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Alto Sangro: terra di confine.

di Terzio Di Carlo

Sono trascorsi cinquant’anni da quando, in studi economici e ricerche sociologiche, si tracciarono le prime connotazioni del territorio ricadente nell’alta valle del fiume Sangro, tra Abruzzo e Molise, nel tentativo di individuarne prospettive di rinascita e di sviluppo, dopo lo sconvolgimento materiale e sociale provocato dai tragici eventi del conflitto mondiale ’43-44. L’individuazione del territorio dell’Alta Valle del Sangro prese l’avvio con gli studi preliminari al Piano territoriale regionale abruzzese iniziati nel 1952, presentati al 4° Congresso dell’Istituto Nazionale di Urbanistica , svoltosi a Venezia nel mese di ottobre dello stesso anno. Gli studiosi impegnati nella redazione del Piano ritennero di suddividere la regione Abruzzo in otto comprensori, con caratteristiche omogenee, delimitati all’infuori delle circoscrizioni amministrative che, nella maggior parte dei casi, risultavano frutto di scelte non coerenti con il lavoro che s’intendeva realizzare.

 

 

Il comprensorio dell’Alta Valle del Sangro prese il nome di «Zona E» da un’espressione utilizzata da Paolo Volponi che partecipò allo studio preliminare. La zona è posta tra le valli del Sangro e dell’Aventino alle pendici della Maiella. Nella maggior parte delle carte geografiche, la zona coincide con la congiunzione ‘e’ posta tra Abruzzo e Molise. I comuni inclusi in questo territorio erano complessivamente 64, ricadenti in tre diverse circoscrizioni provinciali (29 Chieti, 18 Campobasso, 17 L’Aquila – la Pr. di Isernia non era stata ancora costituita).

Un complesso di piccoli comuni di montagna, lontani dai rispettivi capoluoghi provinciali, la cui popolazione media era di mille abitanti, fatta eccezione per 11 comuni attestati sui due/tremila e  Castel di Sangro con i suoi 5.200. Un livello demografico che nei decenni successivi è stato falcidiato da un movimento migratorio che ha interessato quasi tutti i comuni, con una percentuale media di decremento del 25%, fatta eccezione per Castel di Sangro,  che ha visto crescere anche se di poco i propri abitanti, e per i Centri montani, come Pescasseroli, Pescocostanzo, Rivisondoli e Roccaraso, che hanno conservato un andamento demografico quasi stabile a ragione della loro forte vocazione turistica.

La gran parte dei comuni del comprensorio hanno sempre espressa una tendenza a gravitare, per ragioni commerciali e di altri servizi primari, sul comune di Castel di Sangro che, dal punto di vista delle vie di comunicazioni della zona, costituiva il più importante crocevia rispetto alle direttrice Adriatico-Tirreno dell’Italia centrale e dei traffici provenienti dal Nord verso Napoli. Quindi un luogo di transito, ben evoluto dal punto di vista economico culturale fin dai tempi più remoti, che si è sempre più caratterizzato come punto nodale rispetto alle zone circostanti.

Le vicende politiche ed economico-sociali dell’ultimo cinquantennio hanno determinato profonde trasformazioni rispetto all’originario disegno di sviluppo della zona, lasciando irrisolti i nodi strutturali che, anno dopo anno, in mancanza di una visione unitaria strategica, ne hanno determinato una progressiva marginalizzazione. 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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