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Addirrizze la campane nchi lu inuocchie.

 Aggiusta la campana con il ginocchio

 Di Enzo C. Delli Quadri che riprende e illustra un proverbio riportato da Benedetto di Sciullo in www.faldus.it

 

Non c'è più spazio per le furbizie

Il Proverbio Addirrizze la campane nchi lu inuocchie (aggiusta la campana con il ginocchio) viene citato quando si vuole evidenziare che il rimedio utilizzato è inadatto al male che si sta cercando di curare. Ed esso ben si attaglia alla azioni del Governatore Iorio e di tutti coloro che sollecitano una possibile estensione della Regione Molise verso i territori del Beneventano o verso la Daunia.

Clemente Mastella

Salvo controindicazioni, è di tutta evidenza che le conseguenze di una tale scelta, nella convinzione dei proponenti, sarebbe quella di continuare una politica economica, industriale e artigianale strettamente connessa con le casse dello Stato, con la sua finanza allo sbando.

 Cos’altro deve succedere, che non sia  già successo, per convincere i proponenti a desistere da tale proposito? Cos’altro deve succedere che non sia già successo per convincere il Governatore che occorre aprire una nuova stagione di trasformazione della società molisana verso un modello di politica economica che si apra verso progettualità di ampio respiro in collaborazione con regioni che hanno strutture e gambe per questa evoluzione?

Macroregione Marche Abruzzo Molise

Non basta aver certificato che il Molise e i suoi 300 000 abitanti , dopo l’ acquisita autonomia, hanno visto emigrare ben 80.000 persone,  quasi tutte giovani, verso altre terre?

 Non basta aver certificato che nei bilanci regionali e provinciali c’è pochissimo spazio per attività produttive, turismo, foreste, montagna, pesca non sportiva, assistenza sociale, formazione professionale, trasporti, edilizia scolastica,… …?

Non basta aver certificato che la nascita della Regione Molise e della Provincia di Isernia hanno determinato la desertificazione demografica, patrimoniale, economica e psicologica del territorio dell’ALMOSAVA (Alto Molise Sangro Vastese), quando lo hanno smembrato e sottoposto a ben 4 provincie e 2 regioni?

  1. Sono poche 100.000 persone che dal dopoguerra ad oggi hanno lasciato il territorio almosaviano, riducendo la popolazione da 161.000 residenti ad appena 61.000?
  2. Sono pochi 5 miliardi di euro (minimo, minimo) di perdita del patrimonio immobiliare e fondiario?
  3. Sono pochi i costi annuali, per riscaldamento, spese legate alla scolarizzazione e all’assistenza, che la Gente di Montagna deve sostenere IN PIU’ rispetto ad altri della regione?
  4. Sono niente il sentimento di sconforto che prende gli anziani rimasti soli senza affetti (mi sento con un mozzicone spento) e il sentimento disumano che prende le mamme quando dicono: non vedo l’ora che i miei figli lascino questo territorio?

 

N’n s’ addirrizzen’ la campane nchi lu inuocchie.  (Non si aggiustano le campane con le ginocchia)

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. E’ la pura sconsolante drammatica verità che tu Enzo, lucidamente e con coraggio ammirevole, continui a sbatterci in faccia…..

  2. Fernando Crociani Baglioni

    Senza entrare nel merito dei dati statistici relativi alle dinamiche demografiche, socio-economiche ed occupazionali del Meridione nel suo complesso, e ritenendo che la discussione non possa arenarsi su quel versante, possiamo tuttavia commentare la realtà storica ed istituzionale nel presente, prenderne atto e magari sviluppare idee concrete pel prossimo futuro. Non v’è dubbio che le regioni abbiano vieppiù un ruolo fondamentale nel futuro assetto amministrativo federalista della Repubblica. E che le province, nonostante deboli resistenze, siano destinate all’estinzione; ravvisate da tutti ormai quelle intollerabili sovrapposizioni di ruoli e proliferazioni che non ne giustificano la sopravvivenza, unitamente a comunità montane, consorzi ed altri proliferati enti sempre più inutili. Si delineano le ipotesi di accorpamento in macroregioni, e loro ridefinizioni specialmente quando sussistano omogeneità storico-etnico- culturali. Il superamento dell’ente provincia innesca ineluttabilmente il superamento anche delle piccole regioni, il loro accorpamento con altre province e territori contigui, dove si andrebbero a risanare talune storture ed abusi che violarono la storia e i diritti….Gli esempi dall’Appennino umbro-marchigiano e abruzzese, alla Sabina, alla Ciociaria, al Sannio, alla Capitanata, alla Lucania, sarebbero innumerevoli. Rammentiamo di quando, appena unificato il Bel Paese, le province centro-meridionali furono disegnate a matita dai commissari piemontasi; numerose volte in violazione di realtà storico-politiche-etnico-culturali plurisecolari. Altri stravolgimenti si consumarono nel 1927 e nel dopoguerra. Mi fermo quì per limiti di spazio. Ma è questo un tema che meriterebbe convegni di cultura ed approfondimenti sul territorio, interessandone la pubblica opinione e i giovani.
    Fernando Crociani Baglioni

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