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Almosava-Altosannio tra Marca Adriatica, Moldaunia e Molisannio

 

 

a cura di Francesco di Rienzo

Le recenti decisioni del governo Monti sul riassetto provinciale del nostro Paese hanno alimentato un ampio e intenso dibattito in diversi post del profilo facebook della nostra associazione. In particolare, l’attenzione si è concentrata sulle prospettive di riorganizzazione territoriale dell’area di Almosava in relazione alle regioni circostanti (Campania, Marche e Puglia). La discussione è stata animata principalmente da Fernando Crociani Baglioni, Giuseppe Ciaramella, Domenico del Gesso, Enzo Carmine Delli Quadri, Osvaldo Evangelista, Nicola Mastronardi e Gian Carlo Pozzo.

Camosciara

Fernando Crociani Baglioni

Fernando Crociani Baglioni

Bisogna abolire subito tutte le Province e ogni altro carrozzone (Comunità montane, consorzi, ecc.) che, sovrapponendosi alla miriade di enti inutili, hanno finito per compromettere il funzionamento della pubblica amministrazione, l’economia, le condizioni sociali, l’equità del fisco, la giustizia e la vita stessa degli italiani del Nord, del Centro e del Sud.

L’esecutivo Monti non farà a tempo ma qualsiasi maggioranza e governo dovesse uscire dalle urne dell’aprile 2013 non potrà eludere ancora questa esigenza di riforma istituzionale in vista di una svolta in senso federalista della Repubblica.

In questo senso, i territori dovranno essere raggruppati per identità storica e culturale. Il Molise rappresenta un’invenzione post-unitaria: è stato disegnato a tavolino dai regi commissari, ritagliandolo per 3/4 dalla Capitanata e per 1/4 dalla Terra di Lavoro. Perciò, deve essere aggregato all’Abruzzo, al Sannio Beneventano e all’Alta Daunia, escludendo le Marche! Il Tronto è stato per un millennio un confine: varcare il Tronto ha significato, per secoli, passare dallo Stato della Chiesa al Regno di Napoli; due Stati con significative differenze istituzionali, giuridiche, di usi e costumi. Inoltre, gli stessi Marchigiani manifestano propositi di una integrazione macroregionale nell’area dell’Italia Centrale propriamente detta, omogenea sotto diversi punti di vista. Ovviamente, l’arbitrarietà, con la quale furono costruite nel passato le attuali Province e Regioni, potrebbe comportare degli spostamenti di comunità tali da far sì che le future macroregioni potranno non necessariamente essere la somma perfetta dei loro attuali territori. Qualcosa già si è mosso: vari Comuni del Pesarese-Urbinate, sulla dorsale appenninica del Montefeltro, sono passati alla Romagna. Qualcos’altro potrebbe muoversi a breve, dopo l’abolizione delle prime Province. I comuni veneti del Bellunese e dell’Ampezzano vogliono passare col Sud- Tirolo per le intense affinità culturali. Per quanto riguarda le nostre latitudini, esistono effettivamente, per motivi storici, delle convergenze linguistiche tra Maceratese, Fermano ed Ascolano col Teramano. Tuttavia, al momento, non ci sono in atto da parte marchigiana serie iniziative che mirino ad abolire il “confine” del Tronto.

I marchigiani non vogliono saperne di istituire una macroregione con l’Abruzzo e il Molise. Stanno scontrandosi tra loro in dispute senza fine. Il Governo ha accorpato Ascoli Piceno e Fermo a Macerata: gli ascolani accettano lo scioglimento della loro Provincia e di quella di Fermo ma non vogliono accorparsi a Macerata… Ricorsi a raffica in ogni dove…

Alla fine, prevarrà l’autorità del Governo nazionale. Seguirà il blitz finale con lo scioglimento di tutte le Province: istituzioni storicamente superate. Manca ancora il passaggio costituzionale, ma arriverà…

