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Ajjǝ fattǝ iójjǝ!

Pagine di storia popolare che Domenico di Nucci ha raccolto nel suo libro, Ru fra, chéssə é, pubblicato dal Circolo San Pio di Agnone.

La raméra də Sandə Jìrəchə (fonderia del rame dei fratelli Cerimele)posta prima della confluenza del Vallon del Cerro con il Verrino, aveva anche un edificio con cucina e dormitorio che consentiva agli operai di non tornare ogni sera ad Agnone; risalire lungo la mulattiera che portava alla Croce di San Marco era molto faticoso e così gli operai tornavano a casa solo nel fine settimana.

L’abbondanza di acqua, fonte di energia della ramiera, consentiva agli operai di coltivare, a tempo perso, un orto raccogliendo pomodori, verdure e quant’altro.

L’approvvigionamento idrico ai magli e alle forge era garantito da un canale, detto forma, in cui veniva convogliata parte dell’acqua del fiume Verrino prelevata logicamente da una quota superiore, appena al di sotto del ponte Casciano. 

La forma attraversava i campi coltivati e scavalcava il torrente Forapecora con un ponticello; la pendenza era tale da non creare una grossa corrente e la profondità in media era quasi di mezzo metro.

Logicamente i contadini avevano orti rigogliosi di fianco alla forma che attraversava i loro campi e che garantiva una riserva continua di acqua per poter innaffiare.

Periodicamente, mediante una chiusa a monte, veniva interrotto il prelievo dell’acqua per consentire un ripulitura della forma e per gli operai era festa perché catturavano barbi, cavedani, anguille e qualche trota.

A volte questo canale diventava per cosi dire navigabile; cespi di insalata, cavolfiori o altri ortaggi prelevati di soppiatto da qualche furbo operaio dai ricchi orti, che i contadini coltivavano lungo la forma, venivano spediti via acqua direttamente alla ramiera. I proditori prelievi erano preferiti da alcuni operai che anziché affaticarsi per coltivare il proprio orto lungo la forma, avevano scoperto quanto fosse più semplice sfruttare il lavoro altrui. I contadini, che si accorgevano dei prelievi, a volte li consideravano come uno scotto da pagare per avere acqua gratis, altre volte sorvegliavano i loro raccolti.

Uno di questi contadini aveva un modesto pollaio in un casottino di pietra e si accorse che era sparita una gallina. Fece finta di nulla ma cominciò a diffidare e dopo qualche giorno, convinto che il ladruncolo sarebbe tornato, si nascose nel pollaio: due operai si avvicinarono silenziosamente al pollaio e il primo infilò il braccio nella gattaréula (buca nel portone da dove entravano e uscivano le galline) per prenderne una e ricevette una sonora bastonata sul braccio che ritirò prontamente e infilatolo al buio sotto il cappotto, facendo finta di niente, disse ajjǝ fattǝ iójjǝ! (io ho fatto)anche il secondo operaio, fiducioso, infilò il braccio e ricevette la stessa sonora bastonata … … siuuǝ… … ajjǝ fattǝ pìurǝ iójjǝ! (siiiii, …. ho fatto anch’io!).

Copyright: Altosannio Magazine 
EditingEnzo C. Delli Quadri  

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Marinella Sammarone

    La cultura popolare è una pillola di saggezza che riaffiora ogni volta che ci accostiamo a leggerne le righe.

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