20. Vario porta in salvo Marzio Papio Mutilo

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Estratto di un brano del Romanzo Viteliù di Nicola Mastronardi [1], con breve nota introduttiva di Enzo C. Delli Quadri  

Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro. Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante). Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno. Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro. Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle
Altosannio, il luogo dove si sviluppano le vicende narrate in Viteliù. Aufidenia=Alfedena. Hereclanom=Schiavi d’Abruzzo. Pesco di Guardia=Pescopennataro.
Trevento=Trivento. La Pietra che viene avanti=Petravenniende (Pietrabbondante).
Sella dei Sacrati=Sella di Capracotta. M.Karakenos=Monte Saraceno.
Santuario della Nazione=Teatro Italico di Pietrabbondante. M.Kaprum=Monte Capraro.
Ver=Verrino. Città del Toro Sacro=nei pressi di Agnone. Le tre cittadelle=Le Civitelle

La Guerra Italica, combattuta da SannitiMarsi, Peligni, Marrucini, Vestini, Piceni  contro Roma dal 91 all’88 a. C. per l’ottenimento della cittadinanza romana, è oramai finita da 16 anni. Siamo, quindi, nel 72 a. C. e gli Italici da tempo hanno ottenuto gli stessi diritti dei Romani.

Il dittatore romano Lucio Cornelio Silla, non accettando l’immissione degli Italici nel mondo romano quali “Cives Optimo Iure”, tenta di sterminare la “Touto” [2] dei Sanniti Pentri. Più in particolare, Lucio Cornelio Silla ha in odio Gavio Papio Mutilo, Meddis [3] supremo dei Sanniti Pentri, l’Embratur dei Vitelios, in altre parole il Comandante in capo dell’Esercito Italico durante la Guerra Italica.

Lucio Cornelio Silla riesce a catturare Gavio Papio Mutilo, da tempo cieco, 9 anni dopo la fine della Guerra Italica. Non lo fa uccidere ma lo condanna, per umiliarlo, ad ascoltare i racconti delle vittorie dei Romani sul Popolo Sannita. Silla è convinto di poterlo domare e distruggerlo psicologicamente.

Ma Gavio Papio Mutilo resiste alle umiliazioni, assiste al disfacimento fisico di Silla che muore nel 79 a. C. e, 6 anni dopo la sua morte, decide di fuggire da Roma per tornare, orgogliosamente, nella sua terra sannita. Prima, però, “recupera un ragazzo”…. Marzio, suo nipote sedicenne che, in fasce, era stato salvato durante un feroce assalto dei Romani…………

Nicola Mastronardi, nel suo meraviglioso romanzo storico, Viteliù – Il nome della Libertà, così racconta il momento in cui Vario, su input di Gavio, porta in salvo Marzio Papio Mutilo

 

Soldati sanniti, da un fregio tombale di Nola. IV secolo a.C.
Soldati sanniti, da un fregio tombale di Nola. IV secolo a.C.