Osvaldo Evangelista

Osvaldo Evangelista

A dir la verità, i Beneventani, la Capitanata e la città di Venafro non facevano parte della IV Regione augustea, “Samnium”. Quest’area era abitata inizialmente dal popolo dei Sabini veri e propri e spaziava dal territorio delle comunità di Norcia e Tivoli fino a quello dei Pentri, escludendo, quindi, gli Irpini (Benevento era irpina) e i Liguri, collocati immediatamente a sud dei Pentri  tra l’attuale Morcone e San Bartolomeo in Galdo. Solo dopo il IV secolo, con la riforma delle regioni italiane, furono sottratti al Samnium augusteo alcuni territori più a nord e aggiunti altri situati a sud: ecco perché i Beneventani si attribuiscono il nome di Sanniti, anche se è improprio. All’epoca della guerra sociale tra Mario e Silla, i Romani consideravano sanniti soltanto i Pentri, che occupavano parte dell’attuale Molise.  Perciò, fu costituita la IV Regione augustea. Autori antichi, come recita i Salmon, mettevano in dubbio che gli Irpini avessero partecipato alle guerre sannitiche, anche se, aggiunge, era cosa improbabile. A mio avviso, al di là di tutto, per noi Molisani e per una questione di territorio non conviene allargare il Molise a sud perché perderemmo l’appartenenza all’Italia centrale, visto che il territorio del Beneventano, Foggiano o Casertano è tutto a sud; un Sud caratterizzato da tutte le forme di delinquenza e negatività che vengono attribuite allo stesso: camorra, sacra corona, ‘ndrangheta, mafia, corruzione a tutti i livelli, elefantiasi di burocrazia alimentata da raccomandazioni ecc. ecc. Anche se nel Sud c’è tanta brava gente che, però, non riesce a prevalere su quelli che si dedicano a far sì che non vi sia nessun stato di diritto e che hanno una massiccia presenza anche nei territori che anelano ad unirsi al Molise.

Giuseppe Ciaramella

Giuseppe Ciaramella

Mai sentito parlare di Osci? Nella parte centro- meridionale della penisola italica, era considerato Sannio tutta la zona abitata dalle varie “tribus”, confederate tra loro, aventi in comune la medesima lingua e cultura: quella osca. Basti pensare che la dominazione osca arrivava fino all’attuale Basilicata, come si evince dalla Tavola Bantina e  da alcune epigrafi presenti in altre aree come, per esempio, Pompei. Una ricostruzione “revisionistica” sulla IV Regione augustea “Samnium” è falsata da una lettura “estrapolativa” dei periodi e delle teorie, come la frase di Salmon sugli Irpini. Vogliamo parlare dei Caudini? Non erano “sanniti”? Vogliamo portare le Forche Caudine più a nord del Volturno? Rispetto questo pensiero, ma mi sembra finalizzato a voler escludere una realtà sannitica sul versante occidentale del Matese, che è al di fuori dalla storia: per una visione “molisano-centrica” ricorda solo dal Bellum sociale in poi, quando ormai i Sanniti veri e propri, quelli delle tre guerre storiche, erano poca cosa, a causa delle sconfitte e delle deportazioni. Questa la precisazione storica. Per ciò che concerne le valutazioni politiche, mi viene da pensare che nel Molise si fa ancora l’errore atavico di credere di vivere in un’isola felice, poiché non c’è microcriminalità: purtroppo la criminalità occulta, dei grandi numeri, ci/vi ha già soggiogato e rovinato definitivamente, a causa della totale corruzione dei politici, e dei loro lacchè, distribuiti per nepotismo e raccomandazione nei posti pubblici e nelle banche: finché non si ha il coraggio di vedere questo, si possono fare tutti i sogni che si vogliono…

