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A mé m’ha frəcàtə la Spagnòla

Questo articolo fa parte del libro Ru Fra, chessə é, di Domenico Di Nucci, edito dal Circolo San Pio di Agnone (366.2473853)

(Sono stato rovinato dalla Spagnola)

1918, due signore durante la Spagnola – Foto d’Archivio

Ho abitato per quattro anni in Corso Vittorio Emanuele ed avevo un vicino di casa che di mestiere era sarto; diventammo amici e ogni volta che ci incontravamo, se non avevamo impegni urgenti, chiacchieravamo commentando situazioni politiche e sociali. 

Un giorno, non ricordo come, il nostro discorrere si incentrò sulla guerre e sulle conseguenze e mi accorsi che era in vena di confidenze perché mi chiese se sapevo cosa fosse successo durante l’epidemia della Spagnola che imperversò durante e dopo la prima guerra mondiale. 

A mé m’ha frecàtə la Spagnòla (mi ha fregato la Spagnola) disse quasi come un automa. 

E da lì cominciò a raccontarmi le sue tragiche vicende legate purtroppo a quella tremenda epidemia che fu causa di morte per quasi 100 milioni di persone. Mi disse di non aver conosciuto i suoi genitori; da adulto seppe che suo padre era un uomo ricco, un orefice che girava in quasi tutti i paesi del circondario con un campionario di oggetti d’oro da fare invidia; i maestri orafi d’Agnone che lo rifornivano erano insuperabili artisti ed anche lui per un certo periodo di tempo aveva frequentato un laboratorio per apprendere quella difficile arte. Poi scelse di dedicarsi al commercio ambulante. 

Spesso nel suo giro non faceva in tempo a tornare qui a casa e pernottava a Castel del Giudice dove aveva un’amante: andavano d’accordo e avevano programmato che prima o poi si sarebbero sposati; però lei restò incinta e appena dopo il parto morì a causa della Spagnola; aveva pochi giorni e il padre lo portò in fasce ad Agnone e lo affidò ad una balia.

Intanto l’epidemia mieteva vittime e anche il padre morì pochi giorni dopo la morte della madre. 

Restò solo e fu adottato da tutto il vicinato; la Spagnola si attenuò e a stento riuscì a sopravvivere. Aveva quelle che chiamava zie che lo accudivano e gli permisero di frequentare la scuola elementare. Poi imparò il mestiere di sarto. 

Mi disse che seppe che mano mano che cresceva, diminuiva la consistenza della ricchezza del padre, al punto che il capitale del padre scomparve del tutto. 

Era molto riconoscente a chi lo aveva allevato e cresciuto, ma aveva un solo cruccio; avrebbe desiderato che almeno un oggetto d’oro di quel prezioso campionario fosse giunto fino a lui. E concluse che avere e dare alla fine si bilanciano. Chéssə è!

Agnone, Corso Vittorio Emanuele negli anni 60 del secolo scorso

Copyright: Altosannio Magazine .
EditingEnzo C. Delli Quadri .

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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