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Abballə a ru scìumə

Fiume Verrino negli anni 60 del novecento

Io da bambina sono stata molto fortunata. Ho avuto la possibilità con la mia famiglia di fare delle vacanze al mare, cosa che all’epoca non tutti potevano permettersi . Ho  conosciuto  nella mia infanzia bambini che non avevano mai visto il mare. 

L’alternativa che c’era da noi per fare dei bagni era il fiume. C’erano famiglie che avevano anche delle casette al fiume,  casette che noi chiamiamo “casini“. 

Del fiume qualche volta, da bambina,   mi avevano parlato sia  mio padre  che mia madre. Mio padre mi  raccontava che era lì che con suo fratello quando erano bambini andava a fare dei bagni, mentre mia madre mi raccontava delle sue vacanze alla ” ramera” , vacanze che avevano soprattutto l’attrattiva di bagni di  fiume. 

I nostri pic-nic al fiume di solito erano in agosto.

Ricordo che ci si preparava adeguatamente provvisti di vivande di solito una pasta al forno, della salsiccia o delle scamorze e una insalata di pomodori, magari. E poi bibite per noi ma anche per le persone e famiglie  che avremmo potuto incontrare giù al fiume.

Mio padre ci teneva ad avere sempre qualcosa da poter offrire perché gli  sarebbe sembrato molto sgarbato non poter offrire niente. 

Dopo aver parcheggiato l’auto si prendeva a scendere per arrivare al fiume. Il sentiero non era sempre agevole e a volte ci si graffiava un po’ con erbe o rametti nei quali si incappava. Il posto dove andavamo noi era chiamato “ru vallonəzəllusə” . 

Lì l’acqua era molto particolare perché dopo il bagno la pelle diventava liscia e levigata per le proprietà che l’acqua stessa acquistava in quel tratto di percorso del fiume, forse per la presenza di particolari minerali. 

Noi ci sistemavamo sopra una specie di grande scoglio , in dialetto si chiamano “morgə” , e li io e mio fratello aspettavamo impazientì l’ora del bagno. 

Capitava che si trovasse qualche compagno di giochi con la sua famiglia e allora il tempo passava allegramente mentre i nostri rispettivi genitori chiacchieravano .

Al momento del bagno aiutati da nostro padre , con prudenza percorrevamo il breve tratto dalla roccia all’acqua tenendoci ai rami e puntando i piedi tra le rocce e pietre che sporgevano dal terreno. 

E poi finalmente eravamo dentro. 

La piscina   nella quale si raccoglieva l’acqua del fiume e che consentiva a noi di immergerci,  in dialetto,  si  chiama “cutinə” e si forma  ai piedi di un cascata non eccessivamente alta, ma con una portata abbastanza copiosa tanto da poterci stare sotto meravigliosamente. 

Ru cutinə” era abbastanza largo  da consentire qualche bracciata di nuoto. Noi immersi nell’acqua chiamavamo nostra madre che di solito non faceva il bagno e ci guardava dall’alto della rupe sulla quale  si svolgeva  il nostro pic nic .

Volevamo che ci guardasse mentre nuotavamo o ci bagnavamo sotto la cascata !

Come era strano fare il bagno nell’acqua di fiume dopo aver sperimentato quella di mare e notare  che era molto più difficile stare a galla nel fiume!

E come era calda quell’acqua che scorreva più lentamente che non nel letto vero e proprio del fiume e come  era bello stare sotto la cascata scrosciante e respirare il tipico odore dell’acqua di fiume ! 

Che gioia giocare con mio fratello  lanciandosi  acqua con le mani!

E poi la sensazione  meravigliosa di sentirsi la pelle levigata quando si usciva  ! 

Ricordo ancora che quando mia madre ci asciugava con i teli da bagno che usavamo al mare questi avevano ancora l’odore tipico marino ed io annusavo intensamente quel l’odore per poi compararlo con quello del fiume.

Poi arrivava l’ora di pranzo. 

La pasta al forno era ancora calda perché mia madre  la lasciava  al sole apposta mentre le bevande erano belle fresche perché mio padre le aveva messe ‘n frischənell’acqua corrente del fiume sotto qualche  frasca all’ombra. 

Noi ce ne stavamo  li seduti, accoccolati ai piedi del tavolino da pic nic e alle seggioline, su cui sedevano i nostri genitori.

Si creava un’ atmosfera particolare in quell’ambiente rurale che induceva mia madre  a intrattenerci con racconti sulla sua  infanzia mentre mio padre sonnecchiava al sole.

Io non mi stancavo mai di osservare  l’ambiente  tutt’intorno, le “morge”  piatte e levigate, di ascoltare lo  scrosciare dell’acqua del fiume che scorreva, i cinguettii degli uccelli e lo stormire delle foglie. Sognavo ad occhi aperti di scrivere delle favole ambientate in quei luoghi.

Da quell’epoca non mi é più capitato di andare a fare un pic nic al fiume. 

A volte quando arrivo o quando parto dal mio  paese in lontananza lo vedo scintillare sotto il sole. 

In silenzio lo saluto.

E mi pare di sentire il suo mormorio, quasi una riposta al mio salutare.

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Copyright: Altosannio Magazine; 
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

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