Gian Carlo Pozzo

Abruzzo e Molise, storia a parte, sono oggi molto più omogenei con le Marche piuttosto che con Campania e Puglia… Quanto alla storia, osserverei che questa non e’ una cornice invalicabile. Ha natura dinamica ed e’ costruita dagli uomini … I Sanniti andavano dall’Abruzzo meridionale alla Campania ed anche oltre. Oggi i Molisani, che di quel popolo costituivano il nerbo, avvertono la loro affinità non solo con gli Abruzzesi “caraceni” ma anche con i “peligni”, i “marsi”, i ” marrucini”, gli “equi” ecc. Per contro, non sono pervasi da alcuna nostalgia per i pur sanniti caudini ed irpini o per i dauni … Chi ha una visione statica della storia, e’ sicuramente condannato a non progredire … La storia di domani si costruisce oggi. Credo che l’obiettivo principale debba essere la riunificazione dell’Abruzzo e del Molise. Per il resto, le Marche sono un problema che può essere affrontato in un secondo momento così come il progetto Almosava: al momento, infatti, ritengo che, al di là di ogni altra considerazione, sia controproducente, per il raggiungimento dell’obiettivo principale, non considerare il Molise come un tutt’uno perseguendo scopi particolaristici per i quali ci sarà tempo. Comunque da ciò che raccolgo negli ambienti dell’Alto Volturno: niente Molisannio e niente Moldaunia. Non sono entusiasta neppure della unione con le Marche ma, se fosse necessario ” allargarsi ” per sopravvivere, non vedrei alternative.

Domenico del Gesso

Domenico Del Gesso

Se guardiano indietro nel passato, allora, dobbiamo parlare di tante cose che si sono verificate nel corso dei secoli. Ma noi dobbiamo scrivere un’altra storia! Credo che l’annessione del Molise all’Abruzzo sia un processo naturale e logico per tanti motivi. Quale potrebbe essere il passo successivo? Penso che mai gli Abruzzesi accetterebbero una fusione con la Puglia o con la Campania. Infatti, i politici locali parlano insistentemente dell’istituzione di una macroregione con le Marche. La storia ci parla e va sicuramente ascoltata, ma oggi noi molisani- e in modo maggiore noi alto-molisani- ci sentiamo molto più vicini, per tanti motivi, a una regione adriatica che a qualsiasi altra forma di aggregazione istituzionale con Foggia, Bari, Avellino o Caserta..

È normale che i Marchigiani non pensino a noi Molisani. Siamo noi che dobbiamo e vogliamo andare con loro. Siamo noi che ci dobbiamo far accettare. Lasciamo stare il passato, dobbiamo fare il futuro. Posso assicurare, girando tutti i giorni per l’Abruzzo, che le affinità sono tante e ricreare un’unica popolazione e’ una cosa fisiologica. Difficilmente invece, anzi impossibile sarà un ricongiungimento Abruzzo – Molise – Campania. Siamo, ripeto oggi magari no nel passato, molto distanti per tanti motivi con quelle popolazioni, magari anche sannitiche ma integrate oggi nel tessuto campano. Il futuro si fa’ con il presente non sempre con il passato.