Da Viteliù – Il nome della Libertà

“Passasti qui l’inverno e quando Eumaco tornò tu eri già stato portato via. La volontà di tuo nonno Papio era stata chiara e Vario, il soldato cui ti aveva affidato, doveva eseguire un ordine. Per questo ti lasciai partire per Venafrum, compiute le sette lune della tua vita. Era primavera. Fornimmo a quel va- loroso due cavalli. Io stessa ti preparai, avvolgendoti in panni morbidi, e sistemai la moneta e le penne d’aquila nelle fasce. I segni che ti avrebbero fatto riconoscere da Lucio Stazio. A Flora si spezzò il cuore: per la seconda volta perdeva un figlio. Fu il suo pianto a baciarti, quando ti sistemò dentro la bisaccia di pelle di pecora che aveva cucito per te. Abbiamo pregato in- sieme ogni giorno per l’intero ciclo di una luna, fino a quando non avemmo la certezza della tua salvezza. Sapemmo anche della sorte di quel cavaliere. Sacrificò la vita per te, questo lo sai, no? Cavalcò per tre lunghe notti prima di cadere davanti alla casa di Lucio Stazio. Nascondendosi di giorno, seguì, al buio, la valle del Liri e durante la prima notte sfiorò la città di Sora, correndo mille volte il rischio di essere intercettato dai Romani. Così fu. Fu ferito, ma non desistette. Non diede tre- gua a se stesso né ai suoi cavalli, uno dei quali morì per strada. Ancora il Liri fu la sua strada fino a incontrare il fiume Rapido. Lì sapeva di essere atteso da una famiglia di fedeli devoti ad Anxa, li avevamo avvisati. Si nascose e sostò nella loro casa. Venne curato alla meglio e, non appena giunta la notte, volle proseguire, pur non essendo in forze. Aveva perso molto san- gue. Gli unici due valichi verso Venafrum erano presidiati e, dunque, dopo aver chiesto informazioni ai suoi ospiti, tentò l’impossibile. Deviò a settentrione e affrontò la Gola degli Spi- riti: un orrido e profondo stretto che taglia in due la grande roccia dei Pentri, percorso alla base da un ripido torrente. Una via impensabile per chiunque. Non per un soldato sannita e per un cavallo della razza allevata dai Marsi. Il suo cuore e il suo cavallo ce la fecero. Anche a quella bestia, che arrivò ferita e zoppicante alla meta, devi la tua salvezza. Ricordalo e siine grato. Nel mezzo della terza notte giunsero dunque nella piana degli ulivi, che ti è familiare. Di nuovo allo scoperto e di nuovo inseguito, Vario riuscì ad arrivare a Venafrum e compì la sua missione, consegnandoti poco prima di morire. Un guerriero degno della più nobile tradizione sannita, che si comportò da eroe solo per obbedire a un ordine del suo comandante, anche se ormai lo riteneva già morto. Tutto questo per amore del san- gue che c’era nelle tue vene. Impara ad apprezzarlo. Quell’uomo merita la gratitudine del tuo ricordo, non certo l’oblio. Non credi, piccolo Papio?”

Un silenzio profondo. Marzio continuava a tenere gli occhi bassi.

“Da quel momento, io ho seguito tutta la tua vita. Fin da quando ti conobbi chiesi per te la protezione della potente dea Anxa, sappilo, e della grande madre Kerres. Sii devoto a loro che hanno vegliato sulla tua esistenza durante il viaggio delle tre notti e l’hanno fatto sino a oggi, sino a qui. Vivi nella gratitudine per chi ti ha aiutato a godere delle cose della terra e del cielo e cerca di meritare tutto questo, compreso il tuo nome, Marzio Papio Mutilo, nipote del grande Quinto Poppedio Silone[4]” (e del Grande Gavio Papio Mutilo, i due condottieri della Guerra Sociale).

 

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[1] Nicola Mastronardi, Molisano di Agnone (IS), direttore della biblioteca storica. Laureato in Scienze politiche è cultore di materie storiche, giornalista pubblicista e, soprattutto, scrittore. Il suo romanzo storico “Viteliú. Il nome della libertà” è, oramai, un evento letterario riconosciuto da tutti.
[2] Il termine osco touto indicava l’organismo composito, ossia l’unità politica corporativa a base territoriale variabile che costituiva lo “Stato” dei Sanniti.
[3] Il Meddis tuticus era il più alto magistrato sannitico. Eletto annualmente, era il capo militare del Touto (lo “Stato” sannita), ne curava l’amministrazione della legge, delle finanze, della religione e presiedeva le assemblee collegiali che aveva il potere di convocare.
[4] Quinto Poppedio Silone, in lingua latina Quintus Poppaedius Silo è stato un condottiero marso, uno dei due comandanti (l’altro era Gavio Papio Mutilo) in capo degli Italici ribelli nella Guerra sociale contro Roma. Strenuo fautore dei diritti delle popolazioni italiche, fu amico del tribuno Marco Livio Druso, prima di assumere un ruolo decisivo, militare e politico, nella ribellione italica.

[divider] editing: Enzo C. Delli Quadri [divider]

 

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