A proposito di Macroregioni. C’è chi opera (Toscana) e chi parla (Abruzzo e Molise)

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di Enzo C. Delli Quadri

Di sicuro, chi si dà da fare per una vera integrazione di servizi tra più regioni e per una riforma dell’assetto regionalistico dello Stato, è sicuramente il Governatore della Toscana Enrico Rossi: mira ad aggregare una macroregione che vada dal Tirreno all’Adriatico. Trattasi, come ovvio, di Toscana, Umbria e Marche.

Italia di Mezzo

Secondo il Corriere Adriatico, i presidenti delle tre Regioni Marche Toscana e Umbria si incontreranno sabato per dare concretezza a detta aggregazione di territorio, per l’integrazione dei servizi e il nuovo assetto regionale.

Si chiamerà “Italia di mezzo”

<Le tre regioni si somigliano – ha spiegato Rossi – Hanno numeri, necessità ed opportunità comuni e possono dunque formare utilmente una macroregione. Soprattutto possono integrare molti servizi>.

L’Italia di mezzo avrà un territorio di 41 mila chilometri quadrati, 6.230.000 cittadini e il 12 per cento del Pil nazionale e punta a un’azione coordinata per i servizi, le politiche di programmazione e la gestione dei fondi comunitari “che sfrutti la forza delle tre economie a beneficio di esport, turismo e internazionalizzazione”.

Le regioni Abruzzo e Molise che dovrebbero essere le prime interessate a una riaggregazione che risolva molti dei loro problemi, parlano, attraverso i loro rappresentanti, parlano, enunciano, prevedono, arzigogolano. In verità sono intrappolati in meschini giochi campanilistici che ne riducono le enormi potenzialità di sviluppo. E non si tratta solo di giochi campanilistici, ma anche e spudoratamente di affari personali, come insegna l’ultima decisione, non smentita o non resa sufficientemente pubblica, presa dai consiglieri regionali molisani di reintrodurre surrettiziamente i vitalizi per loro e, attraverso la reversibilità, i loro parenti.

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

 

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