Nicola Mastronardi

Nicola Mastronardi

Bella e intrigante discussione, nella quale, per mia inclinazione, ho letto con passione soprattutto i passaggi riferiti alla storia e alla sua influenza – necessaria o meno, indispensabile o castrante – sul futuro assetto delle nuove entità regionali italiane. Intanto credo che stiano maturando i tempi per un convegno-dibattito sull’argomento anche da noi, in Molise. Subito dopo, prendo atto che oggi le Marche abbiano forse maggiore propensione ad unirsi con Umbria (e, al limite, Toscana) anziché con “gli Abruzzi” e questo nonostante la diversissima radice storico etnica rispetto a metà dell’Umbria (etrusca da Perugia verso ovest) e con tutta la Toscana. Sono completamente d’accordo sul fatto che le radici profonde siano importantissime e da tenere in gran conto in un qualsiasi riassetto amministrativo-territoriale. Anzi, lo auspico. Ma esse non sono e non possono essere (e non saranno) il criterio dominante. Purtroppo. Del resto la stessa macroregione Umbria-Marche, che oggi avrebbe probabilmente il consenso maggiore fra le popolazioni, andrebbe ad unire i territori abitati di almeno tre antiche Etnie. L’Etrusca (da Perugia verso Ovest e nord ovest) l’Italica (Umbri di Gubbio ma anche di buona parte dell’entroterra montano marchigiano + i Piceni del centro-sud-est marchigiano attuale, da Ancona in giù per intenderci) e Galli del nord marchigiano. Se le radici antiche dovessero essere il criterio, allora almeno l’area Picena (gli Umbri erano un ceppo italico a sè stante) dovrebbe stare con gli attuali Abruzzo e Molise. Almeno il 35-40% delle Marche di oggi. I Piceni, sì. Coloro che diedero vita, insieme a Marsi, Sanniti ed atri 10 popoli di comune lingua, cultura e religione allo stato federale che fa emergere nella storia per la prima volta il concetto politico di Italia: Viteliu (91 a.c). I Piceni che avevano affinità linguistiche e di alfabeto assolutamente vicine alle popolazioni antiche dell’Abruzzo molto di più rispetto a quelle con gli umbri e, naturalmente con gli Etruschi. Personalmente sarei molto felice di una riaggregazione dell’antico Sannio che vedrebbe il Molise in una posizione centrale fra Abruzzo, e Alta Campania. “Terra di mezzo”, da sempre tornerebbe alla sua naturale funzione di cerniera all’interno dell’Appennino centro meridionale. E diverrebbe baricentrica. Ma “il comune sentire” dei Molisani di oggi non pare gradire un’unione con il Beneventano. Peccato, dico io. E inviterei i Molisani a pensarci bene prima di scartare una simile evenienza: Abruzzo/Molise/Provincia di Benevento. Ma i Piceni, Italici appartenenti a Safinim e fondatori della prima Italia politica – li vorremmo con noi! Tornando seri, per concludere: sì alle sacrosante radici etnico culturali ma sì anche a considerazioni più realistiche di carattere economico- sociale. Senza contare i duemila anni venuti dopo, che hanno naturalmente il loro peso. Eccome. Quindi, se dovessi scegliere la nuova aggregazione sarebbe: Area Picena, Abruzzo, Molise, provincia di Benevento e Alta Daunia. Il nome della macro regione? Sannio. Se poi i cugini Piceni non ci vogliono, peccato, si può farne a meno. Amen.

Enzo Carmine Delli Quadri

Enzo C. Delli Quadri

Noto che Almosava- Altosannio, come associazioni di Comuni (NON Provincia e neanche chissà quale altra diavoleria burocratica, ma solo alleanza tra Comuni di montagna al confine tra Abruzzo e Molise, a difesa del proprio territorio), è ben accetta da tutti e non emergono controindicazioni o alternative al progetto che è ben descritto in www.altosannio.it  all’articolo “almosava, cos’è”, posto in evidenza sulla destra della home page.

Noto altresì che c’è l’accordo di tutti sull’esigenza di ridurre i centri di spesa che, tradotto, significa la eliminazione delle Province e la riduzione delle Regioni. Per quanto riguarda la nostra regione, c’è chi tira su e chi tira giù, ma nessuno mette in dubbio che la prima cosa da fare e la riaggregazione del Molise con l’Abruzzo.

Per quanto riguarda noi di ALMOSAVA, considerato che effettivamente si punta a macroregioni con un minimo di 2 milioni di abitanti e considerato che Abruzzo e Molise hanno, complessivamente, 1.700.000 abitanti circa, l’auspicio sarebbe una ulteriore aggregazione delle due regioni con le Marche.

Sarebbe troppo bello se fosse possibile una aggregazione che tenesse conto solo di aspetti storici, culturali, nel qual caso non v’è dubbio che l’aggregato ottimale sarebbe quello composto dalle aree Picena, Abruzzese, Molisana con punte di Beneventano.

Allo stato attuale delle cose, per una comunicazione che sia semplice e per tener conto, soprattutto, delle implicazioni socio-economiche, parliamo delle Marche in toto, anche se questo fa insorgere il nostro amico Fernando Crociani Baglioni. Non ce ne voglia…

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.