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Abruzzo, transumanza e micischia, la carne dura e povera dei pastori

Luciano Pellegrini

Settembre, andiamo è tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: (dalla Poesia – I PASTORI – di Gabriele D’Annunzio).

In VALLE GIUMENTINA, situata fra i comuni di Abbateggio Pe e Caramanico Terme PE, nel PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA, c’è UNA PASTORA di 37 anni che accudisce un gregge di pecore e capre. Il suo nome è Alina, nata a IASI in Romania. È una donna coraggiosa, produttrice anche di ottimi formaggi, ricotte, primo sale e pecorini. Ha sofferto eventi dolorosi, che avrebbero fatto desistere qualsiasi pastore a continuare nella propria attività: (mercoledì 18 gennaio 2017, la neve aveva bloccato il rifornimento del mangime per il gregge, alloggiato in uno stazzo nella Valle Giumentina, e così sono morte 170 pecore, la maggior parte in gravidanza, [ lo stesso giorno, una slavina ha distrutto un albergo a Rigopiano PE, con 29 vittime] – a distanza di un anno, venerdì 19 gennaio 2018, una mano omicida, malvagia, UN VIGLIACCO, con un fiammifero e probabilmente qualche liquido infiammabile, ha dato fuoco alla stalla.150 pecore e capre, di cui centotrenta incinte e che dovevano partorire a breve, otto maiali e scrofe, trenta agnellini appena nati, un vitello… TUTTI MORTI CARBONIZZATI. Tutto è terminato in un attimo…).

Alina, pastora

Questo mestiere, IL PASTORE, è fatto di sacrifici e rinunce, oggi non rappresenta le nuove generazioni. Con alcuni amici, mi sono recato nella valle per rievocare la TRANSUMANZA, (“trans” – attraverso e “humum” – terra. La migrazione dai pascoli primaverili-estivi in montagna e da quelli autunnali-invernali in pianura), che iniziava nel mese di settembre La transumanza può essere di tipo orizzontale o verticale. La prima è tipica delle zone del Mediterraneo, più precisamente di quelle regioni nelle quali si alternano zone montuose e pianure che possono offrire un buon pascolo in autunno, inverno e primavera. Quella verticale è definita alpina, poiché viene effettuata in estate, (giugno – agosto), lungo tutto l’arco alpino a quote e dislivelli importanti. Notizie storiche, segnalano l’anno 1972 come termine di questa tradizione. Ho conosciuto un pastore transumante, NICOLA, fisico atletico e possente, nato a Palombaro CH nell’anno 1927. Ha fatto questo mestiere per circa cinquanta anni, sino al 23 aprile del 1992. (Aveva 65 anni N.d.R.). Partiva con le pecore, abbandonava la moglie e i figli e, dopo circa 45 giorni, arrivava al Tavoliere delle Puglie, località dove arrivavano migliaia di pecore per trascorrere il periodo invernale, percorrendo i TRATTURI. Da decenni le pecore si trasferiscono al Tavoliere delle Puglie con camion ed autotreni, appositamente predisposti per il trasporto degli animali. Insomma, la pecora deve nutrirsi e bisogna procurargli il suo cibo. Una pecora di circa 50 kg di peso, dovrebbe mangiare circa 1,5 kg di fieno al giorno, (ha un costo), oppure circa 4 kg di erba, (è gratuita). Una balla di fieno di 100 kg, (un quintale), costa circa 15 euro, (sfama circa 100 pecore in un giorno – 450 euro al mese).

NON È POCO! La pecora necessita anche del sale e dei suoi minerali, ma anche di acqua fresca e pulita. Il pastore si nutriva con la ricotta e con il pancotto, (siero del latte con il pane). Anche i cani si nutrivano con lo stesso preparato. Si mangiava la carne solo quando qualche pecora moriva, per cause accidentali o divorata dai lupi. Il pastore, mentre accudiva le pecore nel silenzio del pascolo, come passatempo, incideva il legno e suonava la zampogna e la ciaramella. Sono strumenti musicali tradizionali che portavano sempre con loro, durante il lungo periodo della transumanza.I pastori sono molto superstiziosi, ma anche molto devoti e pregano spesso i santi, affinché proteggano il gregge. Il santo protettore degli armenti e delle pecore è sant’Antonio Abate. L’UNDICI DICEMBRE 2019, LA TRANSUMANZA È STATA PROCLAMATA PATRIMONIO CULTURALE DELL’UNESCO.

C’è un cibo di cui i pastori non potevano privarsi: LA MICISCHIA, IL BACCALA’ DEL PASTORE. È UNA CARNE POVERA E DURA. Nicola, l’amico pastore transumante, ha spiegato come farla. La carne più adatta alla preparazione della micischia, è quella della spalla della pecora o capra, una carne magra che deve essere in un unico pezzo. Nicola ha preso un tagliere, qualche coltello, e con professionalità ed esperienza, l’ha LAVORATA, (distesa, aperta, disossata, SALATA, aromatizzata, arrotolata). Si lascia per due settimane in una bacinella e poi si appende per l’essiccazione all’aria. Una volta essiccata, può essere conservata in scantinati. Questa antica pratica, permetteva la conservazione della carne, che prende un colore bruno. Il gusto è forte e salato. A livello nutrizionale è molto sostanziosa e proteica. Per questo motivo è essenziale per l’alimentazione dei pastori. Per mangiarla, si taglia in sottili strisce e per renderla gustosa, la metto a bagno nell’acqua, così perde il sale. E’ un ottimo ingrediente nella preparazione del brodo, nel condimento, nelle minestre.

Luciano Pellegrini

La RAI, sempre pronta, attenta e partecipativa agli eventi sull’ambiente e la tradizione, ha realizzato un ottimo servizio con la competenza della giornalista R.M. e dell’operatore di ripresa. Non poteva mancare il pane, l’olio, il pecorino, il vino Montepulciano rosso. Gli amici hanno gradito questo frugale, naturale e bucolico pasto agropastorale, accompagnato dal suono delle zampogne e ciaramella. Interessante l’esposizione …dei cimeli della transumanza, usati dai pastori e ormai dimenticati: il collare anti-lupo – la callara – le chiochie (scarpe da contadino, confezionate a mano in pelle di cinghiale o la cotica dei maiali), la bottiglia di vino impagliata, ma anche l’ombrello, le erbe selvatiche spontanee, le cipolle.

Ho accompagnato Alina e Paolo, nel trasferimento delle pecore e capre, (circa duecento ovini). Vederla accudire il gregge seduta sul cavallo, aiutata dai cani, dare indicazioni gutturali o gridando ed essere ubbidita, (moccica… acchiappa… fischiare…), chiamarle per nome, resti affascinato. Con la sua caparbietà, ha reagito alle difficoltà e si è sempre rialzata, perché LA VITA CONTINUA.

About Luciano Pellegrini

Luciano Pellegrini Abruzzese di Chieti, oggi in pensione, continua, con dedizione, a praticare le sue passioni: Alpinismo, Ambientalismo, Fotografia, Reportage, Viaggi, Gastronomia, scrivendone su web, carta stampata, su riviste anche on-line.

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