territorio,

–       a creare una Unione dei Comuni dell’Antico Sannio (ieri ALTO SANNIO oggi ALMOSAVA, vale a dire, ALTO MOLISE SANGRO VASTESE) e, infine,

–       ad ottenere per questo territorio uno status fiscale particolare che lo ripaghi dei torti subiti e dei costi sopportati in termini finanziari ed umani.

I Torti subiti consistono nell’insopportabile divario esistente, da decenni, tra imposte pagate e servizi messi a disposizione della popolazione locale.

I Costi sopportati consistono in: a) emigrazione “forzata” di giovani generazioni verso i centri regionali e provinciali, quando va bene, e verso l’Italia o l’Estero, quando va male, con sottrazione delle stesse al loro territorio di origine e conseguente dolorosa frammentazione familiare. b) Spoliazione patrimoniale: i terreni e i fabbricati dell’AltoSannio o Almosava, che dir si voglia, per gli effetti dell’emigrazione ed emarginazione territoriale, non valgono quasi più nulla. Calcoli significativi, seppur approssimativi, dicono di una perdita del valore patrimoniale pari a 28 miliardi di euro. Se si pensa che quei terreni e quei fabbricati sono costati sudore e fatica dei nostri nonni e genitori, vien da piangere.

Il Molise si pone una domanda: Michele Petraroia, il cui grido di battaglia era “Se il Molise deve scegliere tra il conservare un simulacro di autonomia istituzionale ed i diritti dei cittadini, non c’è discussione. Prima la sanità, la scuola, i trasporti locali, l’assistenza sociale e poi la burocrazia”,  insieme al suo “compagno” Governatore, Paolo di Laura Frattura, e insieme al Consiglio Regionale Molisano, consentiranno la salvezza dell’Alto Sannio, oppure si limiteranno a qualche miglioramento di facciata, facendoci credere che il problema delle aree interne non esiste?

In Abruzzo, invece, c’è maggior consapevolezza di questo problema e sono moltissimi coloro, politici e non, che fanno pressione perché Abruzzo e Molise tornino uniti.

Enzo C. Delli Quadri

[1] Lucia Amicarelli nacque ad Agnone l’11 marzo 1915.. Si laureò il 18 marzo 1953 alla facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma discutendo la tesi Tradizioni popolari di Agnone al cospetto di Paolo Toschi, uno dei maggiori antropologi italiani. Insegnò nelle scuole medie di Agnone – fino al 1966 – e di Genova – sino al 1972, quando ottenne la cattedra nel liceo scientifico “Martin Luther King”. Vi rimase fino al 1975, anno in cui andò in pensione. Morì a Genova il 15 giugno 2001.
[2] I. Petrone, Il Sannio moderno, Torino, Paravia, 1910, p. 13.
[3] F. D’ovidio, Nel primo centenario della provincia di Molise, Roma,Tip. Dell’Unione Editrice, 1911, p. 37.
[4] A. Ciccarelli, Vita d’Abruzzo con un’appendice sul Molise e sugli abruzzesi in America, Roma, Pia Societa S. Paolo, [1929?], p. 129.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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